Il passaggio a livello di Beccia e Cancellara...

| 10/04/2006 | 00:00
L’episodio del passaggio a livello calato e del treno inatteso, ieri alla Parigi-Roubaix, con la squalifica conseguente di Hoste, Van Petegem e Gussev, così stridente in un mondo sportivo che non punisce così sommariamente doping farmacologici e/o commerciali, e la promozione a terzo posto del nostro bravo Ballan, riporta alla memoria un altro passaggio a livello, un’altra classica del Nord ed un altro corridore italiano: anche lui, amico dei treni... Parliamo della Freccia Vallone ’82, una delle ultime prima del Muro di Huy, con Mario Beccia, maglia Hoonved-Bottecchia, all‚attacco con il norvegese Jostein Wilmann, dopo la Cote de la Reid... Un affondo generoso, nelle corde agonistiche del coraggioso corridore pugliese, che sembrava però destinato a sfumare, ad una decina di chilometri dal traguardo, sotto il contrattacco di Kuiper, Langerijs, Haghedooren e Wijnands... Quando un passaggio a livello, a vantaggio inesorabilmente calato a pochi secondi, avrebbe scavato a 7 chilometri dal traguardo, un solco fatale fra i due fuggitivi e la piccola muta degli inseguitori. Ricordiamo il divario simbolico di quelle sbarre a planare, discriminante sottile di un destino, e da un lato il volo verso il successo incredibile di Mario Beccia e dall’altro lo smaniare di Hennie Kuiper e lo sguardo dietro gli occhiali ammutolito di Paul Haghedooren, a contemplare la corsa che andava... E chissà non ci sia pure un’oncia di morale da umili italiani, in questa sintonia di ciclismo e treni - il più popolare dei mezzi di trasporto -, a ben guardare che come Mario Beccia era salito dalla Puglia a cercar fortuna nel ciclismo, così in fondo lo stesso Fabian Cancellara, salvacondotto ieri anche da un treno, racconta una storia di emigrazione, con il padre di Atella, Basilicata profonda, che aveva dovuto raggiungere la Svizzera per trovare lavoro. Gian Paolo Porreca
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