GIRO FOR GHISALLO. Arriva la maglia numero 22

| 01/08/2011 | 14:07
Originario di Adrara San Rocco, in Val Cavallina (provincia di Bergamo), Renzo Bordogna da più di 40 anni vive oltreconfine, a Mendrisio, Svizzera italiana. Direttore di diversi istituti di credito, un passato in politica, oggi dirige una fiduciaria insieme al figlio Massimiliano. Da queste parti è considerato un patriarca del ciclismo, visti gli sforzi (negli anni) per portare nel Ticino il Giro (quattro tappe) e il Lombardia (tre partenze), senza contare i felici connubi con il Tour de Suisse. Eppure gli esordi vedono il pallone protagonista: «Giocavo a calcio, bene e volentieri. Purtroppo un incidente mi ha stroncato, diciamo così, la carriera. Pur rimanendo molto tifoso (dell’Inter), grazie a un amico nel 1970 entro nel Velo Club di Mendrisio. L’ho “timonato” per 30 anni con grandissime soddisfazioni».
Dopo un solo anno nell’ambiente, la grande occasione iridata: «Il Mondiale del 1971 non doveva disputarsi a Mendrisio, bensì a Berna. Per vari problemi, anche di ordine finanziario, mi chiedono di presiedere il comitato organizzatore e spostare la sede. Dopo un’iniziale indecisione, prendo le redini e insieme a una serie di volontari in 7 mesi riuscimmo a fare tutto, chiudendo anche il bilancio in attivo». L’edizione fu indimenticabile con il trionfo in volata Eddy Merckx su Felice Gimondi, dopo una gara in cui i due rivali rimasero appaiati tutto il tempo.
Con quell’esperienza, Renzo ha modo di conoscere il gotha del ciclismo, affezionandosi in particolare a Felice Gimondi e Fiorenzo Magni. È proprio il presidente del Museo del Ghisallo a consigliarlo nei momenti di difficoltà nei mesi precedenti alla rassegna mondiale, cementando un legame che perdura tutt’oggi. «Partecipo volentieri a Giro for Ghisallo anche in onore di Fiorenzo: un uomo eccezionale, sotto tutti gli aspetti».
Da quel Mondiale, la frequentazione del mondo del ciclismo diviene una piacevole abitudine che lo porta a seguire spesso il Giro d’Italia, corsa cui è molto affezionato. Compresa l’edizione del 2000, vinta da Garzelli a cronometro su Francesco Casagrande, in rosa per 11 tappe. «Sono amico di Francesco da molto tempo. Quell’anno seguo le ultime tappe e, nonostante le sue rassicurazioni, alla vigilia della crono Briancon-Sestriere, lo vedo zoppicare vistosamente. Intuisco che non ce può fare e così (sorride ndr) gli chiedo una maglia subito, senza aspettare la fine del Giro. È comunque un bel ricordo, nonostante la sconfitta a due tappe dalla fine. Ora sono ben felice che dimori al Museo, dedicata al Velo Club di Mendrisio che proprio quest’anno festeggia i 110 anni di storia».
Ricordiamo che chiunque può partecipare a Giro for Ghisallo: campioni, grandi ex, suiveurs, semplici appassionati. L’unica condizione è possedere una maglia effettivamente indossata da un corridore dal 1931 a oggi. Per ogni rosa recuperata, il Giro d’Italia provvederà a una donazione di 500 euro in favore della Fondazione del Museo del Ghisallo.
Ecco la lista dei 20 donatori aggiornata ad agosto 2011: Ivan Basso, Paolo Bettini, Andrea Noè, Fiorenzo Magni, Giorgio Cimurri, Pietro Illarietti, Piergiovanni Sciascia, Stefano Diciatteo, Pierangelo Meroni, Renzo Zanazzi, Renato Di Rocco, Paolo Savoldelli, Alfredo Martini, Aldo Colombo, Pasquale Golia, Moreno Argentin, Luca Fornara, Giovanni Visconti, Renzo Bordogna.
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