Dalla Corte: caro direttore, resta solo la radiazione
| 30/07/2009 | 09:31 Carissimo direttore, sono mesi che non intervengo sulle varie argomentazioni che hanno interessato il mondo del ciclismo, questo per problemi di salute legati a mia figlia che è in via di guarigione. Durante il Tour de France, i mass media comunicano l’ipotesi di una positività di Danilo Di Luca al Giro del Centenario, la cosa mi colpisce moltissimo perché ho sempre giudicato Di Luca persona intelligente, quindi pensare che Di Luca possa aver commesso una leggerezza simile mi lascia alquanto basito. Mi domando, il mondo del ciclismo vuole realmente uscire dalla piaga del doping? Le ultime notizie di mercato danno per tesserati Riccò, Sella e Muraglia. Bene allora cosa raccontiamo alle giovani leve? Cosa spieghiamo a quei corridori magari puliti (la mano sul fuoco non la si può mettere per nessuno) che non trovano squadra solo perché vengono ripescati quei corridori che erano stati sospesi per due anni? La radiazione è l’unica arma possibile per cercare di allontanare l’ombra del doping dal ciclismo, la radiazione deve essere totale, gli ex professionisti squalificati per doping non devono neanche poter essere tesserati con squadre amatoriali. A fine stagione agonistica vediamo quanti sponsor avranno voglia di continuare o voglia di entrare a far parte di questo mondo. Negli anni addietro abbiamo avuto fior di sponsor, ma questi appena hanno visto cosa stava per accadere hanno abbandonato, e ho la percezione che a fine anno altri lasceranno. Quindi a chi ha orecchie per sentire, dico che è ora di lanciare segnali importanti in materia di doping. A Danilo Di Luca auguro che le controanalisi risultino negative in modo da non rovinare una carriera umana e sportiva. Come al solito appena pubblicherai questa mia, qualcuno si precipiterà a telefonarmi per dirmi che le cose non stanno proprio cosi: bene attendo quelle telefonate, perché il ciclismo è la mia passione, non il mio lavoro, quindi non è boicottandomi che riuscirete a tapparmi la bocca. Ai ragazzi che non fanno uso di sostanze vietate, dico di crederci sempre, il tempo darà loro ragione.
Caro Della Corte,
sono completamente d'accordo con lei e mi sembra di aver letto proprio su questo forum tanti interventi di appassionati che la pensano allo stesso modo!
La radiazione sportiva è l'unica arma che ancora ci è rimasta per combattere il mostro del doping, è una misura drastica ma alla quale si dovrebbe arrivare dopo le tante, troppe delusioni ricevute dai nostri ipocriti "ex-campioni"!
Spero che nelle Alte Sfere qualcuno possa dar seguito alle sue richieste,
Francesco Grandi
pienamente daccordo
30 luglio 2009 10:50ciba
caro Direttore, sono pienamente daccordo con quanto da Lei affermato e forse sarei anche più duro contro chi non ha capito che è ( da tempo ) arrivato il momento di voltare pagina.
sig. Dalla Corte
30 luglio 2009 10:51ciba
mi scuso per averla chiamata erroneamente Direttore sig. Dalla Corte
30 luglio 2009 11:32wanna
Signor Della Corte,
le telefonerei volentieri per dirle quello che penso realmente di questa piaga del doping, e di tutto quello che gira intorno, come faccio a rintracciarla?
radiazione
30 luglio 2009 11:37cavallopazzo
Mi scusi, ma come si può considerare Di Luca una persona intelligente visto che la sua carriera è sempre stata circondata da più di un dubbio, dalla vicenda Santuccione, fino a quelle analisti stranissime dopo lo Zoncolan? Stessa cosa per Rebellin, quando si è saputo della sua positività, sono caduti tutti dal pero, quando era già finito in un'inchiesta doping con tanto di video che registrava i suoi acquisti sospetti. Intorno al ciclismo c'è un velo di omertà e compiacenza che non ha confini, compresi i giornalisti rai che ogni volta si sprecano in condanne che sanno tanto di fasulle. Ricordo ancora quando si parlò delle confessioni di un ciclista francese e subito giornalisti e ciclisti a dire che quello sparava menzogne solo per farsi pubblicità quando invece quelle confessioni contenevano chissà quante verità.
