ATTACCHI & CONTRATTACCHI. Giuria da foto ricordo

| 18/05/2011 | 17:29
di CRISTIANO GATTI  -  

Con alcuni colleghi, in attesa della partenza da Roseto, ho passato un quarto d’ora ascoltando la lezione piccata del giudice Gianluca Crocetti. Testimone autorevole il team manager della Lampre, Roberto Damiani. L’alta autorità, che tutela la regolarità del Giro, ci ha spiegato per filo e per segno che noi giornalisti siamo più o meno dei pataccari – oltre ai soliti difetti: ladri, magnoni, analfabeti -, perché abbiamo raccontato la strana corsa di vari velocisti sull’Etna, salvati dal tempo massimo grazie alla vecchia tecnica della manina sull’ammiraglia.
Tono perentorio, Crocetti ha escluso al cento per cento tale eventualità, con un corredo di cronometraggi e di circostanze che francamente è un po’ complicato riportare qui. La sostanza dell’intemerata è comunque chiara: raccontate cretinate, alla giuria non sfugge nulla, sull’Etna si è svolto tutto nella massima regolarità.
Noi abbiamo ascoltato, cercando inizialmente di sostenere alcune buone ragioni, alla fine però lasciando perdere, davanti a cotanta incrollabile certezza. Praticamente ci siamo risparmiati una fatica inutile. Sì, totalmente inutile avvitarci nell’autodifesa del nostro lavoro, perché il giudice non avrebbe mai accettato di dubitare del suo. Come le sacerdotesse del tempio, i giudici del Giro d’Italia sono immacolati, puri, candidi. Pure infallibili.
Ma poi c’è anche un altro motivo che ci ha consigliato di chiuderla lì. Mentre Crocetti ci spiegava l’impossibilità dei traini sull’Etna, noi avevamo già visto e pubblicato le foto dei traini sull’Etna, le stesse che poi tutta la carovana ha scoperto col passare delle ore (solo una parentesi che mi voglio concedere: il buon Chicchi, portato da Cavendish e da Savoldelli come testimone chiave a discarico dell’inglese, dopo essersi attaccato alla macchina – vedi foto - adesso potrebbe attaccarsi un po’ anche al tram).
Allora, solo una dedica finale all’integerrimo giudice Crocetti: nella vita, il sano seme del dubbio aiuta sempre. Le certezze integraliste non aiutano mai. Secondo me, il buon arbitro, come il buon vigile urbano, emerge quando riesce ad ammettere nel suo lavoro un minimo di flessibilità. Qui al Giro, purtroppo, non mi pare sia così. E la cosa è preoccupante. Perché lo scandalo dell’Etna potrebbe quanto meno servire per il futuro, inducendo la giuria a migliorare i controlli in coda nelle prossime tappe. Invece, a quanto pare, non c’è speranza. Questi giudici sono straconvinti della propria infallibilità. Se fossi un velocista, mi attaccherei all’ammiraglia, sicuro che al massimo mi fanno una fotoricordo e finisco su un sito Internet. Ma non sia mai che la giuria dei non vedenti se ne accorga.



PAROLE COME PIETRE

«Su un arrivo del genere, Cavendish non vince mai. Se vince, mi mangio un cinghiale vivo».
(Angelo Costa, mezz’ora prima dell’arrivo di Teramo, rispondendo sprezzante a Stagi e Gatti che pronosticavano Cavendish. Mezz’ora dopo, Cavendish vinceva la tappa).

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COMMENTI
MAH
18 maggio 2011 17:37 mukoman
certo il comportamento sarebbe da punire, ma non la state facendo un po' troppo lunga con questa storia?

ipocrisia per sempre!!
18 maggio 2011 17:53 verita
se fossero fiscali il giro lo finirebbero solo una quarantina!!!fatelo piu' duro l'anno prossimo!!!poi volete il ciclismo pulito!!!

Condivido
18 maggio 2011 19:04 Fra74
..appieno e STRAQUOTO questo articolo del Dott. Gatti, seppur, in altre circostanze non sempre mi ha trovato d'accordo.
Comunque, ecco perchè il CICLISMO riusirà sempre a galleggiare, perchè certi commenti "sul fatto di farla troppo lunga" su tali vicende, non aiutano. Quello che aiuta è la sportività e TUTTI COLORO che si sono attaccati non lo sono: avrei preferito che la GIURIA insieme all'ORGANIZZAZIONE avessero, eventualmente, a fine corsa, aumentato il tempo massimo, MA CHI SGARRA, deve essere punito,escluso dal GIRO, sia che si chiami CAVENDISH o SIMONE STORTONI, solo per fare un esempio tra uno popolare ed uno conosciuto.

D'ACCORDO
19 maggio 2011 08:24 mukoman
ok dai sono d'accordo, tra una decina d'anni la tappa dell'etna non sara' certo ricordata per l'attacco di contador, ma per la miopia della giuria...nel ciclismo episodi di questo tipo ce ne sono sempre stati, addirittura in belgio e in olanda le moto piu' di una volta hanno aiutato non in fondo al gruppo ma in testa i corridori di casa, cosa vogliamo fare, abbassarci al livello delle trasmissioni che commentano gli episodi delle partite di calcio?
certo ognuno e' libero di pensarla come vuole e io pure.

dico la mia
19 maggio 2011 13:43 AERRE56
parole come pietre? mi viene da sorridere, forse (certamente) nella sua vita sig. gatti non ha mai avuto la sfortuna di verificare quanto pesano le pietre. Sprezzante? Costa avrà espresso un parere, più o meno condivisibile. Per cortesia, moderiamo i toni, non è sempre la voce grossa che prevale. Se poi dovrà mangiarsi un cinghiale vivo sono fatti suoi.

bravissimo
19 maggio 2011 14:06 matteoromano
Complimenti a Cristiano Gatti, il più bravo giornalista che scrive di ciclismo !

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