ANABOLANDIA. «Dottor Bianchi, dopi i miei calciatori»

| 08/06/2011 | 16:01
Quattro arresti e 54 persone indagate per doping nell'operazione denominata “Anabolandia“ che stanno conducendo questa
mattina i Carabinieri del Nas di Bologna: sei misure cautelari disposte dal Gip del Tribunale di Rimini a carico di un'associazione per delinquere finalizzata a favorire la prescrizione, l'approvvigionamento e l'assunzione di farmaci dopanti. Tra i destinatari delle misure c'e' un medico sportivo di Rimini, che prescriveva e procacciava ''doping'' ad atleti, professionisti e non, anche minorenni, del calcio, basket, atletica leggera, ciclismo, triathlon, pattinaggio, tennis. Vi sono anche tre dirigenti ed informatori scientifici di una nota azienda farmaceutica lombarda, che assicuravano la fornitura dei farmaci dopanti ad un prezzo scontato e la consegna agli assuntori di una speciale strumentazione necessaria per la somministrazione. Secondo le indagini, complici del sistema preparatori atletici ed anche genitori di atleti minorenni.

Emerge il ruolo dei genitori nel reperire sostanze dopanti per i figli atleti, anche minorenni, nell'operazione “Anabolandia” dei carabinieri del Nas di Bologna. Nell'ordinanza del Gip di Rimini Sonia Pasini ci sono almeno tre casi di questo tipo.
Ad esempio c'e' il caso di un genitore che si dava da fare per portare dal medico sportivo Vittorio Emanuele Bianchi, attorno a cui ruota tutta l'operazione antidoping, i suoi figli tennisti, entrambi minori. Secondo l'ordinanza il medico nel giugno 2009 prescriveva con la complicita' e 'su sollecitazione' del padre dei tennisti, ad uno Stanozololo, un anabolizzante, e Gonasi, che stimola la produzione di testosterone, non giustificati da condizioni patologiche; all'altro, oltre Stanazololo e Gonasi, anche Omnitrope, un ormone della crescita.
Stesso copione nel caso di un ciclista under 23 (allora ventenne) accompagnato dal padre nel giugno 2009 dal medico. Al giovane venne prescritta una terapia dopante a base di Andriol (cioe' testosterone), Gonasi e Synachten (ormone che stimola il cortisolo). Su richiesta di padre e figlio poi il medico spiego' indicazioni sui tempi di sospensione della terapia per evitare la positivita' ai controlli antidoping.
E ancora c'e' la vicenda del padre che, nel luglio 2009, ha una figlia ciclista professionista, allora ventunenne, e un figlio ciclista amatoriale, allora ventisettenne. Alla figlia sarebbe stata data l'epo, al figlio testosterone. Il padre nei dialoghi con il medico si preoccupava di come nascondere i farmaci prescritti, perche' avendo in casa la figlia professionista non voleva rischi. Alla fine decisero di tenerlo fuori all'esterno dell'abitazione.
Ma non solo genitori: nell'inchiesta c'e' anche un'atleta master campionessa del mondo dei 400 a ostacoli a cui il medico avrebbe prescritto stanazolo, testovis, andriol, tutti anabolizzanti androgeni, e ormoni della crescita. Il marito, anche lui medico, oltre ad accompagnarla da Bianchi, si sarebbe impegnato per trovare alla moglie dell'ormone della crescita a prezzi contenuti. Nelle intercettazioni emerge anche che il marito ha intenzione di fare seguire anche il figlio di 17 anni, che pratica atletica leggera, da Bianchi.
Nelle maglie dell'inchiesta, tra i tanti atleti che ci sono finiti, anche Luca Verdecchia, in forza alle Fiamme Oro, azzurro della staffetta 4x100 di atletica leggera (era seguito dal medico e in una conversazione - secondo le indagini - appariva chiaro che la terapia a cui i due facevano riferimento comportava l'assunzione di sostanze dopanti) e Mauro Guenci, campione del mondo di pattinaggio a rotelle detentore di nove record del mondo, a cui sarebbe stato prescritto Ormone della crescita con una ricetta a falso nome.

