A Jesi l'ultimo saluto a Vittorio Bertini

| 12/10/2010 | 16:56

Presso la Chiesa di San Francesco di Paola a Jesi si sono svolte le esequie di Vittorio Bertini, l’indimenticato “presidentissimo” del movimento ciclistico marchigiano, deceduto sabato 9 ottobre a 89 anni di età, compiuti, quasi per uno strano destino, esattamente il giorno avanti. E’ stata una cerimonia sobria e semplice, come sobrio e semplice era la persona scomparsa, che in verità non ha avuto il conforto di molti presenti. In effetti Vittorio Bertini era un personaggio tuttora conosciutissimo, sia nelle Marche ciclistiche che fuori regione, ma la sua scomparsa, determinata da complicazioni pneumopolmonari, è avvenuta in tutto silenzio e la notizia ha avuto difficoltà a diffondersi. Siamo certi che tuttora tantissime persone ed amici che lo conoscevano e gli volevano bene non  sono ancora venute a conoscenza del fatto. Altrimenti la Chiesa di San Francesco avrebbe raccolto tantissimi altri sportivi e amici di Vittorio Bertini, che peraltro in casa aveva solo la compagnia della consorte, la amatissima signora Leda Piaggesi, e di una domestica, non aveva figli e solo un paio di nipoti (era stato figlio unico).

Tra i pochi intervenuti del settore ciclistico l’ex-vicepresidente nazionale Lino Secchi, il presidente del Comitato Marchigiano Vincenzino Alesiani, Paolo Fratini, Mario Tittarelli, Oreste Moretti, Gaetano Gazzoli, Mario Bolletta, Giuliano Marini, Gino Viozzi, Libero Antonangeli, Eddo Romagnoli.

Al termine della Messa, a ricordare ai presenti la figura di Vittorio Bertini ha provveduto, con parole sentite e commosse.  l’ex-presidente regionale Lino Secchi, il quale nel 1993 aveva raccolto la sua eredità alla guida del Comitato Regionale Marchigiano FCI.

Per tanti anni, quando si parlava di Marche ciclistiche il pensiero di tanti andava appunto a Vittorio Bertini, che aveva assunto l’incarico di presidente del Comitato Reg. Marchigiano nel 1961 (succedendo al concittadino Mario Carotti), e da allora era rimasto in carica per oltre 30 anni, fino a tutto il 1992, acquisendo, tra l’altro, cogli anni,  il primato della longevità nel mandato tra tutti i presidenti dei vari Comitati Regionali. Ma, al di là di questo, negli oltre 30 anni del difficile e gravoso mandato, Vittorio Bertini ha sempre meritato la piena fiducia delle società ciclistiche delle Marche, facendosi apprezzare per la sua opera appassionata, competente, instancabile ed esemplarmente avveduta. Per tanti anni, presso la sede del Comitato Marchigiano, che allora era a Jesi, Bertini ha svolto un certosino lavoro quotidiano, impegnandosi sempre con lo stesso entusiasmo degli anni giovanili e con una scrupolosità e dedizione degne di ammirazione.

Ricordiamo in breve che negli anni giovanili Bertini aveva praticato con  grande ardore e passione i più vari sport (calcio, ciclismo, atletica, ginnastica ed anche pugilato), passando poi alle attività di carattere tecnico-amministrativo (ha lavorato come ragioniere e poi come ispettore presso il Consorzio Agrario Provinciale di Ancona). Così, prima di divenire presidente regionale, egli aveva svolto compiti impegnativi  come dirigente di società dal 1946 (con la Ciclistica Jesina), giudice di gara dal 1948  (divenendo anche giudice nazionale), consigliere del Comitato Regionale Marchigiano, con mansioni di segretario, dal 1954, passando quindi, come s’è detto, a presidente regionale nel 1961 e rimanendo in carica fino al termine del 1992.

 Sono dati questi che parlano da soli e lasciano intendere il grandissimo contributo ed impulso che in tanti anni Vittorio Bertini ha saputo dare al movimento ciclistico non soltanto delle Marche. Tra l’altro, dopo il 1992, egli ha rivestito per quattro anni l’incarico nazionale di componente del Collegio dei Revisori dei Conti della FCI mentre, nella sua regione, dopo l’uscita di scena dalla presidenza, egli era stato gratificato del titolo di “presidente onorario” del Comitato Regionale Marchigiano.

Sotto l’aspetto prettamente umano, di Vittorio Bertini tutti ricorderanno con nostalgia il carattere esemplarmente comunicativo, pieno di cordialità, di fiducia e di ottimismo e il suo volto sempre pronto a sfoggiare uno schietto sorriso con tutti. Era sempre gioviale e sorridente con tutti e lo faceva sempre con la più genuina spontaneità anche perché credeva sinceramente nell’amicizia e nelle qualità umane di chi aveva accanto e difronte.

Un altro aspetto di Bertini erano le sue doti oratorie e la sua innata vena poetica, che nei discorsi pubblici e privati finiva sempre per avvincere e commuovere chi lo ascoltava.

Egli era il “poeta del ciclismo” e terminiamo allora queste righe riportando un breve brano di una poesia, da lui declamata più volte in occasione di feste o incontri ciclistici:

“Ciclismo è salute e forza

  cuore sano d gente ardimentosa

  libera scelta di slanci irrefrenabili

  tradizione intelligenza studio continua evoluzione

  consapevole tecnica e preparazione assidua

  la trepida carezza della madre

  l’orgoglio del padre

  magica musica di ruote vorticose

  verdi colli e incredibili marine

  amarezza di ostacoli

  vento colorato

  un campionato

  strade e folla

  sensazioni irripetibili

  un rosso traguardo

  occhi attoniti e bocche spalancate al sorriso

  splendida gioia

  colorato entusiasmo

  fiori e bandiere

  tripudio di gente

  il commosso calore di un abbraccio

  tante discussioni

 

  un grande albero dalle foglie sempre verdi

  e dalle radici profonde”.

 

Soprattutto queste riportate nelle ultime due righe erano le note emblematiche, e rimaste famose, delle declamazioni poetiche con cui Vittorio Bertini amava comunicare la sua grande passione per il ciclismo.

 

Paolo Piazzini

 

 

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