| 28/01/2010 | 10:32 Si riapre il caso di Eugenio Bani, il giovanissimo (19 anni) toscano squalificato per due anni causa doping. Il procuratore capo dell’antidoping del Coni, Ettore Torri, ha raccolto l’appello del corridore (minorenne all’epoca dei fatti) e dei suoi genitori, ha riaperto il caso e ora il Tna (Tribunale Nazionale Antidoping) ha convocato Eugenio Bani per il prossimo 5 marzo.
Bani è stato trovato positivo alla gonadotropina carionica (un prodotto dopante) in un controllo effettuato il 24 giugno 2009 ai campionati italiani di Imola, è stato squalificato per 21 mesi il 17 dicembre 2009.
Lo scorso 15 gennaio Eugenio si era recato da Torri accompagnato dai genitori: la mamma signora Monica e il papà Fabrizio. Entrambi hanno fatto quadrato attorno al figlio. Quel giorno Eugenio ha ribadito al procurato dell’antidoping Ettore Torri tutto quello che aveva detto a settembre: circostanze, nomi, cognomi, medicine.
I genitori di Eugenio hanno anche affermato di essere stati lasciati soli dal mondo del ciclismo, che non ha per niente gradito la loro decisione di reagire alla squalifica. In concreto hanno ricevuto solidarietà soltanto da Ivano Fanini che ha ingaggiato Eugenio dopo la squalifica per la sua Amore & Vita-Conad perché crede nella buona fede del ragazzo e della famiglia.
La vecchia società, Ambra-Cavallini-Vangi, in un primo momento aveva minacciato di lasciare l’attività agonistica subito, poi per tutelare contratti e posti di lavoro, ha rinviato la decisione a fine 2010. Ora la famiglia Bani aspetta che il figlio abbia una riduzione di squalifica - o anche una sospensione, a norma di regolamento - mentre il mondo del ciclismo trema.
Il Tna non si è mai posto il problema di emettere sentenze che facciano discutere, vedi la squalifica di Da Ros per venti anni. La decisione di riascoltare Eugenio Bani dopo una sentenza di squalifica così lunga fa pensare che si potrebbe far luce su un sistema frequente nel ciclismo giovanile. Poiché si tratta di un ragazzo, il suo caso è destinato a fare da spartiacque.
da Il Corriere dello Sport - Stadio a firma di Nando Aruffo
Speriamo sia davvero la volta buona per far luce sul sistema "doping" attuato nelle categorie giovanili
28 gennaio 2010 12:57bloom
Il tna dovrebbe applicare le stesse pene comminate a Da Ros, a tutti quei dirigenti che hanno usato con troppa facilità le siringhe sui corridori juniores
A Nando....
28 gennaio 2010 14:49Bufalini
a Nandoooo...il mondo del ciclismo trema? Ma che dici...ne venissero fuori uno al giorno di questi casi almeno un pò di escrementi ce li togliamo di torno (almeno nel ciclismo giovanile)!
A. Bufalini
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