CASO PINARELLO. Disposte nuove analisi sul cuore di Andrea

| 10/08/2011 | 10:00
Un infarto o un'aritmia. L'autopsia eseguita ieri mattina sul corpo di Andrea Pinarello, deceduto mercoledì scorso a 40 anni a Staranzano (Gorizia) al termine della prima tappa del giro del Friuli, ha chiarito che è stato il cuore a tradire il manager-ciclista. Ma non ha potuto stabilire, con certezza, la causa del decesso. Tanto che è stato deciso l'espianto del cuore, subito inviato all'Istituto di Anatomia Patologica dell'Università di Padova (responsabile, dottor Gaetano Thiene) per i necessari approfondimenti istologici. Solo il completamento della perizia affidata dalla Procura di Gorizia alla dottoressa Cristina Furioso, affiancata dal dottor Francesco Munari (consulente della famiglia Pinarello) permetterà di chiarire cos'è realmente accaduto al manager.
«Dall'esame macroscopico del cuore non è emerso nulla di rilevante - fanno sapere i periti - Per questo si è reso necessario l'espianto per l'esame istologico. Nessun problema neppure agli altri organi». Il termine stabilito per il deposito delle conclusioni è di 30 giorni: entro fine settembre, pertanto, sarà possibile conoscere l'esito degli approfondimenti e che cosa, esattamente, ha ucciso il manager-ciclista. Conclusioni importanti anche per definire gli sviluppi dell'inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Valentina Bossi. Se a causare il decesso è stato un infarto, allora, il fascicolo è destinato a chiudersi con un'archiviazione. Se invece ad uccidere Andrea Pinarello è stata un'aritmia, allora, potrebbero essere rilevate e contestate eventuali responsabilità. Innanzittutto perché il ciclista era stato sottoposto proprio lo scorso marzo a un'ablazione cardiaca per eliminare l'aritmia di cui soffriva e che gli impediva di svolgere l'attività agonistica. L'operazione era stata fatta al San Raffaele di Milano e tutto sembrava essere andato per il verso giusto. Tanto che il manager trevigiano aveva partecipato successivamente a prove piuttosto impegnative come la maratona delle Dolomiti, quella di New York e il Giro delle Fiandre. E mercoledì scorso, appunto, al Giro del Friuli dopo una serie di controlli medici dai quali era uscito con il via libera. Era davvero tutto in regola o qualcosa è sfuggito durante le visite? Ma c'è anche un altro aspetto su cui la famiglia chiederà accertamenti: «Occorre verificare se alla gara c'era il defibrillatore o meno - sottolinea l'avvocato Roberto Campion, legale della famiglia Pinarello - Se Andrea è morto per un infarto, allora, non c'era nulla da fare, ma se invece è stata un'aritmia il defibrillatore poteva salvarlo». Solo il completamento della perizia (non è stato ancora fissato il giorno in cui inizieranno le operazioni istologiche) permetterà di chiarire il quadro. Nel frattempo la Procura di Gorizia ha disposto il sequestro delle cartelle cliniche del ciclista alla ricerca di una risposta a una morte così improvvisa e drammatica.

da La Tribuna di Treviso
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