Il Papa e il ciclismo

| 03/04/2005 | 00:00
L'amore di Papa Wojtyla per lo sport ed i valori in esso insiti, quale espressione della festa e della primavera di vita che è la giovinezza, ha trovato sempre una interfacie spontanea con il mondo umile, e naturalmente credente, del ciclismo. Ci pare giusto ricordare l'omaggio reso a Gino Bartali appena scomparso, nell'atto di udienza offerta alla carovana del Giro nel 2000. E quella particolare simpatia verso l'Amore&Vita di Ivano Fanini, benedetta dal '99 ad oggi, ad ogni inizio stagione, e verso quel primo corridorino polacco suo corregionale, Artur Krzeszowiec... Ma ci piace illustrare ancor più, ad esaltare quella lezione morale che dall'arena dello sport non dovrebbe mai venir meno, l'attestato speciale tributato nel novembre 2001 a Papa Giovanni Paolo II. Quel Memorial Bardelli di Pistoia, unico riconoscimento nel mondo dedicato a chi abbia compiuto atti tangibili contro il doping nello sport, che al Santo Padre fu consegnato per il messaggio etico profondo presente nel Manifesto dello Sport, redatto in occasione del Giubileo degli Sportivi 2000. E fu un premio secolare, quello. Ma di certo, a saper ben leggere il senso della vita, per oggi e per sempre supremamente religioso. Gian Paolo Porreca
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