VERSO L'8 GENNAIO. Giorgio Viberti: «Salviamo il made in Italy»
| 23/12/2012 | 14:50 Dopo l'appello lanciato da tuttobiciweb (/index.php?page=news&cod=54954&tp=n) si è aperto il dibattito riguardante le wild card del Giro d'Italia 2013. Nella situazione d'emergenza che sta vivendo il ciclismo di casa nostra, la corsa rosa dovrebbe proseguire nella sua mira internazionale o rivolgere un occhio di riguardo verso le squadre italiane? Abbiamo posto questo interrogativo a stimati colleghi e uomini di ciclismo, fino al fatidico 8 gennaio vi proponiamo una ad una le loro risposte. Continuiamo con Giorgio Viberti de La Stampa.
«Ho l'impressione che il Giro d'Italia da alcune stagioni voglia snaturarsi, voglia diventare un grande circuito internazionale senza esserlo mai stato. Sembra essere diventato più importante il business, l'allargamento incondizionato dei confini, la partecipazione di squadre di tutti i generi anche a discapito dell'aspetto squisitamente tecnico e sportivo, che non sarà l'unico ma resta un elemento fondamentale della corsa. L'ultimo caso ce l'abbiamo in mente perché è davvero fresco: l'esclusione dell'Acqua&Sapone, una buona squadra con un marchio legato tradizionalmente alla corsa rosa, per far posto ad una squadra tedesca con un interesse puramente commerciale. Personalmente non mi riconosco tanto in questo ciclismo promosso dai vertici della RCS, che nonostante tante critiche all'Unione Ciclistica Internazionale, che ha permesso la sovrapposizione alla corsa rosa del Giro di California, in realtà sembrano seguirla nella scia della globalizzazione del ciclismo. Queste scelte stanno portando a un altro ciclismo, che a me non piace tanto. Non voglio sembrare arroccato al passato, ma spesso la memoria ci indica la strada migliore da intraprendere. Non voglio nemmeno apparire troppo nazionalistico ma ci restano solo due squadre World Tour, mentre le altre, considerata anche la difficile congiuntura economica, stanno agonizzando. É sempre più difficile trovare finanziamenti, se una squadra Professional non disputa il Giro finisce allo catafascio. Qual'è lo sponsor che oggi investe nel ciclismo senza poter mettere in mostra il proprio nome nella vetrina più importante? Purtroppo non ci si può accontentare delle gare "minori". Al via del Giro d'Italia ci devono essere le squadre e i corridori italiani più importanti. Non stiamo parlando del giro della parrocchia, ma piuttosto che dare spazio a formazioni World Tour spagnole, francesi o belghe che vengono in Italia solo perché obbligate, credo sia più giusto dare risalto alle italiane per cui il Giro è vitale. Una tappa basta per riconfermare una sponsorizzazione. Anche quest'anno ci saranno al via almeno tre-quattro squadre straniere "buttate lì", che magari porteranno a casa anche una frazione ma non lotteranno per la maglia rosa e toglieranno spazio a chi davvero ritiene il Giro d'Italia una grande corsa. Per questo sono contrario alla caccia allo straniero a tutti i costi e penso si debba ripensare il sistema degli inviti perché ci sia un posto per tutti coloro che sono davvero interessati a prenderne parte».
Non vuole sembrare arroccato al passato...Non vuole sembrare nazionalistico.... Ma alla fine è proprio così! Esattamente come gli altri intervistati italiani. Salvo solo Jean Francaise Quenet, che dimostra una mente di vedute un po' più aperte!!!
x mace
23 dicembre 2012 18:53lattughina
Sono sostanzailamente daccordo per salvare il made in Italy perchè è del ciclismo italiano, oltre alle 2 world tour Lampre e Cannondale, che ci deve importare. Gli sponsor se la stanno dando a gambe, investono per avere un ritorno d'immagine oltre che commerciale. Se non si fanno vedere al Giro, dove lo fanno? Le squadre italiane professional molto raramente ottengono wild card nei grandi giri, nel Tour non ne parliamo, a vantaggio di squadre francesi. Quindi sono daccordo di diventare protezionisti anche perchè abbiamo in italia delle belle squadre con bravi corridori che possono accendere la corsa e dare il massimo per mettersi in evidenza e far ben figurare la squadra invogliando gli sponsor a rimanere. La globalizzazione mi sta bene fino a che non mettiamo in crisi le squadre di casa nostra
motivo
23 dicembre 2012 21:23devis
Puo' essere anche giusto il discorso di avere piu' squadre italiane al via del Giro come fanno in Francia..peccato che le nostre professional non lo sono a differenza di quelle francesi affiliate in Francia, Androni esclusa, sono affiliate in IRLANDA O GBR per risparmiare , quindi tanto italiane non sono!!!
Totalmente d'accordo
23 dicembre 2012 23:31glennpeter
Totalmente d'accordo con Giorgio Viberti!!!!!!!!!!
26 dicembre 2012 20:34mace
Nessuno pensa ai corridori italiani che corrono nelle squadre straniere. Non pensate che anche a loro piacerebbe correre un Giro d'Italia?
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