Savio: la Androni è pronta alla stagione delle sfide

| 01/02/2011 | 09:21
Gianni Savio e Marco Bellini amano le sfide e con la loro Androni per il 2011 ne promettono tante davvero. Corridori da rilanciare, altri addirittura da ricostruire, altri ancora da far crescere. Avendo ben chiari, come sempre, gli obiettivi da raggiungere. Che sono il Giro d’Italia, se verrà confermata la presenza del team, e le corse italiane per la caccia al bis nel campionato tricolore. Con Gianni Savio, manager al ventisettesimo anno di attività, scopriamo le caratteristiche dei 18 corridori in forza al team, in una intervista realizzata prima che la stagione avesse inizio.
 
Luca Barla: «Me lo ha proposto Gibo Simoni dicendomi “è fortissimo”. Luca ha avuto un incidente terribile, gli hanno ricostruito il ginocchio, ma i test che abbiamo svolto a dicembre, dicono che i suoi numeri sono strepitosi. Ne approfitto per spiegare che abbiamo stipulato un accordo con la Coach Team As­sistant: sono tre allenatori coordinati dal professor Fabrizio Tacchino, seguiranno tut­ta la nostra squadra, studiandone preparazione e metodologia di lavoro. In base al regolamento sanitario interno, pe i nostri corridori, è vietato rivolgersi ad altri. Quanto a Luca, è passato giovanissimo al professionismo, e forse questo gli ha un po’ nuociuto».
Omar Bertazzo: «Arriva dalla Tre­vigiani di Remo Mosole ed è un ragazzo che alterna strada e pista. E in accordo con il presidente Di Rocco, continuerà a praticare entrambe le specialità».
Alessandro Bertolini: «Potrà essere, in più di una circostanza, l’allenatore in campo. Per l’entusiasmo e la determinazione - che sono le caratteristiche essenziali per potersi affermare - vedrete che darà una zampata, come ha fatto nel 2010 al Trentino. Ma non giudicatelo un vecchietto: difficilmente il 2011 sarà il suo ultimo anno».
Riccardo Chiarini: «Ha potenzialità ancora da dimostrare, ma mi piace sottolineare che è stato tra i corridori italiani più continui nella stagione 2010. Ha vinto il Trofeo Matteotti, l’ho visto bene al Giro del Veneto in maglia az­zurra ed è anche lui un attaccante di quelli che piacciono a noi».
Crescenzo D’Amore: «È un corridore che mi è sempre piaciuto e al quale offriamo una grande chance. Ci rendiamo conto che la sua situazione è un po’ folle, perché tre anni di inattività sono tanti, ma ci proviamo. Le doti le ha, è pur sempre un ex campione del mondo juniores. Ma con lui la parola d’ordine sarà “pazienza”».
Alessandro De Marchi: «Ci sono si­tuazioni che possono cambiare la vita di un atleta: ho conosciuto Alessandro al campionato italiano derny di Mori, me l’ha presentato Bertolini e mi ha chiesto di farlo provare con noi, come stagista. Ho accettato e... alla prima corsa, Parigi-Bruxelles, De Marchi va in fuga con altri quattro per 195 chilometri, amici belgi che lo vedevano in tv mi hanno subito telefonato per dirmi che era lui ad incitare gli altri e a fare la corsa. “Domani pagherà”, mi sono det­to e  in­vece a Fourmies è arrivato nel gruppo che si è giocato la volata. E poi in tutte le corse seguenti non c’è stato nessuno più sveglio, attento e intelligente per entrare nelle fughe. Ho detto a Marco “facciamogli fare il Giro dell’E­mi­lia”: sono sceso sul San Luca per vederlo, seppure al gancio ha sempre tenuto il gruppetto dei migliori e ha finito trentesimo. Così abbiamo deciso di proporgli un contratto»
Giairo Ermeti: «Corridore che ab­biamo seguito per tutto il 2010, corridore che ha le caratteristiche che piacciono a noi, grintoso e determinato, forse troppo generoso, uno di quelli che non si nasconde. È un attaccante nato che si adatta perfettamente alla nostra filosofia di corsa».
Roberto Ferrari: «In lui io credo molto. Ha vinto tre corse nel 2010 - Gp Lu­gano, Giro del Friuli e una tappa del Brixia -, avrebbe potuto fare anche di più. Sono convinto che abbia ancora mol­to da dire»
