IL PARADOSSO UCI. IL CASO SRAM E L'AZIONE LEGALE SOSTENUTA DA SAFER CON I SOLDI DEI TEAM SPONSORIZZATI SRAM

POLITICA | 23/02/2026 | 16:40
di Paolo Broggi

«Situazione molto triste. Questo è ciò che accade quando il governo non viene eletto da coloro che dovrebbe rappresentare e proteggere»: le parole di Jonathan Vaughters, general manager della EF Education Easypost danno una fotografia netta e chiara di quanto sta accadendo ai vertici del ciclismo mondiale.


L’UCI, come ha rivelato un’inchiesta del collega Stephen Farrand per Cyclingnews, è infatti pronta a utilizzare i fondi del progetto di sicurezza SafeR per portare avanti la battaglia legale contro SRAM, creando l’incredibile situazione per cui alcuni team vedranno i fondi da loro versati che sono utilizzati per “combattere” i loro stessi sponsor.


Ricordiamo che la vertenza legale è legata al progetto dell’Uci di limitare i rapporti utilizzati dai corridori in gara con l’adozione di soluzioni penalizzanti per il solo produttore SRAM che infatti si è rivolto alle autorità competenti e ha ottenuto una prima vittoria grazie ad un procedimento antitrust depositato presso l'Autorità garante della concorrenza belga.

La proposta dell’Uci, lo ricordiamo, è quella di limitare il rapporto al 54x11 pari a 10,46 metri ma la cassetta SRAM prevede un pignone da 10 denti e quindi, se utilizzata con una corona da 54 denti, non rispetterebbe lo standard del rapporto di trasmissione massimo. 

Non è una questione da poco visto che ad utilizzare SRAM sono Red Bull-Bora-Hansgrohe, Movistar Team, Lidl Trek, NSN Cycling Team, EF Education EasyPost, Uno X Mobility, Decathlon CMA CGM, Pinarello-Q36.5, Visma-Lease a Bike e CANYON//SRAM zondacrypto.

Nella sua sentenza, emessa nel settembre scorso - sentenza che ha portato all’annullamento dei test UCI previsti ad ottobre in occasione del Tour of Guangxi - la BCA ha scritto che lo standard UCI sul rapporto massimo di trasmissione non soddisfaceva i requisiti di obiettività e trasparenza richiesti e "ha generato effetti negativi sproporzionati su un fornitore di attrezzature sportive, ovvero SRAM".

L'UCI ha cancellato il test in Cina, ma ha accusato la controparte di non voler condividere il discorso sulla sicurezza e ha messo in discussione l'autorità internazionale della BCA. «L'UCI esprime la sua sorpresa per l'intervento di un'autorità garante della concorrenza su un tema auspicato da tutti gli attori del ciclismo - aveva scritto in una nota la Federazione Internazionale -, soprattutto considerando che la decisione è stata emessa da un'autorità belga in risposta a un reclamo di un'azienda statunitense contro un'associazione sportiva svizzera in merito a un test da effettuare in territorio cinese».

A parte la simpatica bizzarria delle nazionalità, degna di una italica barzelletta (giusto per far entrare anche il nostro Paese nel discorso), ad essere perlomeno discutibili sono gli sviluppi che sta prendendo la vicenda: secondo una nota di sintesi ottenuta da Cyclingnews e confermata da più fonti, il presidente dell'UCI David Lappartient ha chiesto alle parti interessate, durante una recente riunione del Consiglio di vigilanza SafeR, di sostenere le azioni legali dell’Uci contro SRAM e sarebbe già stato previsto un accantonamento di 300.000 euro dal budget di SafeR proprio per questa azione. 

In realtà non è vero nemmeno che la “tutti gli attori del ciclismo”, per usare una formula cara all’UCI fossero d’accordo sull’iniziativa: l'Associazione Internazionale delle Squadre Ciclistiche Professionistiche (AIGCP) ha votato contro la proposta mentre l'Associazione dei Corridori Professionisti (CPA) e l'Associazione Internazionale degli Organizzatori di Gare (AIOCC) hanno votato a favore dell'UCI, quindi la decisione è stata approvata.

C’è dell’altro a complicare ulteriormente la vicenda: il presidente Lappartient ha proposto anche che l'UCI assuma direttamente la gestione di SafeR, riducendo il ruolo e l'influenza degli altri stakeholder. Se ne discuterà in occasione del prossimo Comitato Direttivo dell'UCI. La domanda nasce spontanea, come avrebbe detto Antonio Lubrano: se l’UCI assumesse in toto il controllo e la gestione di SafeR, la stessa SafeR non avrebbe più ragione di essere. Basterebbe l’UCI... 

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COMMENTI
Soliti...
23 febbraio 2026 21:03 PACORIDER
pagliacci 🤡. Più si và avanti e più codesti signori fanno di tutto per affondare il Ciclismo. E poi si lamentano se qualcuno pensa ad una Super Lega...

Non ho parole..
23 febbraio 2026 21:24 Ciccio pasticcio
Se veramente fa questo l’uci, non so cosa aspettino le squadre a fare la voce grossa, tra poco iniziano le grandi corse, bene un bel sciopero generale, nessuno corre, poi vediamo se UCI, organizzatori e via dicendo non fanno un passo indietro e finalmente capiscono che senza protagonisti non hai lo spettacolo!! Piccolo commento tecnico, non cambia nulla a limitare il rapporto, i primi a non avere rispetto di se stessi sono i corridori stessi, non frenano mai!! Senza parlare dei mille ostacoli sulle strade ormai

Ciccio pasticcio
24 febbraio 2026 00:04 ghisallo34
Leggi bene i nomi delle squadre coinvolte.

Vino
24 febbraio 2026 04:38 G9G9G9
Secondo me occorre togliere il vino dalle tavole di molti soggetti delle poltroncine calde del UCI . Mi sembra di sognare, ditemi che questo articolo è un postumo del carnevale ancora non terminato del tutto.

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