Ora si parla di nuove sostanze, di metodi molto efficaci per superare i controlli, quindi sembra che esista un vortice senza fine.
la radiazione mi sembra un primo passo.
Compresa quella dei direttori sportivi.
Guardatevi qualche carta di indagini doping, si scoprono delle belle cose...per esempio quel Ferretti tanto apprezzato da tutti come esempio di direttore sportivo.
Concordo , sui DS
30 luglio 2009 12:06discesaesalita
Si caro amico, sono pienamente d'accordo con tè, si è dato a suo tempo ed ora gra pregi anche per direttori sportivi per le vittorie ottenute, mentre ci sono altri direttori molto più umani e sensibili alla questione che non sono neppure valutati, dovete mettervi d'accordo chi è bravo ? chi dopa o autorizza facendo lo struzzo oppure chi combatte parla e cerca di aiutare questi ragazzi al cambiamento di mentelità al prezzo di ottenere pochissimi risultati? questo modo di lavorare ripaga' no assolutamenti e in primis dai telecronisti rai, dalla stampa tutta, che valuta solo i risultati, e non va sotto per vedere chi è serio e fa sacrifici in questo sport.
Non concordo
30 luglio 2009 12:23matteoromano
Non credo che la radiazione sia la cosa giusta. Non a caso negli stati americani in cui vige la pena di morte, il numero dei crimini è addirittura superiore agli altri. Il problema non è nella pena, più o meno dura, il problema è nella mentalità non del ciclismo, ma della nostra società. Non c’è molta differenza tra un ciclista dopato e i nuotatori che indossano due costumi per andare più forte, o il calciatore che simula in area per ottenere un rigore, o l’automobilista che infrange i limiti di velocità, o del commerciante che non emettendo lo scontrino evade il fisco, o del cittadino che non chiede la fattura perché costa meno, o del politico che fa favori o dell’imprenditore che li chiede. Pur essendo campi diversi tutti i protagonisti di questi esempi barano, esattamente come il ciclista dopato. A questo punto, per coerenza, se vogliamo la linea dura verso chi bara nel ciclismo dovremmo volerla verso tutti coloro che barano nel loro campo, ma in quei casi saremmo ancora così forcaioli ?
radiazione
30 luglio 2009 12:27fabio68
Sono d'accordo col Sig. Dalla Corte: l'unicomezzo per battere il doping è la radiazione. Se sbagli non devi correre più. Adesso non possiamo neanche appassionarci ad un ciclista senza avere il sospetto che sia tutta farina del suo sacco!
LE RADIAZIONI A VITA ULTIMA RISORSA PER RIPULIRE IL CICLISMO
30 luglio 2009 12:31renzobarde
La radiazione diventa INDISPENSABILE applicarla d'ora in avanti e magari con effetto retroattivo per evitare che nel ciclismo, con funzioni le più diverse ( manager, direttore sportivo, massaggiatore, o altro) pullulino persone che ne hanno combinate di cotte e di crude, che sono stati colti in fragrante , che hanno mentito ed ingannato, e che quindi A VITA devono cambiare mestiere e lavoro. Non ci sono ormai alternative. Se vogliamo guardare al futuro , dobbiamo partire da un presente che si caratterizzi per FERMEZZA E CONVINTA ETICITA', senza guardare in faccia a nessuno, ma solo al NOSTRO CICLISMO DA RIGENERARE. Renzo Bardelli www.renzobardelli.it
Tuttobici:raccogli le firme per radiare chi si dopa!
30 luglio 2009 12:37ciclismoreale
Si alla radiazione alla prima positività.E poi basta con questi Team Manager che non hanno finito la terza elementare e poi si trovano a fare i dirigenti!!!ci vuole gente preparata,che magari esca dalle università con una laurea...
D'accordo con cavallopazzo
30 luglio 2009 13:26Ruggero
Ha detto cose giustissime,radiazione anche per i direttori sportivi a cominciare da quelli non vedenti che durante il giro dello scorso anno non si sono accorti che i loro corridori fornivano prestazioni assolutamente non reali per poi fingersi indignati una volta scoperti con le mani nella marmellata.
Per quanto concerne Rebellin e Di luca dopo una carriera sempre sul filo del rasoio sono cascati.
