L'Uci e un mondiale che ha bisogno di un lifting

| 22/03/2009 | 09:08
tuttobiciweb.it ne ha dato per primo la notizia a livello mondiale, tuttoBICI ha dato seguito alla stessa attraverso una approfondita inchiesta: stiamo parlando del progetto di modifica del calendario del campionato del mondo.
A tale riguardo, Enrico Carpani, capo ufficio stampa dell’Uci ha voluto rilasciare a tuttobiciweb.it una puntualizzazione estremamente importante e chiarificatrice: «Confermo che è al lavoro un gruppo di studio, che ha il compito di suggerire soluzioni per una sorta di lifting del campionato del mondo. Ma al tempo stesso escludo nel modo più assoluto e categorico che l’Uci abbia nelle sue intenzioni quella di togliere il mondiale alle Federazioni nazionali. Sarebbe un autogol incredibile. Ma allo stesso tempo c’è bisogno di qualcosa di nuovo».
E ancora: «Intanto ribadisco che a partire dal 2011 i campionati del mondo juniores torneranno a disputarsi insieme a quelli dei professionisti, donne e dilettanti, anche per un discorso di ottimizzazione dei costi e degli investimenti. C’è poi allo studio l’idea di aprire la settimana della rassegna iridata con una prova a cronometro a squadre riservata ai club. Avremmo così una settimana completa – da domenica a domenica – con i professionisti più forti ad aprire e chiudere la manifestazione iridata in modo da garantire una visibilità anche alle squadre di club in una rassegna importante come è appunto quella mondiale. Ho letto con attenzione i suggerimenti di molti tecnici sulle pagine di tuttoBICI: l’Uci sarebbe ben lieta se tornasse la 100 km come da alcuni auspicato, ma oggi quante federazioni sono disposte ad investire su questa specialità? L’interesse dei club, invece, è concreto e su questo progetto si sta lavorando, ma l’Uci è pronta a ricevere qualsiasi suggerimento».

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COMMENTI
OCCORRE UN DIBATTITO VERO ED APPROFONDITO
22 marzo 2009 10:37 renzobarde
L'UCI approfitta indubbiamente della pochezza culturale e sociale delle singole fderazioni ciclistiche nazionali , di cui quella italiana è in qualche modo l'emblema negativo. In uno scenario ristagnante, l'UCI da Verbruggen in poi cerca di rianimare un ciclismo "morte eticamente". Non riuscendo nè volendo affrontare di petto la questione doping ( anche se ora disponendo del DNA ematico può fare quel che vuole....), si dedica al business. Ed allora occorrono idee e progetti da contrapporre alla "linea business" : se "Tuttobici " rivista mi ospiterà, in quella sede potrò esprimere il mio parere di sportivo impareggiabilmente etico quale sono e mi professo convintamente. Renzo Bardelli www.renzobardelli.it

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