La Castellina, anche i diesse juniores a convegno

| 21/11/2009 | 19:22
Al convento carmelitano di Santa Lucia alla Castellina, dopo il meeting dell’Adispro di ieri, si è svolto oggi il 1. convegno dei direttori sportivi juniores, un momento di incontro per capire come migliorare la propria posizione all’interno della squadra per esser ancor più efficaci con i loro giovani atleti. A questo proposito è stato presentato loro il metodo “Doping Ecologico” di Omar Beltram, il “motivatore” di vari atleti tra i quali Marco Pinotti e Noemi Cantele. Alla platea numerosa è stato dunque illustrato il suo libro portando Laura Bozzolo e Vera Carrara come testimoni dell’efficacia del metodo.
«Il doping ecologico è fornire l’alternativa all’atleta e non lottare contro il doping perché ho capito che potevo utilizzare le basi della meccanica quantistica per migliorare le performance: invece di usare l’energia negativa (lotta, via al doping) uso quella positiva (alternativa) che peraltro è più forte - ha spiegato Beltram - è la mente che rinforza l’allenamento e la prestazione perché ad avere un grosso influsso su di essa è proprio lo stato psicologico del ragazzo. Per riuscire ad ottenere molto dunque, i direttori sportivi devono riuscire a investire più tempo per dialogare e capire i propri atleti».
A questo proposito sono stati vari gli interventi dei presenti che hanno esposto alcune problematiche che li portano a non avere o avere solo in parte questo tipo di approccio con gli atleti: l’età avanzata e la mancanza di ricambio generazionale dei tecnici che anche tecnologicamente possono essere più vicini agli juniores e con una mentalità più aperta, il poco tempo a disposizione ritagliato tra famiglia e lavoro che, a differenza di chi lo fa per professione, non è così tanto da permettere un dialogo più ampio con il proprio team.
«Spesso ci trattano come numeri, come cose e non come persone - hanno detto la Bozzolo e la Carrara - abbiamo sentito la mancanza di un rapporto più stretto».
Ecco dunque che la platea però ha riposto dicendo che la figura in questo senso più vicina agli atleti è il massaggiatore, che avendo a disposizione più tempo riesce dunque a stabilire un contatto di dialogo ed aiuto.
«Solitamente si pone più attenzione al problema piuttosto che alla soluzione sottraendo energia utile proprio per trovare la soluzione - ha spiegato Beltran - per riuscire ancor meglio nel dialogo, poi, serve tanta empatia cioè il riuscire a mettersi nei panni dell’altro, importante per trovare un ambiente giusto per far crescere gli atleti mettendoli nelle condizioni di dare il massimo. Bisogna stare attenti però che a volte parlare non corrisponde con il comunicare e per questo occorre trovare la frequenza giusta per poter comunicare agli juniores e perché loro possano ricevere e comprendere. Occorre anche essere consapevoli che se l’altra persona non capisce non sempre è colpa sua ma può essere anche la nostra linea d’onda che non è corretta ed è dunque del ds in questo caso, la responsabilità di sintonizzarsi bene affinchè l’ascoltatore possa ricevere. Se si ascolta bene si trova la soluzione nella maggior parte dei casi. Uno dei trucchi per farsi capire è creare l’ascolto attivo ovvero creare dei feed back sapendo bene che la magia della comunicazione va per step ben definiti: calibrazione, ascolto, ricalco, rapporti, comune unione empatia, guida. In ultimo creare l‘esclusività del discorso e dell‘attenzione tra interlocutore ed ascoltatore è la ciliegina sulla torta per riuscire completamente».
Per far capire bene questo passaggio Beltran ha dunque proposto vari elementari esercizi a piccoli gruppi provando il trinomio del comunicare, ascoltare e capire. Questo tipo di lavoro però riporta molto alla mente ciò che facevano e fanno tutt’ora coloro che il ciclismo lo amano e che riescono ad essere un po’ attenti ai ragazzi dei quali hanno la responsabilità, tanti personaggi tra i quali di certo spiccano i grandi Martini, Giannetto Cimurri o Cavanna che pur essendo cieco vedeva bene qual’era il da farsi con Coppi non solo con i suoi muscoli, uomini che sapevano ascoltare ma che sapevano anche come avvicinarsi e trattare i propri uomini, presi ad esempio da tutti.

Laura Guerra
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