Da Il Resto del Carlino. Basso, ci voleva una vittoria così
| 24/05/2010 | 08:57 C’è una montagna intera che urla di gioia quando Ivan Basso esce dal tunnel in cima alla salita più terribile di questo Giro. È la fine di un’altra tappa pazzesca per quanto è bella, è la fine del calvario di un uomo precipitato nella polvere e che ha saputo risalire. Riecco Basso, quello di quattro anni fa, col ghigno del più forte, stavolta anche di più, perchè in mezzo ci ha messo la sofferenza del castigo, un pentimento sincero e la voglia di dimostrare a tutti di essere il migliore senza più sospetti. Riecco Ivan, quello che divora la montagna perché la salita è il suo pane e stavolta rappresenta tutto ciò che ha dovuto affrontare per riemergere dal periodo più scuro della sua vita. Riecco Ivan Basso, quello vero, degno vincitore di una corsa vera e ora primo candidato a questo Giro anche per la classifica. Ci voleva una vittoria così, da festeggiare quasi intimamente, per quanto sia possibile farlo nel delirio di folla che lo accompagna: un bacio all’iniziale della moglie Micaela tatuata sotto la fede, due baci a Domitilla e Santiago e un accenno di gioia alzando il pugno sinistro, per ringraziare una famiglia che gli è stata accanto come il migliore dei gregari. Ci voleva una vittoria alla Ivan Basso, senza se e senza ma, come tutte quelle che si conquistano nelle tappe che non mentono: tre salite a rosolare la compagnia con la squadra, poi la recita in prima persona sullo Zoncolan, davanti a tutti come uno skilift impossibile da raggiungere. Ci voleva una vittoria alla Basso anche per Basso, perchè non esiste purificazione senza il meritato premio. Non è casuale che per ripresentarsi al mondo nella sua pienezza, Basso scelga una giornata così. Un’impresa così: nei teatri più belli, i grandi attori danno il meglio. C’è tutto, sullo Zoncolan, la salita che più di ogni altra ti obbliga a guardare il cielo: pendenze feroci, pubblico accatastato e persino il sole. La recita del nuovo Ivan va in scena a sette chilometri dalla cima ed è un monologo: un po’ alla volta si stacca di dosso tutti, Vinokourov quasi subito, il suo compagno Nibali pure, Scarponi poco dopo, per ultimo l’irriducibile Evans, campione del mondo anche per come onora la sua maglia, a poco meno di quattro chilometri dalla cima. E più gli altri rimbalzano all’indietro, più Basso sposa la sua cattiveria a quella della strada, come chi ha capito che sta finalmente uscendo dal tunnel. «È il giorno più bello da quando sono tornato a correre: ho vinto anche un anno fa (al Trentino, ndr), ma oggi è il premio per tutto quello che ho passato. È un giorno importante anche perché può dare la svolta alla mia seconda carriera. Non voglio sentirmi il paladino del ciclismo pulito, faccio il mio lavoro con la massima trasparenza e tanto mi basta. Sinceramente mi aspettavo di tornare a vivere una giornata così, corro in bici da 27 anni e non da uno, adesso la mia testa è tutta sul Giro, dove ho grandi ambizioni, anche se non sarà facile: Evans è uno dei più tosti, non molla mai, da qui a Verona sarà l’ostacolo più duro». Riecco Ivan Basso, il più vero: sarà bello non perderlo.
Da il Resto del Carlino del 24 maggio a firma di Angelo Costa
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