GIRO D'ITALIA | 09/05/2013 | 19:26 E’ già difficile battere Cavendish in volata, ma se durante lo sprint sei costretto a frenare più volte e a rilanciare l’azione, l’impresa diventa impossibile. Roberto Ferrari, velocista della Lampre Merida, nel finale della 6.a tappa del Giro d’Italia (Mola di Bari-Margherita di Savoia) ha dovuto fare i conti con uno sprint particolarmente combattuto e poco lineare, nel quale ha trovato la strada sbarrata in almeno tre occasioni, dovendo di conseguenza toccare i freni e perdendo le posizioni migliori attorno a Cavendish nella testa del gruppo. La situazione per il corridore bresciano si era fatta ancora più complicata dato che il compagno di squadra Pozzato, designato come suo pilota per lo sprint, aveva dovuto inseguire dopo che una caduta all’ingresso del circuito finale (32 km all’arrivo) aveva spezzato il plotone il due tronconi. La volata (foto Bettini) è stata dominata da Cavendish, con Ferrari 10°. “Purtroppo Pippo è incappato nella grossa caduta e si è riaccodato dopo alcuni chilometri al gruppo, spendendo energie per rientrare – ha spiegato Ferrari –. Mi sono portato nelle prime file già a circa 7 km dall’arrivo, perché altrimenti sarebbe stato molto faticoso risalire il plotone. Tenere le posizioni si è rivelato però molto difficile, da dietro alcuni corridori hanno rimontato e mi sono trovato un poco chiuso sul rettilineo finale. Al momento di ripartire, ho dovuto subito frenare una prima volta e ripartire, poi ancora un paio di colpi di freno ed ecco che la volata era ormai persa”. Oltre a Pozzato, nella caduta sono rimasti coinvolti direttamente o comunque hanno dovuto mettere piede a terra Durasek (contusione alla mano destra), Serpa (contusione anca destra), Stortoni, Niemiec e Cattaneo. Scarponi, scortato da Pietropolli, è riuscito a evitare l’incidente: “Questa volta mi è andata bene, mi spiace per i miei compagni, considerando anche che Ferrari ha perso la possibilità di avere al fianco qualche uomo per lo sprint. La tappa di oggi è stata per me significativa perché ho potuto apprezzare i vantaggi della bici Merida Reacto Evo: ho scelto di usarla per poter beneficiare di una migliore penetrazione nell’aria, elemento che in una tappa così rapida è risultato essere significativo”.
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