DA TUTTOBICI. Opposti estremismi

| 25/06/2011 | 09:37
Dal Giro al Tour, portandoci appresso la stessa domanda: meglio percorsi meno duri e più tecnici, o meglio percorsi sempre più massacranti, fino all’estremo? È fin troppo evidente: in definitiva si tratta di confrontare due filosofie già perfettamente rappresentate nella pratica. Del­la prima specie - meno duri, più tecnici - è il Tour, della se­conda - massacranti fino all’estremo - è il nostro Giro d’Ita­lia.

Inutile star qui a disquisire, lo sappiamo tutti che en­trambe le idee hanno ottimi pregi e inevitabili difetti. Che la perfezione sarebbe un equilibrio armonico, fino all’estasi. Ma la perfezione purtroppo non è di questo mondo, men che meno del ciclismo. Quindi, evitiamoci tutti i ma, i se, i pe­rò. Facciamola più spiccia: do­vendo scegliere, cosa scegliamo?

Dopo le ultime esperienze, io non ho più dubbi: scelgo il Giro. Non c’è confronto. Come dimenticare quelle decine di tappe francesi, noiose come le tasse, in attesa della prima salita, neanche tan­to ripida. Come dimenticare che il Tour spaccia ancora per sa­litoni gli Aspin e i Tour­ma­let, che persino le pettinatrici ormai scalerebbero spettegolando sulla regina Elisabetta. No, nessuna remora: tutta la vita il Giro, con le sue pendenze vertiginose, con i suoi Mortiroli e i suoi Zoncolan, con i suoi tapponi dolomitici in rapida successione, sì, persino con le sue stra­de bianche e con i suoi sterrati a Plan de Corones o sul Col­le delle Finestre. Tra l’altro, sono in beata compagnia: i dati televisivi e le folle accatastate sul posto dicono chiaramente che questo vuole il pubblico, che questo adora il pubblico.

Mi rendo conto che il discorso non è così fa­cile. Che nasconde al­cuni rischi enormi. Si fa presto a dire massacro, tapponi epici, pendenze carogna e discese killer. Il rischio di sfociare nella perversione macabra, nella fol­le corsa all’esagerazione, nell’eccesso da circo equeste, è in­negabile e molto alto. Il nostro patron Zomegnan, che decisamente e giustamente ha puntato sul prestigioso marchio della “Corsa più dura del mondo nel Paese più bello del mondo”, viaggia spesso sul filo del ra­soio. Ai confini della realtà. La sua sete di spettacolo, meritoria e valorosa, può però portarlo qualche volta al sadismo più sadico. Non a caso, ogni tre per due dal gruppo e dalle ammiraglie si leva il lamento di chi va poi per strada: patron, dobbiamo anche scaricare Tir di mobili e vuotare betoniere nei cantieri?

Noi degustatori di spettacolo siamo in mezzo ai due opposti. Da una par­te il creativo dell’estremo, dall’altra i realisti del palcoscenico. Zomegnan scova strade bian­che e discese del Crostis, inanella colli alpini come patatine all’aperitivo. Corridori e diesse dall’altra parte faticano a subire: questo è un Giro, corsa su strada, se voglio gareggiare nella ghiaia o tra le pietre faccio la “Strade bianche” o la “Roubaix”. E comunque, non è che per divertire la platea mi butti giù dal Crostis senza am­miraglie al seguito: non posso perdere un Giro per uno stupido incidente meccanico, non posso buttare tutto alle ortiche per il tuo insano gusto di trattarci da giullari.

Èdi un’ovvietà sconsolante: si tratta di darci tutti qualche limite. Chi pone questo limite? Naturalmente il buonsenso. Sembra banale, ma non lo è. Ciascuno ha un suo personalissimo coefficiente di buonsenso. Quello di Zome­gnan, deve ammetterlo, è abbastanza estremista. Quello di cor­ridori e diesse, devono am­metterlo, è abbastanza prudenziale e impiegatizio. Come uscirne? L’unica strada possibile è il confronto. Gli Zomegnan devono continuare a inventarsi numeri epici, ma devono avere l’accortezza di prepararli bene, ascoltando prima di tutto gli attori, cercando di rassicurarli con tutti gli accorgimenti necessari. Quanto a loro, agli attori, devono accettare l’idea che il ciclismo non possa più sperare in uno scatto di popolarità con spettacoli banalotti e tendenzialmente fiacchi, anche se perfetti in chiave tecnica. Serve uno sforzo comune, ciascuno deve imparare ad ascoltare, prima ancora di parlare. Però, per pietà, non barcolliamo sulla scelta di fondo. Viva il campionato del mondo di fatica, di coraggio, di spettacolo. Viva il Giro d’Italia. Di grandi giri barbosi ne basta uno, il Tour.

di Cristiano Gatti
da tuttoBICI di giugno

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COMMENTI
25 giugno 2011 10:50 ciano90
Dire che il Tourmalet la fanno anche le pettinatrici...mi sembra un po' eccessivo, ricordo che comunque la corsa la fanno i corridori (si ricordi il Tour di Pantani nel 1998 dove pur non essendoci salite impossibili il Panta sorprese tutti e lo vinse!)

