Doping: il cuore si deforma e il sangue triplica la sua densità

| 08/07/2005 | 00:00
Il cuore si deforma fino a raddoppiare il suo volume, il sangue triplica la sua densita' e cresce il pericolo di infarto, trombosi e morte improvvisa . Ma «gli effetti devastanti del doping sportivo» vengono scoperti quando ormai è troppo tardi: «Sempre più spesso li evidenzia il medico legale durante l'autopsia». A rilanciare l'allarme «società dopata» - dove non rischia solo l'atleta, ma anche lo sportivo della domenica - è l'Ordine dei medici della Provincia di Torino che lunedì alle 9, presso l'Aula magna del Cto del capoluogo piemontese, organizza il convegno internazionale «Questioni di doping». La situazione italiana verrà confrontata con quella di Paesi confinanti come la Francia e la Svizzera. Interverranno medici dello sport e medici legali, ma anche medici di famiglia e pediatri, neurologi, psichiatri, giudici e sociologi. E sarà presente il Team antidoping del Giochi olimpici invernali 'Torino 2006'. «Molti atleti che muoiono sui campi per morte improvvisa - si legge in una nota dell'Ordine torinese - presentano dimensioni del cuore anche più che raddoppiate, con gravi lesioni da infarto e un ematocrito (la massa dei globuli rossi circolanti nel sangue) che arriva a superare anche di tre volte i valori normali, con rischio di trombosi e di altri gravissimi danni a vari organi. Nelle donne, poi a questi dati clinici si somma spesso l'aspetto androgino, causato dall'assunzione prolungata di anabolizzanti». Ma non si pensi che questo problema riguardi soltanto il mondo 'dorato' dello sport professionistico, avverte l'Ordine dei Medici della Provincia di Torino. «Il doping, purtroppo, è un problema che riguarda tutta la società nel suo insieme»: chi fa sport a livello amatoriale, ma anche chi non muove un muscolo. «Quanti sono infatti i 'signor Rossi' che al mattino, prima di raggiungere l'ufficio, 'si fanno' di caffè, polivitaminici, aminoacidi, integratori e sostituiti alimentari? Per non parlare poi di chi assume veri e propri farmaci per migliorare le proprie performance lavorative o collegate allo svago». Insomma, dicono gli esperti, «l'analisi anche sommaria della realtà ci dice che viviamo in una società dopata, dove i valori dominanti sono quelli del successo e della vittoria a tutti i costi: anche a scapito della propria vita. Un fenomeno sociale, questo, che accomuna l'Italia a tutti gli altri paesi dell'Occidente e che coinvolge inevitabilmente i medici, sempre più spesso chiamati a svolgere il ruolo di guru nell'ambito della preparazione atletica, ma a volte anche di 'alchimista' e di 'stregone'», concludono.
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