GIORNO DELLA SCORTA. Da parte mia, grazie!

| 06/11/2012 | 15:23
Fervono i preparativi per l’organizzazione della 21ª edizione del “Giorno della Scorta”. Appuntamento nazionale dedicato ai temi della sicurezza nel ciclismo, in programma per  domenica 18 novembre, a Ravenna, presso l’Hotel Holiday Inn.
Nei prossimi giorni sarà diramato il programma  esatto delle varie personalità del settore che interverranno per portare il loro contributo ad una giornata battezzata anche «Le idee della sicurezza. La sicurezza delle idee».
Per questo appuntamento il G.S. Progetti Scorta ha predisposto una interessante brochure, piena di spunti e di contributi, quasi una sorta di monografia della sicurezza nel ciclismo, che però contiene anche pagine divertenti, come quella che di seguito vi proponiamo.

DA PARTE MIA, GRAZIE
di Cristiano Gatti - Inviato de Il Giornale. Editorialista di tuttoBICI e tuttobiciweb.it.

Abolire la scorta: è uno degli slogan più amati nell’ardua lotta contro i privilegi della Casta. Con l’aria che tira, bisogna stare attenti: nell’impeto dei tagli, sono capacissimi di mettere tutti nel mucchio, cominciando come sempre dai più deboli e dai più docili. Niente di più facile che i solerti burocrati ministeriali, più realisti del re, arrivino a tagliare anche le scorte idriche, le scorte della nonna e inevitabilmente le scorte delle corse ciclistiche.
Certo sarebbe tutto un altro ciclismo, il nuovo ciclismo senza scorta. Emozionante, avvincente, spettacolare. Quel genere di divertimento che i creativi dell’estetica contemporanea cercano spasmodicamente in televisione, dove da almeno vent’anni vanno avanti al grido “se non sono mostri non li vogliamo”.  E via con i talk-show a torte in faccia e insulto libero. E via con i reality nelle stalle, dentro le case chiuse, sulle isole più improbabili, dove celebrità emergenti e declinanti vanno a caccia di notorietà spiccia prestandosi alle umiliazioni più truci, inventandosi le liti più triviali, rivelando senza vergogne pure le proprie miserie gastroenteriche. E loro, gli strateghi della nuova estetica nazionale, là dietro, in cabina di regia, che dettano i tempi e i temi, fregandosi le mani per il trionfo del disgusto: forza, ancora, senza freni, perché è questo che la gente vuole, perché il peggio del peggio fa sempre fatturato.
Di questi tempi andrebbe alla grande, il ciclismo senza scorta e senza sicurezza. Finalmente avrebbe le febbrili attenzioni delle grandi televisioni. Gruppi di corridori che partono senza nessuno davanti a far strada, senza nessuno dietro a coprire le spalle, senza nessuno ai lati a bloccare gli incroci. Uno spasso. Favolose corse mozzafiato negli hinterland di Roma e di Milano, di Napoli e di Palermo (certo, un ciclismo così sarebbe riaccolto a braccia aperte dalle grandi città). Il pubblico, da casa, non si perderebbe un solo attimo della gara: finalmente spettacolo, finalmente emozioni. Tutti inchiodati davanti al televisore (anche perché dietro, solitamente, non si vede granchè). Tir contromano che fanno collezione di fuggitivi spiaccicati sul parabrezza. Signorotte parcheggiate a bordostrada che aprendo la portiera mentre sono al telefonino finalmente realizzano il grande sogno senile: non abbattere soltanto un banale bambinetto in mountain bike, ma un bel ventaglio di prestigiosi ciclisti professionali. E i famosi gipponi, che già pionieristicamente hanno dato con Pantani nella discesa verso Torino, tutti in giro finalmente a briglia sciolta, muovendosi con estro e imprevedibilità, con appostamenti mirati e imboscate ad personam, uscendo liberamente dalle stradine laterali e dai parcheggi dei beauty-center: non c’è niente di meglio che stendere un passista dopo una bella doccia solare…
Sarebbe tutto molto eccentrico e stravagante, molto new e molto wow. Il vero ciclismo giovane, al passo coi tempi, che tanti modernisti sognano, stanchi della tradizione e della normalità. Branchi di ciclisti ricoverati in rianimazione. Ammiraglie accatastate, auto dei giornalisti nei dirupi, zone rifornimento nel più totale relax, tanto fin lì non ci arriva mai nessuno. E se proprio serve ancora un vincitore, vince l’ultimo che resta in piedi, prima di finire dentro la betoniera in retromarcia.
Amici della scorta, amici della sicurezza, amici della buona educazione e della strada civile, forse avete sempre l’impressione che il vostro ruolo non sia ben compreso e ben valutato. Purtroppo, credo abbiate ragione. Io, se fossi in voi, eviterei tanti sforzi, tanti accorati discorsi, tante richieste di sensibilità. I tempi sono quelli che sono. C’è in giro un sacco di gente che fatica a capire il semplice ragionamento. Ha bisogno di esempi. Provate a parlarne tra voi: una domenica qualsiasi, anziché sacrificare affetti, tempo, occupazioni, mettetevi comodi a bordo strada, confusi tra il pubblico, e lasciate che il ciclismo faccia da solo. Godetevi lo spettacolo. Se resta qualcosa, il ciclismo si farà vivo molto in fretta. In ginocchio, chiedendo scusa, supplicandovi di tornare al vostro posto. Perché è vero che nessuno è indispensabile, ma voi siete necessari. Da parte mia, grazie.
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COMMENTI
anche da parte nostra!
6 novembre 2012 21:11 mini
A nome del Team Isonzo ringrazio quanti hanno frequentato il corso e sostenuto l'esame per diventare "gli angeli" dei ciclisti, coloro i quali fanno in modo che le otto gare per ogni categoria del ciclismo giovanile da noi organizzate, riescano a concludersi "normalmente". Alle scorte tecniche del Team Isonzo un sincero GRAZIE!!

MIGLIORARE
7 novembre 2012 00:53 girapedali
Gli addetti ai lavori riconoscono l'indispensabilità delle scorte tecniche, ma per il normale utente della strada vede un motocilista con una pettorina e/o forse una bandierina. Comprendo i costi ma perchè non pensare ad una specie di divisa una ed unica per tutt'Italia (magari simile ai colori della Polizia)?, l'utente della strada forse sarebbe più rispettoso nei confronti di tutta la carovana ciclistica. Saluti

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