CORSPORT. Bartoli: «Bettini? Buon ct, ma tagli certi cordoni...»

| 09/12/2011 | 16:42
L'idea gli venne
qualche anno fa, per caso e anche per
gioco. Portare per la prima volta nella
storia il Mondiale di ciclismo a Firenze,
nella regione di Gino Bartali, di Fiorenzo
Magni, ma anche di Mario Cipollini,
Franco Ballerini, Paolo Bettini e, perché
no, pure sua, di Michele Bartoli, 41 anni,
il leoncino delle Fiandre e per anni
capitano della nazionale di ciclismo. Sarà
stato per quella maledizione da terzo
posto - conquistato ai Mondiali di Lugano,
nel 1996, e di Valkenburg, due anni dopo -
, o forse più per la voglia di provare a
vincere l'ennesima battaglia, Bartoli ci ha
creduto fino in fondo. E' stato lui a tirare
la volata, lui a cui a volte la tiravano gli
altri, lui che più spesso sapeva fare
splendidamente da solo. Potrebbe pure
entrare nel comitato organizzatore, a casa
sua, in Toscana, ma su questo deve
ancora riflettere. «Sapere di aver
riportato il ciclismo a casa sua, mi rende
orgoglioso. Non potendolo vivere da
protagonista, in sella alla mia bici, mi
prendo intanto questa vittoria, una
vittoria di cui pochi sanno ma che proprio
per questo mi fa essere felice».
ichele Bartoli, come è nata questa aspirazione?
«E' nata per caso, o forse no. E' nata per
l'amore verso il ciclismo, verso Firenze e la
Toscana. Ero al Piazzale Michelangelo con
degli amici. Stavo guardando la città dall'alto,
pareva una cartolina. E dissi: “Certo
che correre il prossimo Mondiale qui sarebbe
perfetto”. Passare dalle parole ai fatti è
stata una logica conseguenza, grazie anche
all'esperienza di Gabriele Sola, già direttore
generale del Mondiale di Varese, uno dei
migliori a cui io abbia mai assistito».
Quali sono i possibili favoriti sul percorso
toscano?
«Il tracciato sarà particolarmente impegnativo
e selettivo. I favoriti saranno senza
dubbio i fondisti. Quello del 2013 potrebbe
essere il Mondiale di Giovanni Visconti, tre
volte campione italiano in linea, ma attenzione
al belga Philippe Gilbert, uno dei corridori
che stimo maggiormente».
A proposito di Gilbert, atleticamente la ricorda
molto. Concorda?
«Sì, ed è un riconoscersi l'uno l'altro reciproco.
Ho parlato con Philippe poco tempo
fa e mi ha fatto piacere sentirgli dire che
ancora oggi si ispira al mio stile di corsa. E'
uno dei due corridori al mondo capace di fare
sempre la differenza».
E l'altro chi è?
«Alberto Contador, un campione vero».
La riapertura del processo e l'attesa per la
sentenza, dopo la positività al clenbuterolo
riscontrata al Tour del France nel 2010, rischiano
di offuscarne i meriti?
«Se il Tas dovesse pronunciarsi con una
condanna, andando contro l'assoluzione della
Federciclo spagnola, Contador ne uscirebbe
sconfitto. Io però sono convinto che,
doping o non doping, lui sia un fuoriclasse
vero. Di quelli capaci di vincere in qualsiasi
circostanza».
Tra gli italiani, invece, chi potrebbe essere
il Bartoli del ventunesimo secolo?
«Faccio due nomi, Vincenzo Nibali e Giovanni
Visconti, anche se quest'ultimo dovrà
dimostrare di saper fare il definitivo salto di
qualità. Da anni viene considerato una promessa
del ciclismo italiano, ma il tempo degli
esperimenti è finito. Deve vincere e deve
farlo nelle gare che contano, dal Giro
delle Fiandre, alla Liegi-Bastogne-Liegi fino
alla Milano-Sanremo. Il tempo, del resto,
per gli atleti passa sempre troppo velocemente.
Lo devi rincorrere senza pietà».
Tra i giovani, chi potrebbe essere la rivela-
M
zione della prossima stagione?
«Enrico Battaglin. Ha già fatto vedere talento
e determinazione. E' veloce e si difende
bene sugli strappi, anche se in salita può
e deve migliorare ancora tanto».
Oggi è il ct azzurro, ma Paolo Bettini in
passato è stato anche suo gregario. Troppo
severe le critiche che sono piovute sulla
sua testa dopo il fallimentare mondiale su
strada di Copenaghen?
«Dalle critiche si può sempre trovare lo
spunto giusto per ripartire e fare bene. E'
una persona straordinaria, ma fare il commissario
tecnico implica oneri e onori. Innanzitutto
dovrebbe tagliare il cordone ombelicale
con alcuni “vecchi amici”, mi riferisco
a Luca Paolini e Matteo Tosatto. Ha
bisogno di una Nazionale garibaldina, perché
sono passati i tempi in cui io e Francesco
Casagrande garantivamo i risultati e gli
altri rappresentavano spalle importanti.
Oggi è diverso e, come in tutti gli sport, anche
nel ciclismo contano le vittorie. Deve
poi saper sopportare il peso politico delle
squadre, senza restare schiacciato dai consigli
accorati dei vari direttori sportivi. E'
un grande conoscitore del ciclismo ed ha
dalla sua l'età, è molto giovane. Può tagliare
traguardi importanti».
Che cosa si aspetta dalla prossima stagione?
«Sono tifoso del ciclismo italiano, ma purtroppo
mi aspetto poco. Le cose non vanno
benissimo. Potranno regalare qualche soddisfazione
corridori come Basso, Cunego e
Petacchi, ma è ancora troppo poco».
Bartoli, venti anni fa, nel 1992, lei debuttava
tra i professionisti. Che cosa è cambiato
rispetto ad allora?
«Ho vissuto probabilmente gli anni più belli
di questa disciplina in sella alla mia bici.
L'Italia tifava per noi, la gente scendeva per
strada durante le corse e c'era pure una bella
concorrenza televisiva, quella tra Rai e
Mediaset, che alimentava l'entusiasmo, la
voglia di correre, di mettere in piedi battaglie
all'ultima pedalata. Per riavere quel ciclismo,
basterebbe poco. Basterebbe parlare
di ciclismo, di quello pedalato che poi è
pure l'unico che conta davvero e che la gente
ama».

dal Corriere dello Sport - Stadio a firma di Francesca Bandinelli/atc
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COMMENTI
Bravo Michele!
9 dicembre 2011 19:19 magico47
..Mai nessuno parla così chiaro e schietto...chi vuol capire capisca,dentro il suo discorso c'è tutto!

Questo è voler bene al nostro CICLISMO.
--------------------------------------

Loriano Gragnoli DCI

Guerriero
9 dicembre 2011 22:10 warrior
Sempre il N° 1

CT
10 dicembre 2011 02:18 ciba
Questo e' il tuo ruolo....... Pensaci Campione

cordoni e risultati
10 dicembre 2011 06:22 limatore
Basso, Cunego e Petacchi, mi sembrano un "tu" bel cordone ombellicale (due non possono più andare in Nazionale, lo hai letto?). "risultati garantiti", lasciamo perdere, da due nomi come i vostri come tifosi della Nazionale, ci aspettavamo sicuramente di più dei "discreti" piazzamenti, non mi sembravate così infallibili a Mondiali e Olimpiadi.

Grazie per bei commenti
10 dicembre 2011 18:53 michelebartoli

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