DOPING. Pubblicazione dati sensibili: il Garante dice sì

| 18/04/2011 | 10:14
Pubblicare dati "sensibili" come i valori ematici dei test su ematocrito ed emoglobina, relativi ad un atleta coinvolto in vicende doping è concesso al giornalista nell'esercizio della sua professione. Non viola la privacy.

Lo ha stabilito in una recente sentenza il Garante sulla privacy, respingendo il ricorso di Pietro Caucchioli il corridore recentemente squalificato due anni per i valori anomali del proprio passaporto biologico che aveva contestato le pubblicazioni di alcuni grafici relativi alle sua analisi ematiche sulla rivista mensile Cycling Pro (mensile edito da La Cuba) e sul sito telematico "SportPro" diretto dal collega  Eugenio Capodacqua. Si tratta di una sentenza importante che va nella direzione della trasparenza e della limpidezza, sempre più necessaria quando si affrontano argomenti delicati come quello del doping che direttamente e indirettamente coinvolge temi di interesse pubblico e che riguardano anche la salute pubblica.

Caucchioli aveva contestato appunto la pubblicazione dei dati emersi nel procedimento doping della Procura Coni, che ha portato alla squalifica del corridore per ben due anni. Proprio per violazione dei regolamenti antidoping. Sanzione ribadita in appello dal Tas, il tribunale arbitrale internazionale. Con lui era stato chiamato in causa anche Marco Bonarrigo, giornalista della rivista «Cycling Pro» che aveva analogamente pubblicato un ampio servizio con gli stessi particolari in evidenza.

Il Garante ha ritenuto legittima la pubblicazione «avvenuta per finalità
giornalistiche con riguardo a fatti di indubbio interesse pubblico». Vale a dire che è perfettamente lecito pubblicare anche dati che fanno parte del bagaglio personale protetto dalla privacy in inchieste giornalistiche che affrontano temi di interesse generale specie quando hanno a che vedere con la tutela della salute. Ed è indubbio che il doping, fenomeno ormai dilagato anche nelle fasce giovanili, sia divenuto da tempo autentico problema di salute pubblica.

Il Garante stabilisce anche un altro principio importante riguardo al cosidetto passaporto biologico, e cioè che esso è un documento «richiesto ed ottenuto per finalità pubbliche, ossia controllare che l'atleta non si sottoponga a pratiche di doping e che, come tale, non poteva essere taciuto all'opinione pubblica». Cioè, semplificando, documento pubblico, dunque pubblicabile.
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COMMENTI
Il parere del Garante: una brutta "zeppa" per qualcuno.
18 aprile 2011 10:47 Bartoli64
Come, come, comeee!!!??

Il Garante per la Privacy ha stabilito (ma già si sapeva) che certi dati clinici personali – ma di interesse pubblico – possono essere pubblicati dalla stampa?

Hai! Un’altra “zeppa” in quel posto (dopo quella già espressa dal Garante del C.O.N.I. nella vicenda dichiarazioni/Torri) per certi nasoni dai tripli nickname e dagli spagnoleggianti pseudonimi?

E le prove “schiaccianti” che hanno accuratamente raccolto in merito prima che venissero “oscurate” su internet? Finiranno anche queste nello stesso posto della “zeppa” odierna?

Chissà.......

Bartoli64

p.s. magari ora ci si potrebbe appellare alla Corte Internazionale dell’Aja, no?

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