Diario Bergamasca Colpack: due chiacchiere con Mario Algeri

| 19/06/2010 | 10:10

Oggi, prima di dare parola come al solito ad uno dei corridori, abbiamo voluto fare due chiacchiere con Mario Algeri, in rappresentanza di tutto lo staff tecnico che ogni giorno lavora sodo “dietro le quinte” della Colpack De Nardi Bergamasca.


In questo GiroBio, insieme a lui, si danno un gran da fare Paolo Rigamonti, detto “Paolino”, l’accompagnatore e addetto al rifornimento; Guido Avogadri, detto “Avo”, il massaggiatore; e Cesare Sana il meccanico.


Poi, come al solito, i direttori sportivi Antonio Bevilacqua, Gianluca Valoti, Oscar Pellicioli e la team manager Rossella Dileo.

 

Ma dicevamo di Mario Algeri. Un passato da marciatore, azzurro nella 100 km ai Campionati del Mondo a squadre nel 1963 a Varese, un quarto posto qualche anno prima nella gara pre-olimpica di Roma dove i primi tre si qualificavano per l’evento a cinque cerchi. E il ciclimo? Da questa domanda inizia il suo racconto.

Il ciclismo mi è sempre piaciuto e appena ne avevo la possibilità andavo a seguire qualche gara. Ho iniziato il mio lavoro al seguito delle squadre ciclistiche con la Pellegrini di Ranica, poi con la Colpack Juniores e con i Dilettanti della stessa Colpack e della Bergamasca. Poi il salto nei professionisti con la Colpack Astro, ho fatto l’ultimo anno con la Polti, poi ancora De Nardi, Domina Vacanze, Milram e da poco più di un anno e mezzo il ritorno all’origine, alla Bergamasca.

 

Come è iniziata la giornata odierna? Prima di tutto è iniziata con la sveglia delle ore 6. Colazione e poi via subito verso la struttura che ospita i ragazzi. Presto, talmente presto che ho dovuto scavalcare il cancello perché era ancora chiuso… shhhh… non ditelo a nessuno.

Come prima cosa ho fatto le lavatrici e poi è iniziata la solita routine: preparare i sacchetti per il rifornimento, panini per il personale e tutto quello che serve  per la giornata. Che poi – detto sinceramete – per il personale la giornata più brutta è sempre quella della cronometro. Perché per fare solamente 30 km, come oggi, si sta in giro tutto il giorno, e c’è un gran da fare per tutti i ragazzi.

 

Oggi il primo dei nostri atleti a partire è stato Simon Holt ed io, con Oscar Pelliccioli e il nostro addetto stampa Giorgio Torre, lo abbiamo seguito con uno dei furgoni. Soprattutto nel finale mi sono sporto più volte dal finestrino per incitarlo perché vedevo che stava facendo una buona prova. Subito al primo strappettino è partito alla grande, con uno scatto. Mi sono detto: Questo non resiste fino alla fine… E invece è stato bravo. Non l’ho mai visto in difficoltà ha sempre attaccato le salite e anche alla fine l’ho visto bene. Bravo mi è piaciuto. Dopo Holt, mi sono fermato appena dopo l’arrivo e come sempre il mio compito è quello di attendere i corridori per dare loro tè freddo e la borraccia di sali e integratori per il recupero. Questo mi permette di raccogliere per primo le loro impressioni.

 

È stato così anche oggi. Di Simon ho già detto e anche lui era molto contento. Di Corrado, mi ha subito detto che non ha spinto al massimo. Si sarà risparmiato perché ha in mente qualcosa per domani o dopo. Orrico si è lamentato perché non riusciva a spingere fino in fondo come avrebbe voluto anche se non è andato male. Zilioli secondo me oltre alle cadute che lo hanno tormentato, soffre molto il freddo e l’acqua che in questi giorni non sono mancati. Oggi col caldo infatti ha fatto una bella prova e credo che se non avesse avuto tutte quelle ferite avrebbe potuto fare ancora meglio. il suo commento dopo l’arrivo? “Non male dai”. Più che al risultato in questi giorni pensa al dolore. Un altro al suo posto sarebbe già a casa. Lui sta stringendo i denti e con sacrificio vuole concludere il Giro. L’ho visto fare difficoltà a girarsi sul lettino dei massaggi per i forti dolori che ha al costato. Questo dice tutto. Paolo Locatelli si è lamentato per il mal di schiena e forse perché è poco abituato alla bici da crono in questo ultimo periodo.

Stefano Locatelli ha detto di aver fatto fatica all’inizio, poi nella seconda parte, quando c’erano tratti di salita un po’ più duri è andato meglio.

 

La parola passa all’inglese Simond Holt che oggi è stato il primo atleta della Colpack De Nardi Bergamasca a prendere il via.

Sono partito per fare bene e sono contento perché la mia prova è stata positiva considerando che è da tempo che non facevo più una cronometro. E’ stata molto dura per il percorso impegnativo e anche perché non avevo visto il percorso prima e andavo un po’ alla cieca. Ora restano due giornate di gara e il mio obbiettivo e quello della squadra è aiutare Stefano a risalire posizioni in classifica. Poi se riuscissi ad entrare in una fuga buona e ci scappasse la vittoria mica mi dispiacerebbe… ahahah

 

Questa del GiroBio è per me davvero una bellissima esperienza. In passato ho partecipato anche al Giro d’Irlanda e al Giro Bretagna dove ci sono anche i professionisti, ma questa è davvero una gara speciale. Devo fare i complimenti all’organizzazione e condivido in pieno anche tutti questi controlli e studi che fanno su di noi atleti. È sicuramente un bene per tutto il ciclismo.

 

Questa poi è una delle gare a tappe più importanti a livello mondiale e per me è una grossa opportunità per mettermi in mostra per passare professionista. E anche per mandare buone notizie a casa (a Telford, nello  Shropshire) ai miei genitori e a  mio fratello che lavora in una società che organizza pedalate per turisti. Il suo nome è tutto italiano: “La fuga”. Quella che mi piacerebbe fare a me per concludere in bellezza il Girobio.

 

 

Mario Algeri e Simon Holt

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