IL GIORNALE. Basso, il Tour e la cucina antidoping

| 02/07/2011 | 09:23
Nantes. Spera di cucinarlo a fuoco lento, con l'aiuto di tutti. «Non sarà facile, ma battere Alberto Contador è possibile», dice Ivan Basso. Spera e pensa anche di avere tutti gli ingredienti necessari alla bisogna: «Condizione e spirito ci sono», assicura il varesino. Ma per riuscire nell'impresa, in questo Tour numero 98 che da oggi va in tavola, c'è bisogno anche di una buona cucina. Per questa ragione Ivan Basso e la sua Liquigas hanno portato tutto il necessario: vettovagliamento, pentole e fornelli.
Contador si mangia le unghie, ma è pronto a fagocitare di tutto, anche se fatica a digerire i fischi che si è rimediato l'altro giorno alla presentazione delle squadre a Puy du Fou. «A parte che è giusto che Alberto partecipi a questa corsa - spiega Basso -, perché la giustizia in primo grado gli ha dato ragione (questione clembuterolo, per la positività al Tour di un anno fa, ndr), fischiarlo non mi è parsa una grande idea: adesso sarà ancora più motivato di prima».
Contador è da un anno che è alle prese con la questione del clembuterolo. Ai primi di agosto il Tribunale dell'Arbitrato Sportivo (Tas), al quale si sono appellati sia Wada (agenzia mondiale dell'antidoping) che Uci (governo mondiale della bicicletta), dirà chi ha ragione. Lo spagnolo e i suoi periti da mesi ripetono le stesse cose: quella sostanza era contenuta in carne contaminata proveniente dal Messico.
In molti sperano di cuocerlo a fuoco lento, un po' come la giustizia sportiva sta facendo con il fuoriclasse di Pinto. In tanti ci proveranno: Andy Schleck, Cadel Evans, Bradley Wiggins, Robert Gesink ma anche e soprattutto il nostro Ivan Basso. «Non vedo l'ora di cominciare quest'avventura - ha detto ieri in conferenza stampa -. Oggi come oggi non sono al cento per cento perché la caduta di maggio ha rallentato la mia preparazione, ma chissà che, affinando la gamba nei primi dieci giorni, questa situazione non possa rivelarsi un vantaggio nell'ultima, decisiva, settimana».
Si parla di cucina ma anche di cucine, nel senso che Basso e la sua Liquigas, per la prima volta nella storia del Tour, qui in Francia sono venuti con tanto di cucina mobile. Carne contaminata, cibi avariati, situazioni poco piacevoli? Bene, da quest'anno il team del campione varesino ha pensato di fare le cose in grande e soprattutto di affidarsi solo a se stesso. Ogni sera si cambia un albergo? La cucina è sempre la solita, parcheggiata appena fuori. Un motorhome perfettamente attrezzato con ogni ben di Dio. Si spera ben diversi da quelli che la gendarmeria pensa di trovare su quello della Quick Step sequestrato ieri in Vandea.
«Massimo Carolo è il nostro chef - spiega Ivan - e con lui ci sono anche due bravissimi cuochi (Tiziano Magliaro ed Emanuele Vittorini, ndr) che lo aiuteranno in questo vero e proprio tour de force». Obiettivo? Cucinare prodotti italiani come si deve e soprattutto garantire il massimo della affidabilità del cibo. «Abbiamo portato di tutto: 500 chili di pasta, 100 di carne, 20 di grana - ci spiega Carolo -. Poi prosciutto di San Daniele, olio, ricotta, mozzarelle, yogurt, miele trentino e marmellata: questo ci permetterà di seguire i nostri ragazzi come si deve. Dopo tanta fatica, mangiare diventa fondamentale».
Fondamentale è anche seguire alla lettera il regime alimentare studiato e messo a punto da Roberto Corsetti e dal dottor Emilio Magni. Importante però è anche controllare quello che si mangia. «E' fondamentale sapere cosa si mangia e come viene cucinato - spiega Basso -. Ma sapere che i nostri alimenti vengono dal nostro staff, e non dall’esterno, per noi è una garanzia in più».

da Il Giornale del 2 luglio
a firma di Pier Augusto Stagi

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