| 06/05/2005 | 00:00 Al Giro d’Italia dello scorso anno Emanuele Sella segnò una delle imprese più belle, con l’arrivo in solitudine sul traguardo di Cesena. Quel giorno sembrò di ritornare al ciclismo eroico fatto di coraggio e spirito di avventura, lontano dall’epoca dei cardiofrequenzimetri, capaci di misurare tutto, fuorchè il sentimento.
Quest’anno però, l’alfiere della Panaria Navigare è chiamato alla riconferma; non più gesti temerari, ma maggiore attenzione rivolta verso la classifica generale. Tutto questo, a discapito forse della fantasia. Del resto, adesso che si è fatto conoscere, il fattore sorpresa non potrà più costituire per lui un’arma a suo favore e sarà giusto allora cercare obiettivi più ambiziosi.
«Abbiamo deciso di curare la classifica generale, con l’intento di testarmi anche per il futuro. Neanch’io so quello che potrò fare e quello che verrà sarà tutto di gudagnato».
Quando però un corridore come te dichiara di puntare alla classifica generale, gli avversari lo dovranno inevitabilmente tenere d’occhio e imprese tipo Cesena non ti saranno più concesse.
«Ne sono perfettamente consapevole ed ho messo in conto tutto questo. Comunque non farò della classifica generale una malattia. Dico solo che cercherò già dai primi giorni di restare con i migliori. Se poi dovesse andar male, cercherò di inventarmi qualcos’altro e di ottenere magari un successo di tappa».
Hai già provato qualche tappa?
«Sì, ho provato quelle di Ortisei, di Zoldo Alto e di Livigno. Ho fatto un pezzo del Colle delle Finestre e venerdì scorso, alla vigilia del G.P. di Larciano, ho provato anche la salita di Sammommè, che precederà l’arrivo di Pistoia».
Che cosa ti è sembrato di queste salite?
«Sono tutte salite importanti e di tutto rispetto. Quella di Sammommè sarà la prima da affrontare in ordine cronologico e penso che, anche se non farà una grossissima selezione, bisognerà tenere gli occhi aperti ed esserci con le gambe perchè costituirà il primo vero test del Giro».
Si dice però che già domenica nella prima tappa a Tropea in prossimità dell’arrivo, ci sarà una salita con pendenze interessanti.
«L’hanno detto anche a me. Forse sarà un arrivo più adatto a scattisti, gente come di Luca o Bettini, per intenderci. Un arrivo comunque da non sottovalutare, dove bisognerà star davanti per non prendere distacchi. Sarà un po’ questa la filosofia da seguire nella prima settimana di corsa».
Che cosa provi di diverso, rispetto alla vigilia di Genova un anno fa?
«Lo scorso anno a Genova era tutto bello, tutto nuovo. Adesso avverto sicuramente una maggiore responsabilità, sento un po’ più di tensione. Esserci è comunque importante e bellissimo al tempo stesso».
Il Giro rappresenterà per te il momento forse più importante della stagione. Come è stato il tuo avvicinamento a questo evento?
«Fino agli inizi di aprile sembrava andare tutto per il meglio, poi però mi sono ammalato ed ho dovuto saltare la Settimana Bergamasca per rientrare al Giro del Trentino. Sicuramente quella corsa mi ha permesso di svolgere un tipo di lavoro che mi ha poi consentito di arrivare in condizione al Giro d’Italia».
Quali saranno i tuoi angeli custodi durante il Giro?
«La nostra è una squadra di scalatori e se starò bene li avrò sicuramente al mio fianco, da Mazzanti a Tiralongo, aggiungendo poi Laverde, Gonzales, Perez Cuapio ed il giovane Pozzovivo. Tutti compagni bravi e leali».
A voi della Panaria non si può certo negare lo spirito corporativo e di gruppo. Nonostante non siate una squadra di Pro Tour, potete già vantare un palmarès invidiabile.
«Fino ad ora ci sta andando tutto bene. Speriamo di continuare. Siamo tutti giovani e fortemente motivati. Ancora una volta Bruno e Roberto Reverberi hanno visto bene ed hanno avuto ragione ad investire su questo gruppo».
Soffermandoci invece sui tuoi avversari, quali ritieni possano essere i nomi più accreditati per la vittoria del Giro?
«Saranno sicuramente i nomi che sono sulla bocca di tutti: Cunego, Simoni e Basso. Questi perlomeno saranno i tre principali. Subito dietro metto la coppia Liquigas, Garzelli e Cioni insieme a Honchar e, se starà bene, non trascurerei nemmeno Scarponi. Penso comunque che sarà un Giro molto bello perchè molto duro e ci sarà abbondante terreno dove dare battaglia».
Roberto Sardelli
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