Uci: quei nomi non andavano pubblicati

DOPING | 24/07/2013 | 18:54
In questi ultimi anni il ciclismo ha voltato pagina: opggi si può correre e vincere in maniera pulita ed il ciclismo oggi possiede il più sofisticato sistema esistente di lotta al doping. Ed è in questo contesto che arrivano oggi i risultati della Commissione d’Inchiesta del Senato di Francia che riportano alla luce i risultati delle analisi retroattive sui campioni prelevati durante i Tour del 1998 e del 1999.
L’Uci era al corrente di questi esami condotti nel quadro di un programma di ricerca scientifica. Nel 2005 l’Uci stessa era stata informata del fatto che le analisi avevano rivelato la presenza di Epo in un certo numero di campioni.
I controlli retroattivi dei campioni sono stati effettuati dal laboratorio francese ai fini di ricerca e non hanno seguito gli standard dei normali controli antioping. E non sono stati rispettati i principi di anonimato che sono alla base dei normali protocolli. Questi risultati quindi non possono essere considerati come una prova legalmente valida e l’Uci non può al proposito aprire alcuna inchiesta contro i corridori coinvolti.
Considerato che non è possibile dimostrare che i corridori si siano dopati e che gli stessi non disponevano del campione B per difendersi, l’Uci considera inopportuna la pubblicazione dei loro nomi.
Quanto al resto, l’Uci studierà con attenzione le 60 proposte del Senato francese con l’intenzione di migliorare ulteriormente la lotta al doping. E ricordiamo che nel 1998 non esisteva un esame che potesse direttamente smascherare l’Epo, messo a punto solo nel 2001.
Oggi il ciclismo supera qualsiasi altra federazione per numeri di controlli a sorpresa svolti: lo scorso anno ci sono stati 14 168 controlli antidoping, dei quali 7558 in competizione e 6610 a sorpresa. 5218 sono stati gli esami realizzati nel quadro del passaporto biologico.

comunicatio stampa Uci

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