Marrone: positivo il bilancio della Ceramica Flaminia

| 03/11/2005 | 00:00
Al termine della prima stagione della Ceramica Flaminia nel mondo dei professionisti, il team manager Roberto Marrone stila il bilancio della sua formazione. Com’è andato il 2005? «Bene, direi. Sono più che soddisfatto anche se in alcune occasioni avremmo potuto raccogliere di più. Abbiamo avuto alcune rivelazioni ma anche, devo riconoscerlo, qualche delusione». Felice della prima esperienza in gruppo? «Sì abbastanza. All'inizio ci guardavano con diffidenza, come fossimo quasi degli intrusi, poi con il tempo il nostro modo di lavorare, la serietà e la professionalità dimostrata ci hanno consentito di entrare a pieno titolo tra le squadre più considerate». Qual è stato l'aspetto che più l’ha colpita del mondo del professionismo? «Devo dire che mi aspettavo un ambiente diverso. Nel ciclismo la tradizione conta ancora tantissimo e questo credo sia un bene, di contro mi sono reso conto che c'è bisogno di acquisire una mentalità più imprenditoriale e meno artigianale, qualcosa che sappia coniugare tradizione e innovazione. E’ giusto mantenere i valori sani di questo sport ma è altrettanto necessario gestire il movimento adeguandosi ai cambiamenti che il resto del mondo sportivo ha già attuato. Se le gare vengono trasmesse solo sul satellite, è evidente che non vendiamo bene il prodotto». Si parla di professionismo, ma che tipo di professionalità dimostrano le diverse componenti del gruppo? «Nel gruppo c'è un pò di tutto; in Italia ad esempio convivono tranquillamente degli ottimi manager con altrettanti "praticoni". Forse una Coverciano dei tecnici e dei Master per i manager potrebbero contribuire ad una crescita di tutto il movimento. La componente che più si è evoluta è quella di corridori, gli unici a rinnovarsi portando sempre nuove istanze». Pensa che l'azienda investitrice sia sufficientemente tutelata dalle istituzioni? «Se per istituzioni si intendono quelle sportive, penso che vi siano delle lacune che vanno colmate al più presto; oggi chi investe nel ciclismo ha tantissimi doveri e nessun diritto, fatto salvo chi ha i mezzi per entrare nel Pro Tour. Chiunque può inventarsi una squadra e può schierare ammiraglia e corridori al fianco delle migliori formazioni. Non è così negli altri sport. Le nuove regole UCI hanno di fatto creato la serie A-B-C anche nel ciclismo; credo sia importante verificare che chi entra, a qualsiasi livello, abbia le caratteristiche per poterlo fare. Non esistono un albo e una deontologia del team manager: Penso che l'albo sia un'esagerazione, nel senso che fare il manager è più una vocazione che un mestiere vero e proprio. Certo, chi come me viene dal mondo delle aziende si rende conto che c'è molta improvvisazione. Comunque credo che ognuno abbia il diritto di iniziare un'attività e se ne ha le capacità può anche emergere. Quello che non accetto è che da parte di alcuni ci sia la presunzione di avere più diritti solo perchè ha più anzianità di carriera». Ha fatto rumore l'acquisizione di Michele Scotto D'Abusco nella Ceramica Flaminia 2006. «In effetti sono rimasto amareggiato per come i giornali hanno evidenziato la notizia dando un taglio che tendeva più a screditare il ragazzo piuttosto che a recuperarlo. In gruppo ci sono molti atleti che in passato hanno subito squalifiche per doping e poi hanno trovato di nuovo squadra,ma non per questo se ne deve parlare male. Michele è stato fermato per la norma sulla tutela della salute, non ha subito squalifiche, ed inoltre l'asportazione della milza subita all'età di 9 anni sembra sia la causa dei suoi sbalzi di ematocrito. Comunque se un ragazzo, un giovanissimo atleta come lui viene fermato o punito dai regolamenti per aver violato le norme, non per questo non deve avere una possibilità di riscatto; lo stesso Presidente Federale Di Rocco, ebbe modo di dirmi che è meglio un ragazzo in più recuperato al gruppo che uno in più fra alcol, droghe e discoteche. Certo, la recidiva, qualora vi fosse, deve essere punita in maniera esemplare».
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