Successo di Ewen Costiou nella Salignac-Eyvigues / Lanouaille, seconda tappa del Tour du Limousin-Périgord - Nouvelle Aquitaine. Il 23enne della Groupama - FDJ United, vincitore lo scorso anno della corsa a tappe transalpina, ha costruito la sua affermazione di oggi scattando a...
Riccò dunque è agli occhi del mondo il dopato perfetto. Dopato per inclinazione naturale, dopato irriducibile e individuale, non vittima di medici o squadre o dello sport in senso lato. Dopato da sempre, per tautologia. Tutt’altro che per coincidenza, già bombardato da un’ostilità priva di inibizioni quanto gratuita prima, durante e dopo la precedente squalifica. Insomma, il caso ideale su cui sperimentare e pubblicizzare un nuovo cavallo di battaglia per mettere il ciclismo all’avanguardia nel vilipendio dei diritti degli atleti: la radiazione. Nessuno, noi per primi, forse anzi nemmeno Riccò, potrebbe avere niente da ridire in merito: seconda squalifica, grave, ravvicinata, in più forse la carriera potrebbe già essere compromessa dai problemi di salute. Si creerebbe però così una sorta di precedente che faciliti l’adozione più estesa e “liberale” di questo odioso strumento. Già autorevoli testate come Cyclingnews accostano Di Luca a Riccò, sostenendo che potrebbe rendersi utile una radiazione preventiva di atleti molte volte recidivi (anche le assoluzioni contano come condanne per questi implacabili giustizieri che difendono a spada tratta Armstrong). La deriva verso un apparato di potere (ancor più) smisurato, (ancor più) asimmetrico, (ancor più) autocratico nelle mani di chi “controlla i controlli” è però un rischio terribile, per quanto ci riguarda da scongiurare a ogni costo.