Gianni Melioli: «L'affare Armstronng? come quello della Juve»

| 23/08/2005 | 00:00
''Il caso Armstrong? E' in un certo senso come quello della Juve: le due situazioni hanno in comune che a distanza di tempo, in un caso con dei test diretti, in un altro con test indiretti, si sono avute prove dell'assunzione di farmaci: ma c'e' un vuoto della legge sportiva''. E' il parere del professor Gianni Melioli, Primario del Laboratorio di analisi dell'ospedale Gaslini di Genova, esperto della ricerca sull'Eritropoietina e perito di Guariniello al processo di Torino. Per diverso tempo si e' occupato, per conto della procura di Torino, di verificare se per i calciatori bianconeri sussistessero tracce di Epo da dati indiretti. Qualcosa non molto diverso da quel che succede ora per il ciclista americano, anche se i dati vengono da un campione d'urina congelato. ''Da un punto di vista medico - spiega Melioli - se io scopro che c'e' stata nel passato una infezione da un determinato virus, prendo delle decisioni. Da un punto di vista del diritto sportivo e della medicina sportiva tutto questo invece e' da codificare, nel senso che non c'e' una legge che ci dica cosa e' successo e come dobbiamo comportarci se scopriamo che siamo in evidenza di un dolo 5 anni prima - continua il professor Melioli - Pero' nel caso di Armstrong il problema si pone, perche' siamo come si dice in presenza della 'pistola fumante': ci sono le prove, insomma. Nel caso della Juventus invece si era in presenza solo di prove indirette, non c'erano dei campioni conservati. Con Armstrong se sono stati conservati altri campioni di urine, e' possibile fare un altro contro test e passare dalla fase di 'non negativita'', quale e' in questo caso l'americano, a quello di positivo''. Perche' secondo il professor Melioli, nominato perito da Guariniello proprio per la sua esperienza in materia di eritropoietina, e scienziato di fama internazionale: ''Se ben conservate, minimo a -30 gradi, le urine possono dare risultati anche dopo 10 anni: le molecole sono stabili e si puo' trovare anche l'epo, senza dubbio. A Chatenay Malabry avranno anche conservato altri campioni, perche' sono dei ricercatori che hanno fatto ricerca, non erano degli agenti dell'antidoping - insiste Melioli - Anche noi abbiamo dei campioni di urine del Giro d'Italia di qualche anno fa, e potremmo un domani testare altri procedimenti, chesso', per cercare il gh. Poi pero' si pongono problemi legali, cioe' che diritto ha il ricercatore di indagare e di diffondere i risultati''. Come ha infatti confermato lo stesso de Ceaurizz, al Laboratorio di Parigi non erano in possesso dei codici per l'identificazione delle provette. Quindi il nome di Armstrong non e' uscito per prima da Chatenay Malabry. Ma la notizia dei risultati delle analisi del 2004 sui campioni di Armstrong e' stata poi confermata dallo stesso laboratorio: ''Pero' gia' dal 2000 erano stati pubblicati su Nature i risultati delle sperimentazioni sull'epo con i ciclisti del Tour, e c'erano state delle positivita''', conferma Melioli. Ma il fronte d'attacco ad Armstrong e' vasto: nei mesi scorsi in Europa giravano i periti, un australiano e uno svizzero, assoldati dalla compagnia di assicurazioni americana Sca Promotion, quella che non vuole pagare i premi vittoria al texano perche' ha il sospetto che Armstrong abbia 'truccato' i risultati.
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