Francesco Ginanni: «È un talento inespresso, per le po­ten­zialità che noi riteniamo abbia. È anche vero che è fi­glio del suo tempo e quindi ama la vita, in tutti i sensi. Il che è positivo, ma deve acquisire una maggiore determinazione in vista di quelli che per lui possono essere i grandi appuntamenti. La mononucleosi l’ha superata, bisognerà vedere con l’allergia. Lui è uno di quelli che deve partire forte, per noi e per se stesso. Ma sono convinto  che in questa stagione riuscirà finalmente ad esprimere il suo vero ta­lento».
Yonatha Monsalve: «Atleta interessante che conosco da anni, lo ricordo vincitore in un gruppetto davanti al no­stro Jackson Rodriguez alla Vuelta a Venezuela. Ha corso nella Mastromarco di Giuseppe Di Fresco, nostro ex corridore, ha vinto nel 2010 una tappa del Giro Bio, una tappa del Giro delle Valli Cuneesi con il secondo posto finale, una tappa del Giro della Valle d’Aosta con secondo posto finale. E al mondiale in Australia è giunto diciannovesimo».
Carlos Ochoa: «È l’incarnazione dello spirito di sacrificio e della dedizione al lavoro. È capace di soffrire in bicicletta come pochissimi altri corridori al mondo. E nel nostro team ha sempre svolto un lavoro oscuro ma importantissimo».
Jackson Rodriguez: «L’abbiamo fatto crescere gradualmente, come nostra abitudine. È un corridore che ha dimostrato di saper vincere e che ha ottenuto in Italia tanti piazzamenti. Speriamo che nel 2011 alcuni possano tramutarsi in successi».
Josè Rujano: «La grande scommessa. Un atleta che ho scoperto io dopo averlo se­guito tramite gli osservatori che ho in Ve­ne­zue­la, l’ho portato in Ita­lia e l’ho fratto crescere gradualmente: in tre anni, ne aveva 23, ha raggiunto il podio del Giro. Aveva da­vanti un fu­turo stratosferico, purtroppo nella vita contano sempre i fatti: da quando ha lasciato la nostra squadra, in Europa non ha più ottenuto nulla. Con­ce­­dia­mogli l’attenuante di essere stato molto mal consigliato, ma ora si trova in fon­do all’ultima spiaggia. Il promotore del suo ingaggio è stato Hernan Ale­man, patron della Gobernacion de Zu­lia con cui correrà la Vuelta a Tachira. Con noi arriverà il 24 gennaio. Josè è un tipo “originale”, ma è sempre stato così e lo era anche nel 2005. Mi ha detto di aver capito i suoi errori, da noi troverà la serenità necessaria per provare ad inseguire il suo sogno. Io ci credo e lo di­mostra il fatto che gli ho fatto un contratto biennale. A proposito, con l’in­gag­gio di Rujano nella nuova classifica, redatta in base ai punteggi particolari dettati dall’Uci, noi ci collochiamo al 23° posto e quindi al 1° posto tra le squadre Professional italiane. Non male...».
Antonio Santoro: «A differenza di Monsalve, è uno scalatore puro. Al Valli Cuneesi in salita dava spettacolo, l’ho rivisto al Valle d’Aosta dove ha lavorato per Monsalve ed è stato nuovamente protagonista e prima era stato terzo al Giro Bio. Ma per i giovani non lancio proclami, devono crescere».
Emanuele Sella: «Spero che possa ripetere il percorso di Scar­poni. En­trambi sono incorsi in un problema di doping, hanno sbagliato e pagato e par­tiamo dal presupposto che è bene dare una seconda opportunità. È un ra­gazzo che in salita ha grandi doti, è grintoso in gara, ma deve essere portato ad un giusto equlibrio psicofisico. La sensazione è che ab­bia commesso errori anche perché si è rivelato fragile dal punto di vista caratteriale».
Josè Serpa: «Corridore su cui puntiamo molto perché in queste stagioni è stato sacrificato, nelle grandi corse a tap­pe, alla causa di Simoni prima e Scarponi poi. Protagonista al Giro, ha svolto spesso un lavoro oscuro. Quest’anno - visto che il capitano lo sceglierà la strada - ha tutte le opportunità per dimostrare il suo valore».
Luca Solari: «Ha avuto un 2010 sfortunato, alla Freccia Vallone si è rotto il gomito e la ripresa è stata molto difficile e lunga. Non ha potuto mettersi in evidenza, ma nelle corse di fine stagione (per esempio Gran Piemonte e Gp Modena) si è ritrovato».
Angel Vicioso: «Una squadra va in­tesa come un mosaico, i cui tasselli de­vo­no essere diversi ma compatibili. Angel per noi sarà importante nelle corse in linea e soprattutto nelle brevi ga­re a tappe che ha dimostrato di poter vincere. Ha anche un buon punteggio Uci e questo non guasta...».

da tuttoBICI di gennaio a firma di Paolo Broggi
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