| 26/09/2010 | 14:10 Uno come lui sarebbe piaciuto a Ballerini. Spalle larghe, altezza da
cestista e la forza di uno schiacciasassi. Ma soprattutto cervello
«fino» e carattere brillante. Sarà per questo che Daniel Oss non fa
fatica ad ambientarsi, a ritagliarsi il suo spazio in una Nazionale di
veterani e di talenti con le stimmate. Non vorrebbe, ma a 23 anni ha
già bruciato le tappe: prima i piazzamenti alla Gand-Wevelgem e alla
Tre Giorni di La Panne, poi un Fiandre da protagonista, quindi la prima
vittoria al Giro del Veneto e la maglia azzurra della Nazionale. Tutto
in una stagione.
Emozione Domenica 3 ottobre, in Australia, il ragazzo
di Pergine Valsugana (Trento) affronterà la gara che conta di più. «Una
corsa come un’altra, ma che in realtà non è una corsa come un’altra. È
questione di quello che può succedere se vinci o se perdi. Perché un
Mondiale può cambiarti la vita. Questa per me è l’emozione più grande
dell’anno. Quando sei allievo o junior guardi la Nazionale in tv e ti
chiedi se ci arriverai mai. E da lì che in fondo parte anche la voglia
di realizzare la tua vita. D’ora in avanti, vorrei correre tanti
Mondiali. Ogni anno, se possibile».
Allo scoperto Per lui, Bettini ha
pensato a un ruolo da classiche del Nord. Quello che serve nella prima
parte del percorso, in mezzo alle praterie di Geelong spazzate dal
vento. «Anch’io mi sono immaginato che potesse impiegarmi così. Non si
sa che cosa potrà accadere all’inizio della corsa, si dubita che nasca
una fuga importante, ma il nervosismo ci sarà di sicuro. Contano più
che mai la strategia, il feeling con i compagni e le indicazioni del
c.t. — riflette Oss, che ha disputato il Mondiale da junior a
Salisburgo 2007 e da under 23 a Varese 2008 —. Bettini sta
ripercorrendo la strada lasciata da Ballerini, mettendoci cuore e
passione. Mi affascina tantissimo ascoltarlo, perché ha ancora la
sensibilità del corridore e può raccontare tanti episodi vissuti. Anche
a livello emotivo, questo può creare motivazioni in più».
Eclettico A
scoprirlo fu l’ex c.t. azzurro della pista Dario Broccardo, pigmalione
di Antonella Bellutti e Giovanni Lombardi. Ma prima Oss aveva provato
di tutto: dal pattinaggio di velocità su ghiaccio allo snowboard. In
fondo, rappresenta la sintesi di tradizione e modernità. Con il suo
dragone tatuato sul petto e quell’animo rock che esce fuori spesso: «Il
Mondiale è adrenalina, tensione, tifo, pelle d’oca. Una giornata da
vivere come un concerto». Ma anche con i suoi discorsi sulle generazioni
che convivono: «Sono in stanza con Bruseghin, che ha 13 anni più di me,
e mi ci trovo benissimo. Parliamo dei vini, della natura, dei suoi
campi e delle mie pizze». Perciò, dice Oss, sarebbe stato «stupido e
illogico» fare una Nazionale solo di giovani.
Tanti talenti Meglio
seguire Bettini, che ha portato anche Nibali ( 25 anni), Gavazzi (26) e
Visconti (27) per gettare le basi del futuro. «Manca il grande
personaggio, ma abbiamo tanti talenti emergenti, compreso Ulissi che ha
già vinto al primo anno — dice Bettini —. Non so quanto durerà la
transizione. Ma basta poco perché tornino i tempi di Bartoli,
Casagrande, Rebellin, Di Luca e Bettini». E Oss sottoscrive: «Porterò
qualcosa di nuovo anch’io».
da «La Gazzetta dello Sport» del 26 settembre 2010 a firma Luigi Perna
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