Il Giornale. Cancellara motorino del Tour

| 04/07/2010 | 13:53
Va davvero come una moto, senza pedalata assistita e motorini invisibili: Fabian Cancellara è la prima maglia gialla del 97° Tour de France. Uno sparo nel cielo grigio di Rotterdam. Alla faccia dei sospetti, dei bike-scanner utilizzati per la prima volta qui al Tour, dopo che per mesi l’Uci ci ha fatto una testa tanta assicurando al mondo intero che «la storia dei motorini invisibili è una semplice boutade giornalistica».

In un cronoprologo così breve, non serviva il motorino (il sospetto è che sia stato utilizzato in corse ben più difficili e lunghe, per “salvare” la gamba), bastava Fabian Cancellara, il campione olimpico del tic tac, l’uomo dei tre mondiali, il signore del Fiandre e della Roubaix. «Ve l’avevo detto: io il motore ce l’ho nelle gambe», dice orgoglioso e sfrontato lo svizzero, rimandando al mittente tutte le cattiverie indirizzate alla sua persona e alle sue vittorie di primavera.

Vince Cancellara, sul giovane tedesco Tony Martin (10” dietro) e il britannico David Millar (a 20”). Vince la classifica ufficiale, poi ce n’è una meno visibile ma egualmente importante: quella di chi ambisce alla vittoria finale. Il migliore è Lance Armstrong, che chiude con il quarto tempo, ma è il migliore dei big. Meglio di Contador, che comunque è lì, a soli 5”. Poi Brajkovic e Rogers (a 13”), Vinokourov e Kreuziger (a 16”), Evans (a 17”), Gesink (a 29”), Sastre e Basso (a 33”). Dietro Menchov, Samuel Sanchez, Wiggins, Frank Schleck e il fratellino Andy. Punture di spillo. Niente di irrimediabile, ma è sufficiente ad Armstrong per fare il ganassa. «Sono andato molto bene, come del resto i miei compagni. Contador? E’ isolato ed anche un po’ più lento».

Il texano è veloce e con puntualità cronometrica arrivano anche le nuove accuse di doping al suo indirizzo. Tre ex compagni di squadra hanno confermato quanto denunciato già da Floyd Landis. In una intervista apparsa ieri sul sito internet del «Wall Street Journal» hanno ammesso che ai tempi in cui nella squadra c'era il texano si faceva uso sistematico di doping. Nella nuova intervista emergono dettagli inquietanti sul passato di Armstrong e su una vicenda che definiscono come «una delle più grosse e complesse cospirazioni truffaldine nella storia dello sport», ma raccontano anche di festini a base di cocaina e spogliarelliste. Puntuale la smentita del texano: «L’articolo del Wall Street Journal - si legge in una nota - è pieno di false accuse e di dichiarazioni inattendibili di una persona che ha una credibilità pari a zero». Il problema è che oltre a Landis, ora ci sarebbero altri tre ex compagni a confermare tutto.

da «Il Giornale» del 4 luglio 2010 a firma Pier Augusto Stagi
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