ATTACCHI & CONTRATTACCHI. Brillante blitz della Polizia

| 19/05/2011 | 16:54
di CRISTIANO GATTI  -  

Quante storie in un Giro d’Italia. Quanto rigore al Giro d’Italia. Come tutti sanno, in questo ambiente tutto funziona alla perfezione. La perfezione si nota anche dai dettagli. Voglio confermarlo con una testimonianza personale.
Partenza da Castelfidardo. Aspettando le ammiraglie sul vialone d’avvio, il mio amico e collega Angelo Costa si accorge di avere una scarpa slacciata. Istintivamente, siccome soffre di forti dolori alla schiena, appoggia il piede sulla gomma dell’auto più vicina, casualmente un’auto della Polizia parcheggiata lungo le transenne. Mentre allaccia la scarpa, arrivano alle nostre spalle un graduato e un suo agente. Il capo intima perentorio: “Giù quel piede, questa è una macchina della Polizia!”. Io colgo la palla al balzo per continuare lo scherzo, e aggiungo: “Sì, perquisitelo, ha addosso anche brutta roba…”.
Sono attimi: dal viso scuro e tirato del graduato comincio a intuire che non sia uno scherzo. “E che è, cosa state facendo!”. Poco più in là, l’agente è rigidissimo: “Via, via”. Costa prova una difesa: “Ho appoggiato il piede sulla gomma…”. Il graduato: “I miei uomini stamattina hanno lavato tutto, anche la gomma!”. A questo punto, è chiaro che non siamo su “Scherzi a parte”, e che soprattutto se andiamo avanti finiamo dritti in commissariato. Timidamente provo a stemperare con un battutone: “Voi avete lavato la gomma, Costa ha lavato la scarpa”. Ma intuisco subito che non è proprio il caso. L’agente, con occhiali tricolori (non so se d’ordinanza), si fa avanti con sguardi del genere “Basta, ancora una parola e…”. Il graduato ci fa segno di girare alla larga, per il nostro bene. E’ un poliziotto molto umano.
Avrei la forte tentazione di dire un paio di cose, ai nostri ardimentosi poliziotti. Vorrei quanto meno spiegare che Angelo Costa, oltre ad essere un bravissimo giornalista, è un cittadino esemplare, un contribuente irreprensibile, che rispetta tutte le leggi, persino quelle della buona educazione, e che dunque le forze dell’ordine farebbero bene a concentrare tanto rigore e tanta intransigenza in altri ambienti e in altre situazioni. Vorrei provarci, ma temo subito che tutto questo possa essere usato contro di me. Non ho nemmeno sottomano un buon avvocato. Meglio tapparsi la bocca e chinare la testa, in fondo siamo pur sempre due fuorilegge.
Chiudo qui la testimonianza rassicurando il grande pubblico del ciclismo: tranquilli, al Giro non si sgarra. Come noto, questo è il mondo irreprensibile delle regole e della legge. Noi, pescati con le mani nella marmellata, con i piedi sulle gomme, risaliamo in macchina e ripartiamo. Ogni giorno una scoperta in più: il Giro è un lungo viaggio tra il senso dello Stato e il senso del ridicolo.

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COMMENTI
19 maggio 2011 18:54 libero2
Se questi sono gli argomenti della sua rubrica, sig. Gatti, faccia una bella cosa, la chiuda subito perchè rischia di cadere lei nel ridicolo, a raccontare delle stupidaggini simili.
Provi a fare altro, che questa sua idea ha prodotto più flop che argomenti interessanti, a cominciare dall'attacco a Fanini nella vicenda Riccò.

geniale
19 maggio 2011 21:20 matteoromano
Ancora una volta Gatti è geniale e, grazie anche al suo modo di scrivere, riesce a fare capire dove possa spingersi l'intelligenza umana !

x libero2
19 maggio 2011 22:20 madison
Ma perchè continuiamo a meravigliarci delle figure che fa il ciclismo, finchè c'è gente come "libero2" (solo a sapere che c'è anche un "1" mi viene da piangere ...) che non è capace di leggere cosa possiamo pretendere !
Complimenti a Gatti, come al solito intelligente, preciso e mai offensivo.

Poliziotti zelanti.
19 maggio 2011 23:11 warrior
Da ragazzo andai a vedere l'arrivo di una corsa. Per vedere meglio mi posizionai sul bordo che divideva il marciapiede da un'aiuola. Le transenne naturalmente erano tra il marciapiede e la strada. All'arrivo dei corridori la gente si spinse verso le transenne, io rimasi al mio posto. Arrivò urlando un poliziotto zelante e invece di fermare quelli che andavano avanti, ma erano tutti corpulenti, mi afferrò da un braccio e mi spinse facendomi cadere dentro l'aiuola. Mi sporcai un pochino ma non mi feci male. Comunque restai contento ugualmente perché la corsa la vinse Moser, il poliziotto sicuramente era saronniano.

Cosa vuoi mai, Cristiano...
20 maggio 2011 07:18 donromano
...di questi tempi va così, e a me preoccupa sentire che dentro sale la paura di essere ripiombati in un tempo che assomiglia ad altri, segnati dalla protervia (spero che libero2 capisca il senso della parola, altrimenti ci sono splendidi vocabolari di italiano, vista la sua lentezza nel cogliere il senso degli articoli più profondi) per chi può permettersela, e dall'invidia per altri che ne sono esclusi.
Facciamo così: cerchiamo di capire, immaginiamo che quel poliziotto avesse appena litigato al telefono con la moglie/morosa perché sono due settimane che è via da casa, e così gli cuciamo addosso una scusante, con un po' di bontà, virtù rara di questi tempi.
A proposito di Riccò, su cui sai che non sono riuscito a lasciar scritta la mia, spero proprio che sappia ritrovare "Riccardo" giù dalla bici, e lasci "Riccò" andarsene in pace, nel dimenticatoio. Credo farà bene più a lui che ad altri, e farà bene anche al ciclismo, ma questa è un'altra storia.
Romano

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