GIRO. Merckx, Napoli e quel cielo da Fiandre...

| 11/12/2012 | 16:48
Eddy Merckx, nato a Meensel-Kiezegemil (Bruxelles) il 17 giugno 1945, una delle figure più grandi dello sport moderno, è il plurivincitore di sempre del ciclismo, con 445 successi da professionista. Fra il '65 ed il '78, ha vinto 3 Campionati del Mondo, 5 Giri d'Italia, 5 Tour de France, 1 Vuelta Espana, 7 Milano-Sanremo, 5 Liegi-Bastogne-Liegi, 3 'Roubaix', 2 'Lombardia', '2 'Fiandre'...E' stato primatista dell' ora a Città del Messico nel '72.
A carriera finita, ha creato una industria di bici con il suo nome, in Belgio. Oggi, si interessa della promozione del ciclismo degli Emirati Arabi. E non ha mai smesso di uscire in bici ogni giorno....
Cominciò a Napoli, 12 giugno 1968, con la vittoria del suo primo Giro d' Italia, la 'vie en rose' di Eddy Merckx, il campione belga che resta - con Fausto Coppi - il più grande ciclista di tutti i tempi. E che di Giri ne avrebbe vinti cinque in totale: come Coppi, appunto, ed Alfredo Binda.
Quel Giro del '68, il suo primo, lo conquistò nell'unica occasione in cui la corsa rosa si è conclusa a Napoli. Quasi una attrazione fatale...
«Certo, fu un amore a prima vista, se vogliamo. Anche se a Napoli, con il Giro, ero
già arrivato, in una tappa intermedia, l'anno precedente. Ma allora, nel '67, con la squadra Peugeot, sai, al mio esordio, ero solo una curiosità. Il Giro del '68, no, invece. Quello resta il Giro più bello, fra i cinque vinti, per me. E non solo perchè fu il primo. Ma perchè fu un Giro guadagnato giorno dopo giorno. Un Giro da giovane».
 
Lei non era certo il favorito primo...
«Appunto. Il favorito di tutti era Felice Gimondi, che si era imposto l' anno prima. Ed io mi trovai, in una nuova squadra italiana, la Faema, con un mix di italiani e belgi, a battermi contro tutti. Gli italiani, Gimondi e Zilioli, e quel Dancelli che tenne la maglia rosa per un bel po' di tappe. Anche se io, al fianco, avevo un consigliere esperto come Vittorio Adorni. E gli scalatori spagnoli, da Gabica ad Jimenez, ne inventavano sempre una, anche se non c'era ancora Fuente».
Non era il destinato, Merckx, però partiva con la maglia di campione del mondo conquistata ad Heerlen...
«Certo, ma tutti pensavano che sarei scoppiato alla prima salita, come tutti i belgi che si rispettano. E come, ad esempio, in tanti Giri del passato, aveva fatto Rik Van Looy. Fuoco e fiamme, e poi le crisi puntuale sulle montagne. Ed io invece, in quel Giro, vinsi forse la mia tappa più entusiasmante in assoluto, proprio alle Tre Cime di Lavaredo...».
Vincere un Giro, a Napoli...
«Ricordo la pioggia di quel giorno, domenica 12 giugno, non avevo ancora compiuto 23 anni. Un cielo da Fiandre, forse per omaggio ad un belga che trionfava... E poi l'arrivo sul velodromo, la pista dell'Arenaccia, la tappa la vinse Reybrouck, un mio compagno. Anche questo, proprio da tradizione fiamminga, noi che fra Gand ed Anversa abbiamo il culto del ciclismo su pista... E quel titolo sulla 'Gazzetta', il lunedì, 'Ha vinto Merckx - Il più forte in tutto'».
 
Ed i suoi gregari di quel Giro, oltre il luogotenente Adorni ?
«C' era un italiano, Casalini, che andò a vincere sul Monte Grappa. Ed un altro tosto, Farisato. E c'erano i miei compagni belgi. Li conoscete bene, Vandenbossche, Spruyt, Swerts. E c'era specialmente Van Schil, Victor Van Schil, 'Vic'. Uno che con me ha diviso la vita. Oltre ai Giri ed ai Tour. E che due anni fa se ne è andato, per una scelta assurda. Sai, da quel giorno, dopo la sua scomparsa, io che continuavo ad uscire in bici con lui tutte le mattine, mi è sembrato che avessi perso un pedale, un'ala del cuore...»
 
E l' avversario più forte di quel Giro ?
«Senza dubbio Gimondi, come d'altra parte è stato in tutta la nostra storia parallela. Quell'anno soffrì a Lavaredo, ma mi battè nella cronometro di San Marino... Arrivò terzo, alla fine, dopo Adorni. E con lui, un avversario leale, serio, corretto, sarebbe stata una sfida continua. Ed anche per questo rispetto maturato sulla strada, quando ci incontriamo, oggi, è sempre una festa».
 
Aveva il numero '21', come dorsale, Merckx, in quel primo Giro. Il numero di Armstrong, nel suo ultimo Tour. Ma che ne pensa della vicenda di Lance ?
«Non esprimo nessun giudizio su questa persona».
 
E' più tornato a Napoli, dopo quel Giro ?
«Forse proprio a Napoli, no. Sono stato a Sapri, a Sorrento... Ricordo, una decina
di anni fa, di essere stato a Pietravairano, al Giro, ospite di Christian Auriemma, che aveva una rivendita delle mie biciclette. Ma a Napoli proprio no».
 
Sarà una buona occasione per tornarci, al Giro 2013, che partirà da qui...
«Sì, lo so. Ma chissà il primo sabato di maggio dove sarò... Però mi piacerebbe rivedere Napoli. E conoscere Ischia, che non ho mai visto. Con il sole, semmai. La pioggia andava bene al Merckx del '68, oggi un po' meno».
 
Merckx, ci scusi, lei è stato un campionissimo del ciclismo, ma resta altresì un  grande appassionato di calcio, vero ?
«Più che giusto. Sono un tifoso storico dell'Anderlecht. Ed oggi ci è andato più che bene, sai, con un 5-0 inflitto al Mons, in trasferta. Siamo primi, in campionato. Ed in fuga. Una decina di punti sul Waregem, secondo. Ma anche voi, a Napoli, state bene, mi sembra. Con un attaccante tanto forte,
quel Cavani».
 
Certo. Una punta, diciamo, alla...Merckx ?
«Beh, come Merckx proprio, non esageriamo. Ma come il miglior Gimondi, quantomeno. E non è poco, credetemi».
Parola, senza esigenza di replica, di Sua Maestà 'Il Cannibale'.
 
Gian Paolo Porreca
da 'Il Mattino', 10 dicembre 2012
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