'Se gli metti mano all' ormone questi giocano da serie A''. E' quanto diceva il dott. Vittorio Emanuele Bianchi, attorno a cui ruota l'operazione 'Anabolandia', a Danilo Chiodi, preparatore atletico del Rimini Calcio, nel 2009, a ridosso della decisive partite dei playout di serie B che i romagnoli giocarono contro l'Ancona. Il Rimini, alla fine, venne retrocesso. Ora, dopo una mancata iscrizione al campionato, e' in serie D.
Nell'inchiesta della Procura di Rimini e dei carabinieri del Nas di Bologna emerge anche il coinvolgimento del calcio nelle vicende di doping.
Chiodi - dice il Gip nell'ordinanza - per ''alterare fraudolentemente le prestazioni agonistiche degli atleti'' della sua squadra contattava il medico concordando il 'trattamento' di tre atleti con Gonasi 5000 (un prodotto che stimola il corpo alla produzione di testosterone, quindi senza immissione dall'esterno) ed emotrasfusioni con ozono. Il primo contatto e' datato 3 giugno 2009, il 6 si doveva giocare la gara di andata ad Ancona. Il 4 ando' dal medico il giocatore Emiliano Milone (poi passato allo Spezia calcio, squadra che ha lasciato nel marzo scorso dopo un infortunio al ginocchio) per farsi fare una emotrasfusione con ozonoterapia, pratica dopante. Bianchi poi nella stessa occasione prescrisse, mettendo un nome di fantasia sulle ricetta, Eprex, cioe' epo, e Gonasi. In una conversazione intercettata tra i due il medico spiegava che ''l'epo e' fondamentale''. Al giocatore preoccupato dei controlli antidoping sangue-urine dei playout, Bianchi garanti': ''con queste terapie non ci sono tracce''.
Eprex e Gonasi vennero poi presi in farmacia dallo stesso dott.Bianchi che poi li consegno' a Milone. Il tutto e' avvenuto sotto gli occhi degli investigatori del Nas, che filmarono e fotografarono la scena. Dopo la partita di andata, giocata ad Ancona e finita 1-1, il preparatore del Rimini contatto' di nuovo il medico, sempre ascoltato dagli investigatori. Bianchi spiego' che si sarebbe assentato per qualche giorno ma garanti' che l'ossigeno-ozonoterapia sarebbe stata praticata da un infermiere di sua fiducia. Cosi' il 12 giugno l'infermiere fece la terapia a Milone. Nonostante tutto, pero', il 13 il Rimini venne sconfitto dall'Ancona 1-0 in casa e fu retrocesso.
I contatti continuarono a luglio nella fase di preparazione per il campionato successivo. Cosi' Milone torno' nello studio di Bianchi e gli venne prescritta l'assunzione di due confezioni di Gonasi e tre confezioni di Omnitrope, ormone della crescita.
E nell'occasione Bianchi rassicuro' il giocatore sulla non rintracciabilita' dell'ormone della crescita nei test antidoping. Con Milone ando' anche un altro calciatore, al quale pero' non vennero prescritti prodotti dopanti. Milone, Chiodi e l'infermiere sono indagati con Bianchi in base alla legge antidoping e per falso ideologico in certificati commessa da persona esercente un servizio di pubblica necessita'.
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COMMENTI
....ma daiiiiii..... anche nel calcio prendono l'Epo?????
8 giugno 2011 17:23 raffaello
.....ma daiiiiiiiiiii, anche nel calcio prendono l'Epo??????? Il testosterone???????.....si dopano in serie C e B pensa in serie A!!!!!
Per favore, potete inviare questo articolo al ministro Fazio??.... se mi date l'indirizzo lo invio io!!!!!!

STUPORE...
8 giugno 2011 17:53 stargate
Il titolo è, ovviamente, ironico, perchè sono convinto, come tanti -senza voler fare d'ogni erba un fascio- che il doping sia diffuso anche in altri settori, o negli altri settori... Ciò che dà l'esatta misura della carenza dei controlli negli altri sport è che le pratiche illecite emergono quasi esclusivamente da indagini con valenza penale dei NAS, e non, come molto spesso avviene nel ciclismo, da controlli pre-corsa, post-corsa, durante la preparazione invernale, ti trovi al polo o all'equatore... Sarebbe (è!) necessario uniformare sistemi e metodologie di controllo, ma quando mai ci si arriverà? (Alberto Pionca - Cagliari)

!!!!!!!!!!!!!!
8 giugno 2011 18:06 ciba
AVVERTITE IL "MALATO DI ONNIPOTENZA"!!!!!!!!!!!!!!!

Ciclisti
8 giugno 2011 20:29 max
Ma chi sono? qualcuno sa qualcosa?

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