VERSO L'8 GENNAIO. Vicennati: «Il Giro è degli italiani»

| 01/01/2013 | 11:33
Dopo l'appello lanciato da tuttobiciweb (/index.php?page=news&cod=54954&tp=n) si è aperto il dibattito riguardante le wild card del Giro d'Italia 2013.
Nella situazione d'emergenza che sta vivendo il ciclismo di casa nostra, la corsa rosa dovrebbe proseguire nella sua mira internazionale o rivolgere un occhio di riguardo verso le squadre italiane?
Abbiamo posto questo interrogativo a stimati colleghi e uomini di ciclismo, fino al fatidico 8 gennaio vi proponiamo una ad una le loro risposte. Oggi è la volta di Enzo Vicennati di
Bicisport.

«A mio avviso il Giro d'Italia dovrebbe mantenere un occhio di riguardo per le squadre italiane al momento di dare le wild card. Nel 2001, quando Simoni vinse il Giro dopo il blitz dei Nas a Sanremo, dovendo dare il titolo al nostro Speciale Giro, proponemmo a Sergio Neri di chiamarlo il "Giro della gente", perché fu il popolo del ciclismo a vincerlo, restando sulle strade per veder passare i corridori, nonostante lo scandalo. Neri capì e lo chiamò "Il Giro di Simoni e della gente". Giro d'Italia non significa semplicemente un itinerario lungo le strade italiane, in quella "d" con l'apostrofo c'è un'appartenenza forte. É il Giro dell'Italia, della sua storia e degli italiani. Qualche collega nei giorni scorsi ha detto che ci saranno comunque tanti corridori italiani al via, ma la gente vuole vederli tutti gli italiani al via. Perché fra la storia di Jan Barta e quella di Claudio Corioni, gli italiani vogliono scoprire quella di Corioni. E vogliono sentir parlare di Scinto e di Cenghialta, Ellena e Gini, Reverberi e Savio, piuttosto che di Heppner e nomi vari che nulla raccontano. Il ciclismo racconta storie, se per obbligo di budget smette di farlo, è un altro sport. La mondializzazione è una truffa: su Bicisport di gennaio un grande campione italiano lo spiega benissimo. La mondializzazione non deve danneggiare le particolarità che la compongono, altrimenti diventa altro: appiattimento, per lo più! Nel 1994, Pantani al Tour si trovò tra le ruote "Cacaito" Rodriguez, presente con la Zg Mobili in squadra mista con la Telekom: questo non accadrà più, mi sta anche bene, ma trovo inaccettabile che squadre come l'Acqua&Sapone, la Farnese, la Colnago e l'Androni (denominazioni 2012) non debbano avere la certezza di correre il Giro del loro Paese. Non si tratta di dare i voti alla squadra meglio attrezzata: l'Uci ha dato loro analoghe licenze. Si tratta di rispettare il ciclismo e i ciclisti italiani, nella corsa che appartiene alla storia d'Italia. E trovo alquanto fastidioso sentire gente che con il ciclismo c'è sempre entrata poco, venire a darci lezioni. Spero che Michele Acquarone si chieda, prima di scegliere, che cosa avrebbe fatto Torriani al suo posto. Io credo non avrebbe avuto neppure mezzo dubbio».

nota a margine dalla redazione di tuttoBICI. È bene ricordare che la Colombia Cycling Team
, formazione Professional di Claudio Corti, è una delle due società (l'altra è la Cannondale di World Tour) con società di gestione in Italia. La Coldeportes, come l'Androni Giocattoli, la Vini Fantini e la Bardiani Csf, sono di affiliazione italiana.
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COMMENTI
aggiornamento squadre ....
1 gennaio 2013 13:37 lattughina
Mi meraviglia molto che una penna del ciclismo come Vicennati di Bicisport, nomini ancora e si auguri che l'Acqua&Sapone partecipi al Giro. Sinceramente piacerebbe anche a me, .... peccato che la squadra non esista più ....
Per il resto dell'articolo sostengo la linea di dare spazio alle squadre di casa nostra che sfornano bei corridori e possono accendere la corsa e, naturalmente farei spazio a Corti con la sua Colombia, un bel pool di corridori che si arrampicano anche sù per i muri.
Buon Anno a tutti a tutta!

1 gennaio 2013 14:29 mace
Credo che la gente abbia voglia soprattutto di conoscere storie di gente vera, pulita, onesta, di qualsiasi nazionalità esse sia! E le assicuro che durante l'ultimo giro la gente del nord, e del Trentino in particolare, era molto interessata a conoscere la storia di un corridore italiano che, guardacaso, correva per la NetApp!

Il puntino sulla i
1 gennaio 2013 18:43 EnzoVice
Caro direttore, grazie per l'ospitalità. E' evidente che l'aver citato l'Acqua e Sapone e la NettApp fosse un esempio mutuato dall'ultimo Giro: purtroppo mi sono accorto da un pezzo che la squadra abruzzese non c'è più e non è per caso che ho citato la storia di Corioni, dato che l'ottimo Claudio, così come tanti altri atleti italiani (Daniele Colli, per citarne un altro) è ancora senza squadra.
Quanto alla precisazione in coda al mio intervento, sarebbe il caso di dire che mentre Androni, Fantini e Bardiani sono squadre 100% italiane, la Coldeportes, che pure ha la società di gestione italiana, è riconducibile alla federazione colombiana. Buon anno e buon ciclismo a tutti.

Ma che articolo !!
1 gennaio 2013 21:43 Acqua77
Gli sportivi e gli italiani vogliono un ciclismo di alto livello, se poi ci sono bravi italiani che emergono tanto di meglio per la gente italiana.
Non credo che gli iataliani chiedano agli organizzatori di togliere il Giro dal World Tour e di farlo diventare una gara nazionale per vedere "tutti gli italiani al via" e finalmente conoscere la storia di ecc ecc.
Ma se cosi' fosse, cosa farebbe la "gente" delle altre Nazioni ?
Gli italiani seguono la Champions League, Roland Garros, l'Inter ( pieno di stranieri e con Mourinho), la F1, il Tour.
La Gazzetta racconta questi sport di alto livello e con atleti internazionali.
Il giornale di provincia scrive del Montegrotto Calcio perchè interessa a Montegrotto , ma non a tutta la gente italiana.
Riguardo Vincenzo Torriani, da mistico portò Anquetil, Van Looy, Gaul, Fuentes, Hinault (solo tra i più famosi) già tanti anni fà, figuriamoci ora...

x Acqua 77
1 gennaio 2013 23:15 lattughina
Scusami ma credo che tu abbia un poco travisato il senso dell'articolo di Vicennati e anche del mio commento. Il Giro non è e non deve essere un evento 'nazional-popolare'. Il Giro è un evento sportivo a grande impatto mediatico di altissimo livello dove le squadre World Tour partecipano di diritto generalmente con i loro migliori corridori che danno battaglia e spettacolo infiammando le migliaia di persone assiepate lungo le strade. La gente vuole vedere i numeri uno ma i numeri uno ci sono sempre al Giro, qui stiamo parlando di dare spazio alle squadre professional di casa nostra, squadre italiane che allineano bravi corridori che non sono secondi a nessuna professional straniera che poco portano al business del Giro che, giustamente deve essere salvaguardato perchè l'evento deve avere ritorno sia d'immagine che economico.

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