CASO PANTANI. Ecco le motivazioni dell'assoluzione di Carlino

| 23/11/2011 | 20:43
Fabio Carlino non ha avuto alcun ruolo nè «causale» nè «doloso» in relazione alla morte del campione di ciclismo Marco Pantani, morto per overdose nel residence Le Rose di Rimini nel febbraio del 2004. Lo ha sottolineato la
Cassazione nello spiegare il perchè, lo scorso 9 novembre, ha assolto Carlino condannato sia in primo che in secondo grado a quattro anni e sei mesi di reclusione oltre ad un risarcimento di 300 mila euro in favore dei familiari del Pirata.
Nelle motivazioni contenute nella sentenza 43106 della Sesta sezione penale, gli “ermellini” scrivono che dai fatti «emerge evidente l’estraneità di Carlino non solo rispetto alla compravendita dello stupefacente, ma anche rispetto alla fase della consegna, interamente gestita dalla coppia Fabio Miradossa e Ciro Veneruso, i quali, pur potendo servirsi dell’ausilio di Carlino direttamente pressato dal compratore, ritennero di non coinvolgerlo».
Fabio Carlino era stato condannato per aver provocato, con la vendita di cocaina purissima, la morte per overdose del ciclista Marco Pantani. Ora la Cassazione spiega che «il fatto che Carlino abbia avvertito Miradossa e Veneruso che non desiderava subire oltre le assillanti visite di Pantani e abbia inidcato a Veneruso dove quegli alloggiava è stato dai giudici di merito caricato di un significato accusatorio che oggettivamente non possiede».
D’accordo con la difesa, la Suprema Corte fa anzi notare che «la protesta di Carlino può essere altrettanto ragionevolmente intesa come un invito a troncare il rapporto di fornitura con quel cliente che tanto lo importunava».
In definitiva piazza Cavour osserva che «non vi è spazio per ravvisare nel comportamento tenuto da Carlino un contributo causalmente efficiente - e ancor meno doloso - nella cessione della sostanza che ha poi innescato il processo patologico che ha condotto a morte l’assuntore».
Da qui l’annullamento della sentenza della Corte d’appello di Bologna del 23 novembre 2010 «perchè i fatti non sussistono».
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