TOUR. Eppure gli italiani sono sempre lì

| 17/07/2011 | 18:54
Cavendish primo, ed è quasi scontato, Farrar secondo, e non c’è nulla di strano, ma a completare i primi quattro dell’ordine d’arrivo della quindicesima tappa del Tour ci sono due italiani: il vecchio Alessandro Petacchi e il giovane Daniel Oss.
Per la prima volta in questo Tour il velocista spezzino, 37 anni, si è sentito talmente bene da chiedere alla squadra di lavorare negli ultimi chilometri, e nel finale è riuscito in rimonta ad agguantare il secondo podio del suo Tour, dopo la piazza d’onore di Chateauroux.
“Sono contento per come è andata questa volta - dirà dopo l’arrivo -: Bole e soprattutto Hondo sono stati bravissimi ad infilarsi nel treno HTC e alzare l’andatura. Io purtroppo ho perso posizioni nell’ultimo chilometro e la fatica fatta per rimontare mi ha impedito di essere più esplosivo in volata. Comunque sono in crescita e spero che a Parigi avremo miglior fortuna”.
Daniel Oss, 24 anni, dopo aver peccato di inesperienza nella tappa di Carmaux, quando si è trovato in prima posizione troppo presto, oggi si è mosso come un navigato velocista, incollandosi dai meno venti ai meno otto alla ruota di Hushovd e poi a quella di Cavendish. “La settimana scorsa mi hanno fregato e oggi li ho fregati io - sospira il trentino dopo l’arrivo -. Ho imparato molto da quella volata e adesso ho anche più fiducia. Sarà perché i velocisti puri sono più stanchi dopo due settimane di corsa, ma oggi sono riuscito a infilarmi bene nella mischia. Tatticamente sono stato perfetto, mi manca ancora qualcosa a livello di gambe, ma contro questo Cavendish c’è poco da fare”.
Un altro italiano in evidenza è stato Marco Marcato, che a 2.5 km dall’arrivo ha seguito Gilbert in un’azione coraggiosa. “Mi sento bene e quando ho visto partire Gilbert non ce l’ho fatta proprio  stare fermo. E’ il mio primo Tour, e credo di stare dimostrando di valere la partecipazione in una corsa come questa. Domani ci si riposa e poi spero di combinare qualcosa di buono nella tappa di Pinerolo”.

da Montpellier, Francesco Cerruti
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