TUTTOBICI | 02/09/2013 | 08:31 Finalmente è arrivata la vittoria. «Dopo tanti piazzamenti, ci voleva proprio. Nella tappa conclusiva del Giro d’Austria ho avuto la meglio su Sutton (Sky) e Ponzi (Astana). Da mesi ero sempre davanti, ma terzi, quinti, sesti posti anche in quantità non fanno una vittoria. Iniziavo ad essere un po’ insicuro e a chiedermi: “perché i miei compagni lavorano per me se poi non riesco a finalizzare?” Per fortuna mi sono sbloccato!». Da quando pedali? «Da quando avevo 13 anni, stufo di perdere con la squadretta con cui giocavo a rugby, ho pensato di farmi strada con le mie gambe. Papà correva come amatore, andando a vedere le sue corse con gli amici è nata la passione. La mia prima gara da G6 in sella a una Haros, vicino a Este, la città in cui sono nato il 7 gennaio ’89. Ricordo come fosse ieri che dovevamo affrontare un circuito cortissimo con una curva a 75 metri dall’arrivo. L’allenatore dell’epoca a me e ai miei compagni aveva detto: “chi esce primo da qui, vince”. Arrivai in testa alla curva, ma finii comunque 4°. Ci rimasi malissimo!». Che altro fai nella vita? «Dopo il diploma scientifico, mi ero iscritto all’Università di Padova alla facoltà di Economia e Management che purtroppo, già me ne pento, ho abbandonato per il pochissimo tempo lasciatomi dall’attività su pista che fino a qualche stagione fa svolgevo in parallelo alla strada. Mi mancherebbero 11 esami alla fine, prima o poi spero di portarli a termine». Altri sport che ti appassionano? «Su tutti lo sci di fondo, che mi piacerebbe praticare anche agonisticamente. Da piccolo d’inverno sciavo divertendomi un mondo e preparandomi per la stagione ciclistica. Magari un tentativo anche in quel campo lo farò...». Terzo anno tra i prof in maglia Androni. «In squadra mi trovo benissimo, siamo davvero un gruppo affiatato. Devo dire grazie a tutti, da Savio allo staff. Mi è dispiaciuto non essere stato convocato per il Giro d’Italia, ma ho capito la scelta dei tecnici. Sono in scadenza di contratto, mi piacerebbe restare». Hai un fratello, Liam, che corre tra i dilettanti. «Esatto. È del ’92 e difende i colori della Trevigiani. In famiglia ormai si respira ciclismo a pieni polmoni. Papà Demetrio e mamma Marina, con cui viviamo a Tribano, in provincia di Padova, hanno un’azienda di idraulico-elettronica, sono molto impegnati e per lavoro viaggiano spesso ma ci seguono il più possibile. A Vienna quando ho vinto loro c’erano! Sono molto presenti e assecondano i sogni miei e di Liam. Per farti un esempio, mamma per motivi di lavoro stava pensando di comprare una casa in Sicilia che in realtà è diventata base invernale per i nostri allenamenti». Grazie al ciclismo sei sempre in viaggio. Che paese ti ha colpito? «Il Cile mi ha sorpreso e affascinato per la bellezza e varietà dei paesaggi, dai tropici alla Terra del Fuoco. Su tutte però la trasferta che più mi è rimasta nel cuore la devo alla pista ed è stata quella di Melbourne, città enorme ma al tempo stesso vivibilissima». Dove torneresti per una vacanza? «In Australia, magari con un biglietto di sola andata. Mi piace la vita dall’altra parte del mondo, tutta un’altra cosa rispetto alla nostra». Hai fatto anche scoperte inattese, tipo che in Romania le gare hanno più partenti che in Italia. «Sì. Mi ha fatto riflettere vedere al via di una corsa storica come il Giro dell’Appennino solo 78 partenti mentre al Sibiu Cycling Tour, dov’eravamo impegnati noi, c’era molta più partecipazione. Dispiace ma è evidente che il ciclismo anche per motivi economici si sta spostando sempre più dai paesi tradizionali. In queste corse “minori”, in Estonia per esempio, ho trovato a sorpresa un calore del pubblico superiore a quello italiano». Ora cos’hai in programma? «Dopo il Giro del Venezuela ho riposato qualche giorno, prima di rimettermi al lavoro in vista dei prossimi impegni e per il finale di stagione in Italia, nel quale non mancheranno i tricolori su pista che sia i giovani che i professionisti secondo me non dovrebbero snobbare». Obiettivi specifici? «Ci terrei a far bene nelle altre corse adatte a me, centrarne una come il GP Beghelli sarebbe il top. Infine sogno la maglia tricolore. Dopo il Campionato Italiano dell’inseguimento a squadre nel 2011, mi piacerebbe giocarmi l’americana in coppia con mio fratello. Dopo il suo 4° posto al mondiale però tutti vogliono correre con lui...».
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