PASSO SAN PELLEGRINO. Un paradiso per i ciclisti

| 03/08/2012 | 14:58
Il Passo San Pellegrino si conferma una delle località più rinomate per l’allenamento in altura. Anche quest’anno il Team Liquigas-Cannondale ha scelto quale sede del ritiro estivo l’ampio valico alpino situato a 2000 metri nel cuore della Val di Fassa, trasformando lo Chalet Cima Uomo nel suo headquarter per oltre due mesi. «È ormai risaputo che l’allenamento in alta quota ha effetti benefici sullo sviluppo delle prestazioni degli atleti di qualsiasi livello e disciplina sportiva, perché consente di migliorare la resistenza e la capacità aerobica oltre che di sostenere carichi di lavoro importanti anche nei mesi più caldi» spiega Paolo Slongo, direttore sportivo della corazzata Liquigas. «Bisogna, tuttavia, scegliere con attenzione la località di montagna nella quale soggiornare. A livello fisiologico, infatti, l¹altura è efficace solo dai 1900 ai 2500 metri».
Da questo punto di vista il Passo San Pellegrino rappresenta una soluzione perfetta e i numerosi successi ottenuti dal Team Liquigas-Cannondale ne sono la prova più evidente: dal terzo posto di Vincenzo Nibali, “lo squalo”, al Tour de France alla strepitosa vittoria del giovane e talentuoso Moreno Moser al Tour de Pologne fino alle prodezze di Peter Sagan. Altitudine giusta, clima secco, temperatura mite, ma non solo. Il Passo San Pellegrino si trova immerso in un contesto paradisiaco: natura rigogliosa, paesaggi bellissimi e ampia scelta di percorsi di diversa difficoltà e lunghezza.
Bastano pochi chilometri per raggiungere i più importanti passi dolomitici e, allo stesso tempo, non mancano le situazioni pianeggianti. L’ideale per poter differenziare ogni giorno la qualità e la quantità del lavoro svolto. «Il Passo San Pellegrino è diventato una delle tappe clou della nostra stagione - conferma Slongo -. Nei mesi di giugno e luglio, i più caldi e allo stesso tempo i più cruciali per la preparazione della squadra, salire in altura è fondamentale. Gli atleti trovano l’ambiente giusto per rifinire la condizione senza affaticarsi troppo effettuando allenamenti che certamente sarebbero proibitivi al livello del mare. L’ossigeno più rarefatto della montagna, poi, abitua il fisico a sfruttare al meglio la respirazione e a sviluppare una maggiore capacità di adattamento alle situazioni più difficili».
Professionisti o cicloamatori, è fondamentale trascorrere in quota almeno 15 ore al giorno per due settimane all’anno. Il carico di lavoro invece va definito sulla base degli obiettivi e del calendario degli impegni: salire in altura, infatti, può aiutare a migliorare le performance, ma anche a riposare e recuperare gli sforzi già fatti.
«Nel primo caso - continua Slongo - si deve iniziare con alcuni giorni di allenamento leggero (2/3 ore) per permettere al corpo di adattarsi alla nuova situazione atmosferica. Seguiranno due giorni di carico (4/5 ore), un giorno di riposo e altri due giorni intensi dedicati prima a lavori di qualità (alternando ripetute in SFR salite-forza-resistenza a ripetute al ritmo soglia e ritmo medio) e poi a lavori di volume (privilegiando percorsi più lunghi ma meno impegnativi, mantenendo frequenze di pedalata più blande). Quindi ancora un giorno di riposo e si riparte con lo stesso programma.
«Nel secondo caso, invece, il soggiorno in altura è utile all’atleta per rigenerarsi sia fisicamente che mentalmente. In una situazione di scarico, l’allenamento sarà sempre molto leggero e alternato a momenti di riposo. L’obiettivo è quello di mantenere la tonicità ed evitare l’aumento di peso in vista dei successivi appuntamenti agonistici» conclude Slongo. Scopri dove si allenano i campioni su www.passosanpellegrino.it!
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