FEDERCICLISMO. Lettera aperta sulla prossima Assemblea

| 06/10/2011 | 08:50
Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Pensiamo che tutte le persone di buon senso e buona volontà dovrebbero provare a riflettere su di un dato: come mai, in un momento così parco di risorse, il Consiglio Federale ha deciso di indire una assemblea straordinaria per modificare uno statuto che ha un anno e mezzo di vita e che, più opportunamente, si potrebbe aggiornare alla fine del quadriennio, in una unica convocazione, integrando questo con il riordino più generale della stessa struttura Coni?
La risposta è semplice. Per rendere potenzialmente possibile un terzo mandato dell’attuale presidente federale, serve abbassare il quorum dei voti necessari dal 65 al 55%. Ma per farlo, senza dare l’impressione di un provvedimento “ad personam”, occorreva infarcire il tutto con una presunta necessità di modifiche statutarie urgenti e necessarie, che alla base nessuno ha mai avvertito come tali e che il Coni non ha propriamente richiesto.
Ovviamente, non si discute il diritto ad agire per avere uno statuto federale migliore. L’appuntamento del prossimo 4 dicembre ha, però, un significato ben diverso da quello che si vorrebbe far credere, con l’aggravante di alcuni propositi avventati come quello di introdurre una Lega Dilettanti (come non bastasse il fallimento di quella dei Professionisti), oppure quella di eliminare alcuni Comitati Provinciali senza affrontare il riordino delle competenze tra il Governo centrale e la periferia dei comitati regionali, e tra questi ultimi e le province, secondo criteri di forte decentramento federale in grado di assegnare risorse e poteri effettivi ai livelli territoriali che  producono ciclismo e non lo rappresentano soltanto.
Alla prossima Assemblea Straordinaria non sarà quindi lo Statuto ad essere protagonista, bensì la scelta politica di ridare fiducia all’attuale gruppo dirigente federale e ai suoi calcoli di succedere a se stesso, oppure, di converso, come noi auspichiamo, l’occasione per incominciare a dare segni di volontà profondamente diverse, che respingono le attese personali di un gruppo federale ampiamente al di sotto delle aspettative. Un gruppo federale che non ha innovato, che non ha recuperato risorse, che non ha attinto alle competenze migliori, che non ha difeso le società di base dalla crescita disordinata del patrimonio atletico, che non ha combattuto il fenomeno delle società fasulle costituite per soli scopi elettorali, che non ha coerentemente combattuto il doping e che quando ha provato a farlo non ha pensato anche alla dignità dei corridori e delle persone coinvolte. Un Consiglio federale che si è dimostrato forte coi deboli e deboli coi forti, introducendo discutibili misure retroattive che però non sono state applicate anche  a quei dirigenti e tecnici, che nei loro trascorsi hanno subito provvedimenti per le stesse ragioni o di pari valenza morale.
Nella battaglia per dare alla FCI gli assetti migliori, è legittimo avere opinioni diverse ed anche occasioni di acceso confronto. Questa, in fondo, è la democrazia e sempre deve valere il rispetto per chi nella Federazione esercita un mandato di governo, come per chi, invece, vi appartiene pur non ritenendosi positivamente rappresentato.
E’ necessario però rivendicare una maggiore onestà culturale, dicendo le cose per quelle che sono.
Quindi, e ci rivolgiamo a quelli che ritengono necessario produrre un rapido cambiamento delle condizioni in atto, se davvero vogliamo avviare  un percorso nuovo, che non rinnovi il mandato a gran parte dell’attuale gruppo dirigente federale, a Bologna dovremo mandare delegati determinati e coscienti del loro ruolo: ne va del futuro del nostro sport.
C’è poco tempo a disposizione. Nei due mesi che ancora restano sarà necessario organizzare incontri di approfondimento sui temi statutari e di politica sportiva, ma nei prossimi 15 giorni, perché di tale breve periodo si tratta, occorrerà invece che le società sportive riflettano seriamente e profondamente su chi proporre come delegati - per gli affiliati, per gli atleti e per i direttori sportivi -, affinché nelle imminenti assemblee provinciali sia possibile un vero confronto di idee, determinando così le condizioni  per eleggere delegati consapevoli che le sorti federali del prossimo quadriennio dipenderanno in gran parte da quello che potrà accadere a Bologna il prossimo 4 dicembre.

Silvano Antonelli
Tonino Buda
Franco Mancini
Giorgio Tampieri
Marco Boretti    
Andrea Vezzosi
Gianni Pozzani
Giorgio Macente
Leonardo Levati
Walter Fusconi
Ivano Landi
Oscar Pirazzini
Giampaolo Scalorbi
Luigi Perugini
Augusto Rosati


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COMMENTI
Lettera aperta
6 ottobre 2011 09:39 extremo1
Concordo pienamente con l'articolo pubblicato.E' ora di mettere l'uomo o gli uomini al posto giusto.Non si scladano le sedie o le poltrone, ma bisogna impegnarsi attivamente.

Datevi da fare!
6 ottobre 2011 11:00 FrancoBui
L'assemblea è chiaramente un modo (davvero sovietico) per tenersi ben saldi alle poltrone. L'unico modo per difendersi da questi abusi della politica Fci è darsi da fare, trovare un alternativa valida a Di Rocco (vera, clamorosa delusione del ciclismo italiano dell'ultimo decennio, altro che Nazionale a COpenhagen), votarla ed eleggerla. Il resto sono chiacchiere

Un atto di coraggio!!!!
6 ottobre 2011 16:19 valentissimo
PRESIDENTE, la prego, per il bene del ciclismo, dica in assemblea che lei non si ricandiderà meai più e che varrà per tutti la regola dei due mandati al massimo. Per la sua sostituzione, non faccia dividere la FCI, sia lei con un atto di amore verso questo sport a scegliere quella che ritiene la persona più adatta e non quella più fedele.
Mostri il suo amore per questo sport e per questo ente e faccia la scleta più giusta!!!!!

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