Makarov: farò di tutto contro le illegalità di McQuaid

UCI | 02/08/2013 | 15:19
Si inaspriscono i toni della polemica dopo la decisione presa dal presidente dell’Uci Pat McQuaid di modificare l’articolo 51 della Costituzione. Dopo la denuncia di Brian Cookson, che ha parlato di strada spianata verso i brogli elettorali, si alza la voce del presidente della federazione russa e capo del progetto Katusha Igor Makarov.
«Ho intenzione - ha scritto Makarov in una lettera inviata a The Telegraph - di riccorrere a tutti mezzi legali possibili per oppormi a questo procedimento illegale. Mi opporrò a qualsiasi modifica antidemocratica che favorisca questo o quell’altro candidato a discapito dell’intera comunitò ciclistica. McQuaid ha cambiato le carte in tavola: finora per essere candidati alla presidenza era necessario l’appoggio della propria federazione di appartenenza, ma dopo che l’Irlanda gli ha negato il sostegno ha cambiato le cose, tanto che adesso scopriamo che a sostenerlo sono Svizzera, Thailandia e Marocco...».
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COMMENTI
Regole
2 agosto 2013 16:37 Andy77
Se le cose stanno cosi... Mr Kathusha ha ragione al 100%.

Basta con questa CASTA di DIRIGENTI
2 agosto 2013 17:16 angelofrancini
Nel comunicato stampa sulle elezioni del Presidente UCI emesso il 29 luglio dall’UCI (vedi www.uci.ch) si riscontrano alcune dichiarazioni che dovrebbero far riflettere sulla assoluta mancanza di trasparenza dell’operato dell’attuale dirigenza UCI, poiché sono palesemente FALSE:

- che nello Statuto UCI “non si riscontrano motivi che vietino di essere tesserato per più federazioni” costituisce un FALSO IDEOLOGICO, poiché l’UCI è l’Associazione Internazionale a cui possono aderire solamente le FEDERAZIONI nazionali. In base a questo principio è chiaro che, nello Statuto UCI, non vi sia alcuna norma concernente il tesseramento delle persone fisiche essendo tale materia affidata alle regole di ogni singola Federazione nazionale.
Tale fatto dovrebbe far riflettere TUTTI sulla assoluta NON LEGITTIMITÀ dell’UCI ad emanare ed applicare tutta la normativa, che da anni invece applica, in materia di registrazione dei gruppi sportivi prof e femminili: tali normative sono contrarie alle norme dello Statuto UCI che le riserva all’esclusiva competenza delle singole Federazioni nazionali.

- per Statuto UCI, tutte le Federazioni nazionali ed i rispettivi tesserati sono tenuti al rispetto dei Regolamenti emanati dall’UCI. E qui si riscontra il secondo falso del comunicato stampa, quando si afferma che McQuaid è membro (tesserato) di quattro Federazioni nazionali: Irlanda, Svizzera, Maracco e Thai. Sulla base del Regolamento generale UCI dello Sport Ciclistico, all’art. 1.1.009 è indicato chiaramente che una persona può essere tesserata per UNA SOLA FEDERAZIONE nazionale. Può anche avere 10 diverse tessere, ma tutte rilasciate dalla stessa Federazione.

- Altro FALSO è costituito dalla comunicazione di una modifica delle norme elettorali stabilite dallo Statuto UCI, sulla base di una proposta fatta dalla Federazione della Malesia , e dalla Confederazione Asiatica. Tale procedura è in CONTRASTO con lo Statuto UCI che sancisce che le modifiche allo Statuto debbano essere approvate dal Congresso (Firenze 27.09.2013), con una maggioranza ben qualificata. Pertanto nessuna modifica può essere apportata alle procedure di candidatura stabilite dallo Statuto e vigenti appunto sino alla eventuale approvazione delle proposte di modifica.

Bene ha quindi fatto Brian Cookson, presidente della Federazione inglese e candidato alla Presidenza UCI, seguito da Makarov ha denunciare queste scorrettezze.

Al loro posto adirei subito il TAS di Losanna e la Magistratura elvetica.

E la nostra FCI cosa fa??????
2 agosto 2013 23:11 Bastiano
In tutta questa operazione di pirateria contro la democrazia ed il rispetto delle regole, la nostra FCI si schiera con il malaffare.
Mi chiedo, cosa pensino tutti gli elettori del nostro campione di democrazia ........................rubata?
Sbagliare è da tutti ma, ora è arrivato il momento di liberarci degli incapaci o di chi fa deliberatamente il male del settore.

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