ATTACCHI & CONTRATTACCHI. Ma non chiamatelo Giro disumano

| 28/05/2011 | 18:28
di CRISTIANO GATTI    - 

Certo non dirò che si tratta di un Giro facile. Però a questo punto vorrei sbaraccare tanti aggettivi scomodati da più parti sin dal giorno della presentazione, in ottobre. Massacrante, crudele, disumano: il genere è questo. Ovviamente con Zomegnan nelle vesti di un mezzo nazista che gode delle sofferenze altrui, fanaticamente alla ricerca di sevizie e di eccessi che vadano dritti alle budella del pubblico, sulla pelle dei corridori.
Se così è, se davvero questa edizione 2011 va definita come un crimine contro l’umanità, tre settimane di atrocità partorite dalla mente malata di un nuovo Dracula, qualcuno può gentilmente fornirmi una risposta a queste veloci domande?
Numero uno. Come mai, se questo Giro è insopportabilmente tremendo, nell’ultima settimana hanno vinto due ragazzini come Ulissi e Capecchi, con altri baby tipo Kruijswijk, Betancourt e Brambilla sempre in prima linea?
Numero due. Come mai nelle tappe di San Pellegrino e di Macugnaga, cioè sempre nelle ultime giornate di gara, abbiamo trascorso ore ben al di sopra dei 50 orari?
Numero tre. Come mai, se si esclude l’esodo volontario – e anche piuttosto imbarazzante – dei velocisti, nonché il forzato ritiro dei fratturati per caduta e dei malati tipo Noè, il numero dei rimasti in gara è ancora così alto?
Numero quattro. Come mai i corridori finiti fuori tempo massimo, rispetto ad altre edizioni, è così basso?
Numero cinque. Come mai velocisti che rispondono al nome di Oscar Gatto, Giairo Ermeti e Roberto Ferrari sfileranno a Milano, fieri e orgogliosi del loro Giro, percorso valorosamente dal primo all’ultimo chilometro?
In attesa delle cortesi risposte, aggiungo solo un post scriptum personale. Dal mio punto di vista, il Giro 2011 va archiviato come un’edizione impegnativa, selettiva, certo dura, ma non come l’abbiamo immaginata e giudicata per troppo tempo. Di veramente estremo, autentica prova di resistenza umana, io ricordo soltanto il tappone del Gardeccia. Ma una gran fondo per professionisti, in un Giro di tre settimane, ci sta tutta. Anche solo per illustrare ai normali come noi la differenza che corre tra un normale e un atleta vero. Una giornata di romantica follia sportiva, così la ricordo e così spero verrà riproposta anche in futuro. Lo dicevano gli antichi: “Semel in anno licet insanire”, una volta all’anno è concesso dare di testa. Mi fermo qui. Cedo la linea. La parola ai supertecnici che mi spiegheranno perché non ho capito niente di questo Giro eccessivo e inaccettabile. Magari sono gli stessi che dal Tour accetterebbero pure due cazzotti sui denti, trovandoli molto chic.

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COMMENTI
Ci provo io
28 maggio 2011 19:31 memeo68
Mi sacrifico e ci provo io per primo rischiando insulti a destra e a manca
Secondo me i vari (pochi) pretendenti alla vittoria finale si sono "cagati sotto" dopo l'Etna di Contador cercando di tirare a campare perchè se si fossero dati veramente battaglia su ogni salita, come in effetti è accaduto solo nella tappa del Gardeccia, sarebbero arrivati con ritardi non di quattro/cinque minuti ma di venti/trenta. Le tappe a 50 all'ora erano si nella terza settimana ma di medio-bassa montagna con classifica fossilizzata da dieci giorni e adattissime a fughe

28 maggio 2011 21:24 shamal
Condivido, salita o pianura i corridori devono fare i conti con le loro energie, sapersi gestire in 3 settimane di corsa, senza aiutini chi tira forte oggi domani magari deve riposare un po, se il gruppo è stanco le medie si abbassano e il problema finisce li, ma non mi pare dato le velocità anche delle ultime tappe.

Incoerenza
28 maggio 2011 22:59 pickett
Ma come,dopo tutto il casino che ha fatto per i traini sull'Etna,ora Gatti si chiede come mai così pochi corridori sono finiti fuori tempo massimo?

Non Linearità
29 maggio 2011 13:31 Brogno
Il discorso fatto dal Gatti può essere condiviso nella prima parte. Il giro non è stato ne disumano, ne crudele, è stata un edizione sfortunata, che servirà comunque da esperienza per le future edizioni.
Non sono invece condivisibili le domande, alle quali si potrebbe benissimo rispondere senza tirare in ballo la presunta "non durezza" del giro 2011..
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