LA STAMPA.IT. A Laigueglia è sbocciato un altro Moser

| 19/02/2012 | 12:15

Sulla riviera dei fiori è sbocciato un altro Moser. Ventiquattro anni dopo l’ultimo successo di Francesco, avvenuto a fine maggio 1988 nel circuito di Hamilton, in Canada, pochi giorni dopo la conquista del record dell’ora indoor a Stoccarda, il penultimo rampollo della famiglia più prolifica del ciclismo italiano, Moreno, 21 anni, si è imposto ieri pomeriggio, con il piglio del campioncino di razza, nel 49° Trofeo Laigueglia, semi-classica che quest’anno ha ritrovato lo spessore organizzativo dei suoi anni d’oro. Il capostipite della famiglia Moser, ceppo trentino di Palù di Giovo, si chiama Aldo, oggi ha 78 anni e nella sua lunghissima carriera ha vinto un G.P. delle Nazioni a cronometro a Parigi, un Trofeo Baracchi con Baldini, indossando anche la maglia rosa al Giro. Poi hanno gareggiato tra i professionisti anche Enzo, classe 1940, e Diego (’47) prima che salisse alla ribalta Francesco (’51), protagonista assoluto dal 1973 fino alla tarda primavera del 1988. Ha corso in bici anche Alferio, ma si è fermato alla categoria dilettanti. Esauriti i fratelli, sono entrati in scena i figli. Diego ha avuto tre maschi, tutti corridori: Matteo, buon dilettante, Leonardo, che ha disputato quattro stagioni tra i "prof" e Moreno, nato il giorno di Natale del 1990, che ha debuttato quest’anno nella categoria superiore con i colori della Liquigas-Cannondale, al fianco di Nibali e Basso. Il più giovane della nidiata è Ignazio, classe 1992, figlio di Francesco, che ha debuttato l’anno scorso fra gli Under 23 vincendo la prima corsa della stagione. Un’autentica saga familiare, dunque, che ieri pomeriggio a Laigueglia ha vissuto un momento-clou quando Moreno, alla quarta corsa tra i professionisti, ha staccato tutti a tre chilometri dall’arrivo, quasi al culmine di Capo Mele, e poi ha saputo mantenere con bravura quei cinquanta metri di vantaggio che gli hanno permesso di conquistare a mani alte la prima vittoria della Moser-story di seconda generazione.

"Nel finale stavo bene - ha detto Moreno dopo l’arrivo - e ho approfittato di un attimo di rallentamento del gruppo per comportarmi esattamente come avrei fatto tra i dilettanti: sono scattato e non mi sono più voltato fino all’arrivo. E’andata bene e ancora non mi pare vero di aver vinto la prima gara nella quale ho avuto la possibilità di fare la mia corsa. Nelle prime tre uscite stagionali avevo dovuto aiutare il mio compagno di squadra Viviani, che ha vinto in tutte e tre le occasioni". Quanto ha condizionato la carriera di Moreno il fatto di portare un cognome così pesante? "Per quanto riguarda i risultati - risponde il corridore - direi poco o niente. Ma forse, se non mi fossi chiamato Moser, avrei smesso dopo le prime gare dei Giovanissimi, quando i risultati erano proprio deludenti. Invece mio fratello Leonardo e mio padre Diego, oltre allo zio Francesco, hanno voluto che insistessi, e adesso li ringrazio, perchè se non fosse stato per loro due oggi non avrei provato una gioia così grande. E sono davvero contento che oggi ci fosse mio padre a vedere la corsa". Pur emozionato e sorpreso, ma non troppo, della sua vittoria, Moreno è comunque parso molto sicuro di sè. "Rispetto tutti i corridori più anziani di me - ha concluso - ma non temo nessuno". Pura razza-Moser, senza alcun dubbio...

da La Stampa.it a firma Franco Bocca

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COMMENTI
moser
19 febbraio 2012 12:53 insella
La liquigas con SAGAN e MOSER ha trovato il vero futuro.

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