Nazionale
30 luglio 2009 14:5353x13
Caro tuttobiciweb,
oltre che parlare di radiazione SI o NO vorrei, tramite la vostra rubrica lanciare un'idea, sentire i commenti degli addetti e degli appassionati e cercare di farla arrivare più in alto possibile.
Perchè non escludere da tutte le nazionali gli atleti trovati positivi? E' vero che scontando la squalifica si sono riabilitati ma resta il fatto che hanno imbrogliato: colleghi, tecnici, appassionati e la Federazione Ciclistica Italiana dando del nostro sport, del nostro Paese una cattiva immagine nel Mondo. Questi imbroglioni dovrebbero esser privati per sempre dell'onore di vestire l'azzurro. Sarebbe una scelta forte anche da parte della Federazione che a parole tanto dice di voler fare nella lotta al doping.
Cosa ne pensate?
30 luglio 2009 14:54pickett
Senza arrivare alla radiazione ,sarebbe sufficiente una squalifica di 4 anni,ma senza sconti e senza scappatoie.Mi pare che anche l'UCI ne avesse parlato,poi é finito tutto in una bolla di sapone.4 anni di squalifica a mio avviso stroncherebbero la carriera anche di un corridore di 20 anni,e sarebbero un deterrente serio.Qualche giorno fa,sulla tv belga di lingua francese,Tchmil faceva notare che per colpa del Signor Riccò la Saunier Duval ha chiuso bottega,60 padri di famiglia sono rimasti senza lavoro,mentre il buon Riccardino tra pochi mesi tornerà tranquillamente a correre e a guadagnare una barca di soldi.
x pikett
30 luglio 2009 15:27overend
sono d'accordissimo con te... quattro anni al primo controllo positivo, radiazione al secondo... altro che perdonismo a questi personaggi.
paolo
NO RADIAZIONE.......
31 luglio 2009 08:14trentiguido
Dopo circa un anno eccoci qui di nuovo a parlare di RADIAZIONE. Io come già scritto molto tempo fà, ed usando all’incirca gli stessi esempi azzeccati del Sig. matteoromano, sono assolutamente contrario a questo tipo di punizione così drastica, ma condivido l’idea che si deve cambiare la mentalità, non solo del ciclismo, ma dell’intera società che gli sport ormai rispecchiano. E’ insegnando ai giovani, educandoli a rispettare le regole, ma soprattutto a volersi bene, che con il tempo questa brutta piaga potrà sparire. Ma l’esempio deve venire da tutti noi, sia nella vita quotidiana che in quella sportiva, solo così a mio avviso il problema potrà essere sconfitto definitivamente. Certo ci vuole tempo, pazienza, costanza, lealtà, ma se mai si comincia mai otterremo risultati. Sono cmq convinto che tutti nella vita possono sbagliare, e certamente dopo aver pagato con pene adeguate e severe, tutti noi abbiamo diritto ad una seconda possibilità!! Buona giornata www.guidotrenti.it
Corsi e ricorsi storici
31 luglio 2009 10:20Fausto62
La storia del doping dovrebbe insegnare che l'argomento non può essere liquidato dividendo l'opinione pubblica in 2 fazioni: favorevoli o contrari alla radiazione. Chi afferma che il problema è intrinsecamente legato alla vita comune della nostra società non è lontano dalla verità, tuttavia dovrebbe anche ricordarsi che il doping è un problema vecchio di almeno 200 anni. A conferma di questa affermazione potete fare riferimento a questa pagina di Wikipedia http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_doping_cases_in_cycling ove si racconta che già a metà del 1800 si faceva uso di sostanze per migliorare le prestazioni (allora non si potevano definire doping in quanto non esisteva un elenco di sostanze proibite) e si narra di un tal Choppy Warburton che viene a tutt'oggi identificato come l'istigatore all'uso di sostanze dopanti. Credo si possa affermare che la società di oggi sia profondamente diversa da quella presente alla fine del 1800 ma sia allora che oggi, come un tratto di unione, è presente il problema doping. Personalmente non posso affermare che la radiazione sia la soluzione al problema tuttavia ritengo che oggi le pene non siano sufficientemente severe per contrastare l'uso di sostanze proibite, così come non lo sono nella nostra società. Sono fortemente convinto che ci sia necessita di una maggiore etica sociale e sportiva e che per ottenerla, a volte forse, occorra usare il pugno di ferro.
Fausto Piccinini
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