Lance è il "king of the mountain" dei social

ARMSTRONG | 10/02/2013 | 09:12
La competizione in salsa social non è solo quella «intellettuale» di Ruzzle. Esiste anche quella «fisica» di Strava, un social network destinato agli animi più sportivi e competitivi, basato sulla rilevazione tramite GPS delle proprie attività - bici o corsa - e sulla successiva condivisione con gli altri utenti. Con Strava possono gareggiare tutti, non è necessario essere iscritti ad una società, avere un certificato medico, pagare un’iscrizione, ritirare un pettorale o fare un controllo antidoping. L’importante è avere un dispositivo con antenna GPS o un’app per smartphone (iOs o Android). Potete creare una gara o partecipare a una di quelle disponibili, basta correre e pedalare su quel tracciato e poi postare sul social il proprio risultato, quello rilevato dal GPS. L’onestà, e un comportamento eticamente corretto dei partecipanti, sono alla base di Strava, però di fatto chiunque potrebbe “saltare su un’auto in corsa” e finire la propria gara con “un aiutino”, non esistono giudici. Come è ben chiaro anche a Lance Armstrong, il ciclista reo confesso di aver fatto uso di sostanze dopanti che proprio in Strava continua a gareggiare virtualmente. Presentandosi sul social network come se la confessione televisiva non ci fosse mai stata: «Secondo i miei rivali, colleghi e compagni di squadra ho vinto il Tour de France sette volte».
KING OF THE MOUNTAIN - Chi detiene il miglior tempo su un tracciato di Strava ha il titolo di KOM (King of the Mountain, termine preso in prestito dal tour). Per le atlete è QOM (Queen of the Mountain), ma il pubblico femminile del sito è al momento solo un 10% circa. La vita di un KOM può essere stravolta da una mail del sistema che lo avvisa che altri hanno superato quel determinato record. La competitività e la motivazione che Strava e i relativi obiettivi suscitano possono essere compresi solo da chi sa quanto gli utenti dei social network e gli sportivi di livello amatoriale si prendano sul serio. In tre anni di vita Strava ha accumulato più di un milione d’iscritti, è nato a San Francisco dove ha attualmente la sua sede. Cisco e la vicina Silicon Valley non sono solo patria di nerd cappelloni, ma anche di geek appassionati di sport. Qui muoversi in bicicletta e correre sono attività più che alla moda e non c’è da stupirsi se progetti come Strava siano nati qui e in queste zona riescano a trovare un terreno fertile.
NON RIMANE CHE IL WEB - Non è una novità, con i social network ci si mette in gioco, molti l’hanno imparato a proprie spese. Per uno sportivo famoso, nonostante qualche scheletro nell’armadio, la comunicazione diretta e amplificata di questi media può anche essere un vantaggio. Stiamo parlando appunto di Lance Armstrong che ha trovato proprio in Strava l’ultimo territorio in cui gareggiare. L’atleta americano, famoso per aver battuto il cancro ed essere tornato a praticare attività sportiva ad alto livello, oltre che per le sette vittorie al Tour de France, è un utente di Strava dall’agosto del 2011. In una recente, e già storica, intervista di Oprah Winfrey in diretta TV, il ciclista ha recentemente svelato l’uso di Epo e sostanze proibite negli anni Novanta e fino al 2005. Dopo la confessione televisiva, oltre al nome vero, Armstrong (che prima utilizzava il nick Juan Pelota) ha anche inserito nel profilo di Strava i suoi successi sportivi e ha continuato a gareggiare con gli altri utenti per aggiudicarsi diversi KOM, forte dei suoi followers sul network che superano i 10.000. Le polemiche non sono mancate e in molti hanno chiesto che Armstrong venisse cacciato dal social. Michael Horvath, responsabile della parte cycling per Strava ha dichiarato che il network «non è uno stato di polizia» e che il team non è in grado di «decidere chi può gareggiare o meno», di fatto l’atleta non ha violato alcuna regola della piattaforma. Nonostante le polemiche il Web rimane quindi uno spazio aperto a tutti, basato su servizi che possono essere “buoni” o “cattivi” solo in base al buon senso di chi li usa. Strava non è solo terra di frontiera per gli atleti con un rapporto controverso con le sostanze proibite, è stato anche criticato perché spinge troppo i suoi utenti alla competitività. Nel 2010, William Kim Flint ha perso la vita mentre scendeva con la bici una collina di San Francisco nel tentativo di battere il record e conquistare il titolo di KOM di quel circuito. Dopo quell’episodio la piattaforma offre la possibilità ai suoi fan di segnalare un percorso di gara come pericoloso, per essere sottoposto successivamente alla valutazione dello staff del network.

Lino Garbellini da corriere.it

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