CPA. ADAM HANSEN FA CHIAREZZA SUL CASO UCI-SRAM E SULLE RICHIESTE DEI CORRIDORI PER LA SICUREZZA

PROFESSIONISTI | 24/02/2026 | 10:00
di Bibi Ajraghi

In seguito all'inchiesta di Cyclingnews e dei tanti commenti che ha scatenato sulla gestione del caso Sram da parte dell'Unione Ciclistica Internazionale, Adam Hansen ha tenuto a spiegare al sito domestiquecycling.com la posizione dei corridori e le richieste degli stessi su un tema che sta a cuore a tutti, in primis a loro, come la sicurezza in gara.


Il presidente del CPA, il sindacato mondiale dei ciclisti professionisti, partecipa attivamente al gruppo di lavoro SafeR insieme ad Alessandra Cappellotto, direttrice del CPA Women in rappresentanza degli atleti della massima categoria. 


SafeR è un'organizzazione composta dai quattro soggetti interessati e attivi nel mondo del ciclismo: CPA (corridori), AIGCP (squadre), AIOCC (organizzatori) e UCI. Ciascun soggetto interessato presenta proposte e richieste in materia di sicurezza. Sebbene il test sulla limitazione dei rapporti fosse una proposta avanzata da un soggetto diverso dal CPA, l'assocorridori internazionale ha condotto un sondaggio in cui la maggioranza ha ritenuto che limitare le marce avrebbe migliorato la sicurezza in gara. Meno del 20% dei professionisti si è detto contrario a questa iniziativa. I corridori hanno espresso preoccupazioni più urgenti riguardo alla progettazione dei percorsi, alla regola dei 3 km, alla vicinanza delle moto, agli pneumatici senza ganci e alla sicurezza delle barriere.

I colleghi di Domestique hanno chiesto all'ex pro' australiano perché il test sui rapporti era a suo avviso importante. «Il CPA ha sostenuto questa sperimentazione perché ci impegniamo a seguire la voce collettiva del gruppo e questo include ascoltare il feedback dei corridori. Lo stesso è accaduto quando abbiamo deciso di portare la neutralizzazione nei finali in volata ai 3 km rispetto a 1 km. Dopo che è stata testata al Tour de France, il riscontro dei corridori è stato positivo e l'UCI ha aggiornato il suo regolamento. Anche se al momento è regolabile, stiamo ancora cercando di fissarlo a 5 km per tutte le gare - continua Hansen. - Le radioline sono un altro esempio. Dopo aver provato in due eventi a usarne una sola per team, i corridori hanno confermato che le radio sono fondamentali per la sicurezza, evitando così il divieto da parte dell'UCI. Gli pneumatici senza ganci, sebbene siano un argomento molto dibattuto, sono un team su cui i corridori hanno paura di esprimersi perché le loro squadre sono sponsorizzate da un prodotto con cui non si sentono sicuri di gareggiare. Un corridore mi ha scritto: “Sono una trappola mortale e non verrà fatto nulla finché uno di noi non morirà!”. Ricevo molti messaggi da corridori che hanno paura di esprimersi contro le loro squadre e gli sponsor, soprattutto quando non si sentono a proprio agio nell'utilizzare un prodotto e sono costretti a farlo».

Per finire, sul caso specifico, rivela il contesto in cui si è arrivati allo scontro tra UCI e Sram: «Il test sui rapporti non è stata una decisione unilaterale dell'UCI. È stato approvato da tutte e quattro le parti interessate, comprese le squadre. Infatti, SRAM ha inizialmente sostenuto l'iniziativa, inviando meccanici alla sede dell'UCI in due occasioni separate per assistere alla pianificazione del test per il Tur of Guangxi. Poi, poco prima del via della corsa cinese, SRAM ha portato il caso in tribunale. Si trattava solo di un test ed è un peccato che non sia mai stato effettuato, poiché è uno dei modi in cui SafeR e l'UCI seguono il feedback dei corridori, come hanno fatto nei test precedenti. Il CPA accoglie con favore il coinvolgimento dei corridori in questioni importanti. Oggi i corridori sono più coinvolti che mai. Questo è ciò che vuole il CPA».

L'ex pro australiano che dal 2011 al 2018 ha completato 20 grandi giri consecutivi spiega come la posizione del CPA a sostegno dell'UCI in questo caso si basa su un voto svolto dalle associazioni nazionali che compongono il sindacato mondiale. «In pratica, questo spetta a SafeR, poiché il test era un accordo congiunto tra tutte e quattro le parti interessate, squadre, corridori, organizzatori e UCI. La struttura di SafeR si basa sul fatto che tutte e quattro le parti interessate giungano a delle conclusioni e consiglino all'UCI di darvi seguito. Se l'UCI non dà seguito, allora SafeR non ha alcuno scopo. Credo che i fondi potrebbero essere utilizzati in modo più produttivo, ma SafeR non ha avviato il procedimento giudiziario e non vogliamo che i test futuri vengano bloccati. È fondamentale che i corridori possano essere coinvolti ed esprimere sempre il loro parere» conclude il presidente del CPA Adam Hansen.


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