| 20/10/2005 | 00:00 E' inutile negarlo: stiamo vivendo un momento molto particolare e difficile. Per il ciclismo italiano sicuramente. L'apice - o il punto più basso a seconda dei punti di vista - di questa crisi è stato toccato con «la beffa» riservata a Gian Carlo Ferretti, che al momento si trova con un pugno di mosche in mano, dopo che l'operazione Sony-Ericsson si è rivelata una bolla di sapone. Storie di intermediari e intermediazioni. Di amici o presunti tali. Qualche settimana fa tutti tronfi e pronti a far sapere: «Nell'operazione Ferretti ci sono dentro anch'io: sono io che ho orchestrato tutto». Oggi che Ferretti ha scoperto con dolore e sgomento di essere stato gabbato, tutti prendono le distanze. «Io? Io non c'entro assolutamente niente. Ho solo fatto una brochure, li ho solo messi in contatto».
Una storia a tinte fosche, giocata tra Svezia, Inghilterra e la Versilia. Promesse di sponsor del calibro di Sony, Ikea e Tetrapak. Promesse di ogni tipo, fatte da un fantomatico Gastone (nato a Barletta, sposato in Val d'Aosta, oggi separato e senza fissa dimora: è lui la mente, non certo Fabrizio Giorgeri o Ennio Bongiorni, che avrebbero avuto un ruolo minimo nell'operazione: consigliare a Gastone di rivolgersi a Ferretti, esperto e qualificato team manager, in cerca di sponsor dopo l'annunciato addio della Fassa Bortolo) che in contemporanea (non quindi solo a Gian Carlo Ferretti) ha proposto sponsor e sponsorizzazioni anche a Fabio Bordonali ed Emanuele Bombini, questi due abili a dire: «no grazie».
Quest'ultimo, Emanuele Bombini ha purtroppo deciso di andare anche oltre e fare quindi un passo indietro: continuerà a vender case e prendersi l'ennesima pausa di riflessione in materia ciclistica. Basta Barloworld, basta Valsir. «Probabilmente non è il caso che io vada avanti - ci ha detto sconsolato ma sereno Bombini -. Il ciclismo resta nel mio cuore, non è detto che un giorno possa riprovarci, ma ci vedo poco chiaro e per il momento preferisco starne fuori».
Chi in punta di piedi ha deciso di restare dentro è Davide Boifava, uno che di cose in grande ne ha fatte tante, ma non ha problemi a farne anche di piccine: con grande dignità. Quest'anno ha allestito la Androni Giocatolli, un piccolo team Continental di dieci corridori, diretti da Mario Manzoni. «Siamo andati benino - dice Davide -, e alla fine siamo contenti lo stesso. Qualche giovane interessante l'abbiamo tirato fuori, e qualche giovane interessante ce l'hanno anche già portato via, e questo significa che abbiamo lavorato bene».
Boifava si sta guardando attorno, come è suo costume non fa proclami, ma in cuor suo starebbe pensando anche ad un ulteriore salto di qualità: allestire per il 2006 un team Professional. «Ci sto pensando, stiamo valutando un po' tutte le cose - ci ha detto - e non è detto che a fine mese possa ufficializzare qualcosa di buono».
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