CASO UCI. Ashenden, l'hotline e la mancanza di credibilità

| 14/11/2012 | 11:57
Siamo sempre lì: tutto si gioca sulla credibilità. E in questo momento quella dell’UCI è ai minimi termini.
A sottolinearlo una volta di più è l’esperto antidoping australiano Michael Ashenden commentando l’iniziativa annunciata ieri della “hotline” per i corridori.
«Una hotline è una iniziativa condivisivile, ma solo quando è gestito da un'organizzazione credibile - ha detto il medico a VeloNation -. In questo momento l'UCI, invitando i ciclisti a farsi avanti, diventa come una volpe con le piume in bocca che invita le galline a uscire dal pollaio»
E poi aggiunge: «È offensivo che McQuaid addossi la colpa del caso Armstrong e di altri casi alla inadeguatezza dei metodi scientifici. Gli fu data una prova certa per smascherare l’utilizzo del CERA nel 2008 ma, a differenza del CIO, ha rifiutato di effettuare il test su campioni conservati. Eppure la positività di Davide Rebellin è la prova...».
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COMMENTI
14 novembre 2012 14:45 foxmulder
I casi sono due: o veramente, come dice il detto, tutto il mondo è paese, oppure l'UCI è veramente la più "italiana" delle organizzazioni "sovranazionali". E questo lo dico in riferimento alla "qualità" della classe dirigente, ai suoi comportamenti a dir poco opachi, all'attaccamento morboso alla poltrona... Potrei dilungarmi per un'altra mezz'ora, ma non vorrei apparire come il solito esterofilo...

LO RIPETO PER LA........
14 novembre 2012 18:40 jaguar
Ma come può essere credibile una organizzazione che dovrebbe controllare "anche" la lealtà dei corridori e poi accetta "una donazione" di 100.000 dollari da Armstrong quale contributo pla lotta al doping!!!!!!!!!ma come si può e come puòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò

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