Ballerini: il percorso del Giro è adatto ad Ivan Basso

| 05/05/2005 | 00:00
Un prologo in notturna, poi venti tappe per risalire l’ Italia fino a Milano: 3.498,15 chilometri per una maglia rosa. Il Giro che sabato sera comincia sul lungomare di Reggio Calabria, il ’chilometro più bello d’Italià secondo il vate D’Annunzio, parte come una rivincita tra Damiano Cunego e Gilberto Simoni. Ma potrebbe finire con una sorpresa. «Ivan Basso - dice il ct azzurro, Franco Ballerini - arriva con un’ ottima condizione. Ed è molto cresciuto nella capacità di gestione delle tre settimane di corsa. Se Cunego e Simoni facessero degli errori, potrebbe essere Basso ad approfittarne». Campione del mondo degli Under 23 nel ’98 a Valkenburg, terzo al Tour de France 2004, Basso è alla terza partecipazione al Giro d’ Italia. E su di lui puntano anche i ’bookmaker’. Per i quotisti della Snai infatti Cunego e Basso sono alla pari a 2,50. A puntare oggi 100 euro su Damiano o Ivan in maglia rosa il 29 maggio a Milano, se ne porterebbero a casa 250. Il ’vecchiò Simoni è subito dietro alla coppia del futuro, a 3,50. Per tutti gli altri, quote da appassionati del rischio: Honchar e Savoldelli a 12, Danielson e Garzelli a 20, Cioni a 25, Caucchioli e Scarponi a 33. «A livello di percorso - osserva Ballerini - questo Giro è disegnato bene per Ivan. E’ vero che nel finale ci sono salite dalla pendenza molto impegnativa, ma si è visto che Basso nell’ ultima settimana sta quasi meglio che all’inizio. Sicuramente sarà un osso duro, per la costanza e la voglia di esserci». Senza contare che questo Giro è diverso da quelli degli ultimi due anni: spariti gli arrivi in bianco e nero (o per velocisti o per scalatori), ecco che sono tornate di moda le tappe ondulate. «Quest’anno anche le tappe di pianura non saranno facili - dice il ct - E nel finale c’è da aspettarsi sorprese, perchè le due tappe di alta montagna con in mezzo la cronometro Chieri-Torino potranno dare fastidio a tanti. Senza contare che già con la Grosseto-Pistoia e la Lamporecchio-Firenze potrà cominciare la guerra psicologica». Quelle indicate dal ct azzurro sono le prime due tappe (settima e ottava) davvero difficili di un Giro pieno di trappole. E’ vero che a tenere cucito il gruppo spesso sarà la Fassa Bortolo per le volate di Alessandro Petacchi (a proposito, è dato favorito per la prima maglia rosa alla fine dei 1.150 metri del cronoprologo: sarebbe suggestivo il passaggio di consegne, visto che sul palco a far da premiatore ci sarà Mario Cipollini), ma è anche vero che il ProTour ha portato al Giro tante squadre che devono giustificare la loro presenza. E quindi, spazio alle fughe o ai colpi di genio di gente come l’ olimpionico Paolo Bettini o Danilo Di Luca. Per ora la rivoluzione del ciclismo voluta dalla Uci ha però portato solo problemi al Giro d’ Italia. L’ ultima grana per gli organizzatori è la protesta del sindacato internazionale dei corridori presieduto da Francesco Moser per il taglio del montepremi. Nessuno usa la parola sciopero, ma nella CPA si fa notare che il 21 aprile scorso l’ assemblea del sindacato fu unanime nel respingere l’ ipotesi di ogni taglio al montepremi. A quella assemblea parteciparono 87 corridori, con gente come Bettini, Di Luca, Pozzato, Pellizotti e Kirchen. Moser arriverà domani a Reggio Calabria e solo dopo il faccia a faccia tra i corridori ed il presidente del sindacato si potrà valutare la portata della protesta. Nella giornata di previgilia del Giro, mentre tutti cercano di passare il tempo con allenamenti più o meno intensi (misura media: tra i 110 chilometri di Cunego e Simoni e le due ore di Basso) passa nella rassegnata indifferenza generale il caso del portoghese Nuno Ribeiro, illustre signor nessuno.
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