tuttoBICI. Ciclismo, il regno dell'incertezza

| 10/09/2010 | 14:43
COMPARSE E SCOMPARSE. San Sebastian e Amburgo, le corse in linea più importanti di Spagna e Germania, sono passate via quasi inosservate. Per la serie: tutto al mondo passa e quasi ormai non lascia tracce. Corse agostane vinte da Luis Leon Sanchez e Tyler Farrar, e passate sotto silenzio. L’Uci era riuscita dopo anni a dare loro una dignità, inserendole nel felice e compianto circuito di coppa del mondo, assieme ai cinque grandi monumenti del ciclismo mondiale: splendevano di luce propria Sanremo, Fiandre, Roubaix, Liegi e Lombardia, ne beneficiavano anche queste gare di seconda fascia che avevano trovato una loro collocazione, un loro perché: diciamo che, dopo anni di oblio, erano comparse nel ciclismo che conta. Oggi non c’è più la coppa del mondo e queste corse - che fanno parte del “miracoloso” circuito Pro Tour -, sono tornate a recitare il loro triste e deprimente ruolo di comparse: scomparse.

È TUTTO VERO. Venghino signore e signori. Venghino a vedere uno spettacolo mai visto. Venghino nella nuovissima laboriosa e prolifica provincia di Monza Brianza. Venghino a vedere la Coppa Agostoni, una delle corse più belle d’Italia, una delle più dure, spettacolari e amate dal pubblico del ciclismo. Venghino tutti sul Lissolo, punto nevralgico della corsa, dove da anni i cicloamatori si danno appuntamento per vivere da vicino una delle corse più selettive in senso assoluto. Venghino venghino signore e signori. Venghino alla coppa Agostoni: qui solo spettacolo e tanto tantissimo pubblico. Montagne di appassionati, attratti dal Lissolo, dal circuito che permette a tutti di vivere una vera giornata di ciclismo: d’altra parte i circuiti sono il futuro del ciclismo, e da queste parti è anni che l’hanno capito! Vadino vadino a chiedere (a chi c’era(, cosa è stata quest’anno la coppa Agostoni. Vadino a chiedere come si può “uccidere” una corsa, come si può trasformare un circuito spettacolare in una corsa in linea, come si possa far scomparire il Lissolo, trasformando una corsa-happening in una manifestazione senza anima. Venghino venghino signore e signori: nessun trucco, nessun inganno. È tutto vero.

SOSPETTO DI COLPEVOLEZZA. In un comunicato ufficiale, l’Uci ha respinto le accuse mosse il 7 agosto scorso dal Wall Street Journal con un articolo dal titolo “The Mystery of the Five Missing Tests”. Secondo il quotidiano americano, l’Uci avrebbe evitato l’apertura di una procedura disciplinare su alcuni casi sospetti nonostante le indicazioni degli esperti sul passaporto biologico.
L’Uci ha replicato che i casi in questione sono sei e che per tre di questi è stata aperta una procedura che sta compiendo il suo corso. Per un altro caso, la procedura non è stata necessaria in quanto l’atleta è poi risultato positivo ad un controllo “tradizionale” ed è stato squalificato per due anni. Per i restanti due corridori, invece, è ancora in corso la procedura che prevede la verifica dei dati in base al passaporto biologico, operazione notoriamente molto più complessa rispetto alla semplice scoperta di una positività. Intanto però la  federciclo spagnola ha deciso di non aprire alcun procedimento disciplinare nei confronti di Jesus Rosendo Prado. E lo stesso ha fatto quella slovena per Tadej Valjavec, reintegrato qualche settimana fa dalla AG2r. Resta da capire se l’Uci deciderà ora di fare ricorso al Tas contro la decisione delle due federazioni. Laboratori, aule di tribunali, carte bollate, tempi biblici, periti, scienziati, dotti, medici e sapienti: il ciclismo è impantanato nella burocrazia dell’antidoping, dove l’unica certezza è data dal sospetto di colpevolezza.

AH, SAPERLO... A Ferragosto l’Uci ha reso noto di aver ricevuto otto domande per il rinnovo di licenza Pro Tour e sei domande per nuova licenza. A chiedere il rinnovo della licenza in scadenza sono state: Astana (KAZ), Euskaltel-Euskadi (ESP), Ex-Team Milram (GER), FDJ (FRA), Geox (ESP), Liquigas-Doimo (ITA), Team HTC-Columbia (USA), Telefonica Movistar (ESP). Le nuove richieste sono state avanzate invece da: Bbox Bouygues Télécom (FRA), BMC Racing Team (USA), Cofidis (FRA), Pegasus Sports (AUS), The Luxembourg Pro Cycling Project (LUX), Vacansoleil ProCycling Team (BEL). Dieci sono invece le formazioni che sono già in possesso della licenza: Ag2r LaMondiale (FRA), Garmin-Transitions (USA), Lampre-Farnese Vini (ITA), Omega Pharma-Lotto (BEL), Quick Step (BEL), Rabobank (NED), Sky Professional Cycling Team (GB), Team Katusha (RUS), Team RadioShack (USA), Team Saxo Bank (DAN). Ora le richieste di licenza - al massimo otto - verranno analizzate: il 20 novembre ci saranno le assegnazioni provvisorie, il 10 dicembre quelle definitive. L’Uci ha reso noto anche che sono state presentate 28 richieste per ottenere la licenza Professional. La cosa bella è che chi sarà in possesso di licenza Pro Tour, non avrà la certezza matematica di poter correre i tre Grandi Giri. Difatti, per poter partecipare a queste corse gli organizzatori di Giro, Tour e Vuelta, terranno conto dei migliori 17 team del ranking mondiale dell’Uci. Domanda: perché chiedere la licenza Pro Tour? Ah, saperlo…

Editoriale da tuttoBICI di settembre
a firma di Pier Augusto Stagi
Copyright © TBW
COMMENTI
Coppa de Mondo?
10 settembre 2010 23:56 ciclone
E pensare che, invece, nel ciclismo disabili l'UCI si è "inventata" la Coppa del Mondo con una prova per continente (nel 2011 Francia, Canada e Australia). Tutto molto bello, se non fosse che le federazioni nazionali hanno budget per il ciclismo Paralimpico che gli permettono a fatica di partecipare ai Campionati del Mondo e che la maggior parte di noi lavora (perchè mica siamo professionisti pagati dalle squdre) e per partecipare a queste manifestazioni internazionali devo usare le ferie o chiedere permessi non retribuiti (quando li concedono). Evviva l'UCI e il suo realismo!!!

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