Il Mattino. Il Giro a Cava, un amore per tutti i tempi

| 18/05/2010 | 12:10
Il Giro, un amore per tutti i tempi
 
Arriva il Giro d' Italia, ed anche un lunedì diventa una domenica, d'accordo. Anche con l' obbligo impietoso e sgradevole dell' ombrello. Passa il Giro d' Italia, e le nostre strade si illuminano, pur con la pioggia, sarà la nostalgia della gioia che resta endemica nelle nostre terre, di un rosa più intenso. Sarà un rosa quasi fucsia, ma la passione del Giro e della carovana, quella 'vie en rose' che attraversa e porta con sè gli sguardi dalla via, acquista qui una tonalità maggiore.
Prima, gli applausi al traguardo volante di Caserta, davanti ad una Reggia che aspetta un altro sovrano quale fu nel 2002 Cipollini, e fa festa pure ad un olandese fuggitivo di nome Stamsnjider...Così come, dieci chilometri più innanzi, il passaggio a premio di Maddaloni, dove una dinastia ciclistica che non è solo un cognome - 'i Marzaioli', come dicessimo 'i Moser'... - ribadiva ieri il perdurare di un feeling che va ben oltre l'occasionalità di una tappa, di un fruscio di ruote addirittura, all'anno. Il Giro, pioveva ieri come si fosse nelle Fiandre, ed usciva di rado l' azzurro, fra la Casilina e l' entroterra napoletano, in alcuni tratti era addirittura inondato ed il plotone sembrava guadare a stento il basolato di certi settori di strada dalla manutenzione carente, e neanche a Cava era in vigore quel sole benedetto, che questo Giro, come questo maggio d'altronde, si augurava finalmente a buon diritto. Almeno in Campania.  
Ma sul Corso Mazzini, invaso da una folla che faceva a gara nell' ospitalità, con gli archibugieri del 'Carpe Diem' in prima linea ed il trucco già da sera delle ragazze ai bar, i gadget del buon ricordo, i palloncini rosa agli angoli ed agli incroci non avevano voglia alcuna di spiccare il volo.
Come un giorno a Mondragone, un arrivo del Giro '97 indimenticabile, ieri a Cava c'era una gara mai vista uguale delle Vetrine in Rosa, a dare il benvenuto alla corsa. Era un rettilineo finale in ascesa a vedere chi era più in sintonia con la festa di maggio, la festa di tutti, non solo del vincitore Matthew Goss.
Con quell' artigiano argentino, Enrique Nanni, che si impegnava a produrre le sue biciclettine fatte a mano con le ruote da riempire di ogni maglia e di ogni passione, fosse pure quelle del Napoli, o della Cavese, per dovere di ospitalità.
E quei due negozi, civici '44' e '46', l'uno a fianco all'altro, emblematici. L'uno, una boutique di intimo donna tutta in rosa, seducente, glamour a go-go, con un intrigante omaggio a Pantani, che proprio nell' arrivo a Cava del '97, nella discesa del Chiunzi, incontrò l'ennesimo dolore di una caduta: 'A chi ci guarda da la sù, Marco Pantani', scritto proprio così. L'altro, un portoncino di legno e vetri sdrucito, una bottega dimessa,
con un cartello bene in vista, 'Vendesi'. Ma pur tuttavia, orgogliosamente in evidenza, su un battente, il ritaglio 'Vetrina in rosa', come fosse il segnale di una speranza, di una resa rinviata. Nel segno positivo di quell' antico amore rosa. Un amore, per noi alunni del sole, anche quando è pallido, anche quando piove come si fosse ad Ostenda, un amore da Jacques Brel, sempre doverosamente coniugato al futuro, al tempo del Giro.
 
da Il Mattino, 18 maggio
a firma di Gian Paolo Porreca
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