Fanini: il caso Frigo dimostra il degrado del ciclismo

| 13/07/2005 | 00:00
''L'arresto di Frigo e' solo l'ultimo episodio in ordine di tempo che dimostra lo stato di degrado del ciclismo agonistico in materia di frode sportiva''. A sostenerlo e' Ivano Fanini, il patron della squadra ciclistica 'Amore e Vita' che da anni si batte contro il doping. ''A parte le morti di atleti accadute negli ultimi tempi - osserva Fanini - ed i recenti stop per valori ematici fuori norma inflitti ad atleti di squadroni 'Pro tour' come quelli di Manolo Sainz e di Saronni, tanto per citare i piu' importanti, anche tra i dilettanti sono stati bloccati numerosi atleti con in testa il campione italiano in carica Ricco' (vincitore tra i prof dell'ultima Settimana Lombarda) che recentemente in maglia azzurra e' stato fermato ancora una volta, come era gia' successo altre due volte nella sua carriera''. ''La velocita' media attuale del Tour - sottolinea ancora il patron toscano - e' astronomica (nelle prime otto tappe hanno toccato i 48 km/h) ed e' inspiegabile il fatto che nel '96, quando ancora non si effettuavano i test sull'eritropoietina e quindi era piu' facile doparsi, la media massima raggiunta era di 41-42 km/h e a correre c'erano approssimativamente gli stessi campioni di oggi. E' mai possibile che questo balzo in avanti sia solo il frutto del progresso tecnico? Se chi dirige le squadre fa poco e niente per eliminare i medicinali proibiti all'interno della proprie formazioni, allora e' bene che resti a casa per il bene del futuro del ciclismo''. ''Ci sarebbe molto altro da dire - conclude - ma mi fermo qui perche' ho pagato troppo per aver detto la verita' sul doping. Concludo dicendo nuovamente che tutto il movimento ciclistico ha urgentemente bisogno di fermarsi''.
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