Visconti: tappa in Turchia, poi tricolore e mondiale
| 13/04/2010 | 09:01 Ci ha provato due volte, si è fatto vedere e ha mosso la corsa; è scattato negli ultimi chilometri e ha costretto Greipel a ricucire il suo strappo. Giovanni Visconti ha corso bene ieir, perchè - fedele al suo temperamento - ha ben chiaro il senso del suo Giro di Turchia: “voglio provare a vincere”. Lo abbiamo incontrato stamane prima della partenza per raccogliere le sue impressioni e i suoi prossimi obiettivi. Giovanni, ieri nel finale di tappa hai lanciato una bella offensiva. “Sì, sono andato forte perchè mi sento bene. Nelle scorse settimane ho avuto un problema alla gamba che mi ha molto condizionato, tant’è vero che sono stato costretto a ritirarmi sia alla Tirreno-Adriatico sia alla Sanremo, dove ci tenevo a fare una bella gara. Ora il problema è superato e, complice anche il caldo, riesco a pedalare come voglio; anche domenica le gambe giravano nel modo giusto, ho chiuso con un ottimo tempo (11° a 17” secondi da Greipel ndr) su un tracciato duro e poco adatto a un brevilineo come me, e infatti basta leggere l’ordine di arrivo per capire il tipo di corridore indicato a vincere il prologo di Istanbul. Ieri ci ho provato due volte sull’ultima salita a dieci chilometri dall’arrivo: sono scattato e Greipel è venuto a prendermi; non so perchè si sia mosso lui e non la sua squadra, forse era preoccupato. Comunque devo dire che questo Tour mi piace perchè si presta molto a uno scattista come me”. Nei prossimi giorni dove pensi di attaccare? “Devo ancora decidere, come dicevo il percorso si adatta alle mie caratteristiche; studierò con cura le tappe e le altimetrie per scegliere il momento migliore per attaccare. Quello che è certo è che una tappa voglio vincerla, sono qui per questo, ma non sarà facile. Qualcuno può pensare che il Turchia sia una corsa semplice, si sbaglia: ci sono continui strappi, l’asfalto non è dei migliori e, rimanendo alla tappa di ieri, abbiamo fatto 1600 metri di dislivello. Non sono certo pochi”. Il tuo programma dopo il Giro di Turchia cosa prevede? “Di certo correrò il Giro dell’Appennino e il GP di Larciano, poi vediamo. Non nascondo che un pensiero al Giro d’Italia continuo a farlo, chi non lo farebbe! Quest’anno però sono contento perchè abbiamo già corso alla Tirreno-Adriatico e alla Sanremo, non male per una Professional nata solo l’anno scorso. E se non dovesse arrivare il Giro, pazienza: non sarà la fine del mondo e ci concentremo su altre corse perchè il mio obiettivo è arrivare competitivo al Campionato Italiano alla fine di giugno. Ho visto il percorso di Treviso: è impegnativo, con un chilometro e mezzo di salita dura, ma molto bello e voglio essere al massimo. Poi ho un altro obiettivo: il Mondiale in Australia. Proprio alcuni mesi fa ne parlavo con Franco Ballerini ed eravamo concordi nel ritenerlo un tracciato ideale per corridori come me”. Il titolo nazionale e il mondiale, quindi. “Diciamo di sì. Non sarà facile, ma dipende da me e io, ovviamente, ci voglio provare. La Nazionale bisogna guadagnarsela, mica arriva per caso. So che se vado forte ho le carte in regola per entrare in squadra. Il Tricolore invece è importante per tutti: per me, certo, e per la mia carriera; ma è fondamentale anche per la squadra, soprattutto per un team giovane come il nostro: avere in squadra il campione d’Italia vuol dire fare meno fatica nella ricerca di sponsor, oggi come oggi vitali per la sopravvivenza del movimento”. In questi giorni si stanno correndo le classiche; ti piacerebbe correrle ancora? “Le classiche sono spettacolari, assolutamente. Le ho corse gli anni scorsi insieme a Bettini (alla QuickStep ndr) e vorrei tornare su quelle strade, ma non mi preoccupo perchè ho 27 anni e ancora tanto tanto tempo per disputarle di nuovo e magari essere pronto a vincerne qualcuna”. Nelle scorse settimane si è parlato molto del ritorno alle gare di Riccò che, piaccia o non piaccia, divide le folle e fa sempre discutere. “Ti dico la verità: sono amico di Riccardo, è tornato forte e spavaldo com’era prima della squalifica, e sono contento che si scriva di lui. Ma mi fa sorridere come spesso le cose vengano trattate senza misura: Riccò è stato osannato prima della squalifica, poi nessuno ha avuto più interesse a ricordarlo e ora tanti giornalisti sono di nuovo pronti a parlare di lui. Che dire: è sicuramente un fenomeno giornalistico! Però ci vorrebbe maggiore equilibrio, io lo avrei lasciato stare per un po’ e avrei dato più spazio a tanti altri corridori di cui si scrive poco mentre invece meritano attenzione. Prendiamo Nibali: è un bravissimo ragazzo e un bravissimo corridore, ma secondo me non se parla abbastanza; stesso discorso per Gavazzi. Anch’io mi sento sottovalutato: in fin dei conti mi alleno come gli altri, non avrò vinto tanto ma ci provo ogni volta, cerco sempre di fare la mia gara e - se non di vincere - di piazzarmi il meglio possibile. Mi impegno e faccio il mio dovere. Io come tanti altri. Ecco, secondo me ci vorrebbe più equilibrio e si dovrebbe dare a tutti lo spazio che meritano, non solo perchè alzano l’indice di gradimento”. Tre nomi per il ciclismo del futuro “Oss, Felline e Sagan. Bravissimi. Oss in particolare, mi ha colpito molto e va davvero forte”. Come il Visconti di oggi, cui auguriamo di raggiungere presto i successi che insegue, magari già qui in Turchia. Sicuramente il prossimo ottobre in Australia, passando prima per Treviso.
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