Ogni corsa la sua storia
25 giugno 2011 11:20 discesaesalita
Ogni corsa deve avere la sua storia, le sue caratteristiche, il problema sono le squadre, i suoi dirigenti, incredibile, se veramente fanno i grandi Giri a pane e acqua (sarà vero?) non è possibile farne più di uno all'anno, oppure vedere dei corridori che finiscono il Giro e il giorno dopo sono ad altre corse a tappe , vi assicuro che è impossibile, sempre chi va a pane e acqua, a voi le conclusioni, servo un periodo di riposo, invece? CICLISMO PULITO? MAAAAAAAAA

CICLISMO MODERNO
25 giugno 2011 11:57 stargate
Se è impossibile trovare in questo mondo la perfezione, è difficile trovare un giusto punto di equilibrio perché, così come ciascuno ha un proprio personalissimi coefficiente di buonsenso, ognuno di noi trova il proprio personalissimo punto di equilibrio che quasi mai coincide con quelli altrui. A prima vista, non c’è dubbio che il Giro sia, sotto l’aspetto spettacolare, più ricco del Tour, ma anche qui bisogna stare attenti. Se è vero, infatti, che al Tour, in attesa della prima salita, si corrono interminabili tappe con un manipolo di desperados allo sbaraglio per 150 chilometri, destinati a essere ripresi poco prima dell’ultima curva per dare via libera ai velocisti, è altrettanto vero che le tappe massacranti, irte di salite dalle pendenze impossibili, non generano quello spettacolo che la gente si attende. L’evoluzione (chiamiamola così) del ciclismo ha fatto sì che nelle gare assuma un ruolo assolutamente preponderante il gioco di squadra: si assiste, così, a salite affrontate in testa dai gregari che sputano l’anima per mettere in fila il gruppo, e a una lenta selezione che quasi mai vede coinvolti i primi in classifica, sempre ben vicini l’uno all’altro e di solito distanziati tra loro da pochi secondi. La soluzione? Non so se ci sia, almeno io non so trovarla, salvo non nasca un nuovo Pantani che, a un certo punto, col traguardo ancora lontano, butti via il cappellino e s’involi per i fatti suoi. Ma di Pantani ne nasce uno ogni tanto, proprio ogni tanto… E chissà se anche un potenziale emulo del campione di Cesenatico non sarebbe influenzato mentalmente dal tatticismo moderno. Lo stesso Contador, pur in possesso delle grandi doti che conosciamo, dà l’impressione di correre troppo spesso al risparmio, speculando sulla propria conosciuta superiorità in salita. Anzi, quest’anno al Giro ha offerto qualche numero, pur se nelle vicinanze del traguardo, ma al Tour 2010, nonché al Giro 2008, ha fatto il ragioniere.
So bene che questo commento non è una risposta acconcia ai dubbi espressi da Cristiano Gatti, ma tale non vuole essere: sono solo considerazioni di un appassionato che troppo spesso sta ore davanti al televisore ad assistere al passaggio dei ciclisti a ranghi compatti sulle cime più dure. (Alberto Pionca – Cagliari)

Mi sembra il processo di pulcinella
25 giugno 2011 18:22 jaguar
L'equilibrio ed il buonsenso mica poi ci vuole tutta sta perfezione, certo che il ciclismo è tale con le salite ma troppe salite allontana chi non è scalatore ma è campione, costringe i velocisti ad andarsene a casa dopo qualche tappa e la corsa, pensando i corridori a quello che verrà, si addormenta ma mica di poco. Tutto è difficile nella vita ma mica sono io l'organizzatore e se raggiungere il risultato ottimale allora è inutile chiamare sti "geni" ben pagati ...basta prendere il primo che passa ( provocazione).Certe cose comunque sono inammisibili come un calciatore che sbaglia un gol fatto...e tutti a dire è umano....e no !!!!!!!!e mica è umano i milioni di euro che prendono...QUINDI!!!!!!
Ps A proposito del Processo di Pulcinella ....dove c'era un giudice che dava ragione a tutti: parte, controparte e pure a Pulcinella che glielo faceva notare.......anche sull'articolo mi sembra accada " quasi"la stessa cosa

Ma Gatti il Tour lo ha mai seguito?
25 giugno 2011 23:57 pickett
Il dubbio é legittimo,se considera una salita facile il Tourmalet.Stavolta l'ha sparata proprio grossa!

x Pickett
27 giugno 2011 10:19 mdesanctis
Gatti è troppo allenato. Considera il Mortirolo una salita per acconciatori...
mdesanctis

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